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Lo sai che? Se il vicino installa un gazebo troppo… vicino

Lo sai che? Pubblicato il 29 marzo 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 29 marzo 2017

Il rispetto delle distanze minime vale anche se il proprietario del gazebo ha ottenuto il permesso di costruire del Comune.

Non basta una concessione edilizia per costruire dove si vuole: il rispetto delle distanze minime dal confine è un obbligo che si aggiunge a quello di richiedere la licenzia edilizia e l’uno non implica l’automatico rispetto dell’altro. Quindi, chi vuol costruire un gazebo vicino al confine di un terreno, di un balcone o di un’altra abitazione deve rispettare il limite – previsto dal codice civile – di tre metri anche se ha giò ricevuto, per tale costruzione, il permesso del Comune. Con la conseguenza che il gazebo troppo vicino si può far rimuovere entro 20 anni. Dopo di ché può scattare l’usucapione del diritto a costruire a distanza “ravvicinata”. Di tanto abbiamo già parlato nell’articolo Gazebo del vicino, come farlo rimuovere, ma è bene chiarire meglio il concetto ricorrendo al classico esempio.

Immaginiamo che il nostro vicino di casa abbia costruito un gazebo a soli due metri di distanza dal nostro balcone, togliendoci luce e aria. Da subito gli facciamo presente che la costruzione ci dà fastidio e chiediamo gentilmente di spostarla ad una distanza meno limitante per noi. Il vicino, però, non ci dà ascolto: anzi, «per realizzare il gazebo» – ci dice – «ho chiesto e ottenuto tutte le autorizzazioni necessarie dal Comune; è naturale quindi che il Comune, prima di concedere il permesso di costruire, abbia già valutato che la distanza dalle altre abitazioni e dai balconi dei vicini fosse conforme a legge». Dal canto nostro la cosa non quadra e sospettiamo ci sia un errore, perché il codice civile fissa la distanza minima tra costruzioni in 3 metri, e non in 2 com’è di fatto.

Chi ha ragione? Il nostro vicino di casa? secondo cui, una volta ottenuta la concessione edilizia (oggi chiamata «permesso di costruire») il proprietario ha fatto tutto ciò che gli compete; pertanto ogni responsabilità per la eventuale violazione delle norme va fatta valere nei confronti del Comune, ma la costruzione è comunque “salva”? Oppure noi che, comunque, vogliamo il rispetto delle distanze minime e quindi esigiamo la demolizione o lo smantellamento del gazebo?

La soluzione adottata dalla giurisprudenza in casi simili è sempre conforme al seguente principio: un gazebo che, pur avendo ottenuto l’autorizzazione amministrativa del Comune, non rispetta il limite minimo di 3 metri dall’abitazione del vicino, deve essere rimosso.

L’Amministrazione, nel rilasciare la licenza edilizia, è tenuta solo a verificare il rispetto delle norme urbanistiche e non quelle civili (in cui rientrano quelle sulle distanze minime dal confine). Pertanto la parte lesa può agire in tribunale, per ottenere la demolizione della costruzione.

Se il vicino costruisce un gazebo… troppo vicino, magari accanto alla nostra abitazione o davanti al balcone, comunque al di sotto delle distanze obbligatorie, possiamo chiederne la rimozione. Una cosa è infatti il rispetto delle norme di diritto amministrativo – che richiedono l’ottenimento del permesso di costruire dal Comune – e la cui violazione può essere fatta valere dalle autorità (eventualmente con un procedimento penale per abuso edilizio), un’altra è il rispetto della normativa civilistica sul rispetto delle distanze dal confine, la cui violazione può essere fatta valere solo dal privato interessato, la cui abitazione sia compromessa dalla costruzione “ravvicinata”. Se quest’ultimo non si muove per 20 anni, il diritto a costruire vicino al confine si acquisisce ufficialmente con usucapione.


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