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Tacco difettoso: come farsi risarcire in caso di caduta

29 marzo 2017


Tacco difettoso: come farsi risarcire in caso di caduta

> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 marzo 2017



Una donna cade a terra e si fa male per la rottura improvvisa del tacco della scarpa: il fabbricante degli stivaletti condannato a risarcire i danni fisici, ma non quelli morali.

La responsabilità per prodotti difettosi si estende a qualsiasi tipo di oggetto: anche a un paio di scarpe coi tacchi per donna. Così se il tacco si scolla all’improvviso e provoca la caduta di chi li indossa, il fabbricante è considerato responsabile e deve risarcire tutti i danni fisici. Oltre ovviamente al costo della scarpa. Non sono invece dovuti i danni morali perché, per questi, è necessario individuare una specifica «colpa» del costruttore, cosa che invece non ricorre nel tipo di responsabilità per prodotti difettosi, trattandosi di una responsabilità di tipo «oggettivo», ossia che scatta a prescindere da qualsiasi colpa dell’azienda, ma per il semplice fatto che l’evento si è prodotto. È quanto chiarito dal Tribunale di La Spezia [1] con una sentenza sempre attuale. Ma procediamo con ordine.

Tacco difettoso: il produttore della scarpa risarcisce in caso di caduta

Il codice del consumo stabilisce una responsabilità del produttore per tutti i difetti della merce venduta. In particolare questi risponde dei danni provocati per l’imperfetta costruzione di un prodotto che non offre la sicurezza normalmente insita negli altri esemplari della medesima serie.

Sulla scorta di tale principio, il giudice ha stabilito che il fabbricante di un paio di stivaletti da donna è responsabile per i danni da lesioni personali subiti dall’acquirente dei medesimi, per una caduta causata dalla rottura di un tacco difettoso.

Nel caso di specie, un produttore di calzature è stato ritenuto responsabile per le lesioni personali subite dall’utilizzatrice rovinosamente caduta per strada a causa della rottura del tacco di uno stivaletto. In forza di ciò la donna è riuscita ad ottenere il risarcimento dei danni fisici, ma non quelli morali.

Quando un prodotto è difettoso?

Un prodotto è difettoso quando non offre la sicurezza che ci si può legittimamente attendere tenuto conto di tutte le circostanze, tra cui:

  • il modo in cui il prodotto è stato messo in circolazione, la sua presentazione, le sue caratteristiche palesi, le istruzioni e le avvertenze fornite;
  • l’uso al quale il prodotto può essere ragionevolmente destinato e i comportamenti che, in relazione ad esso, si possono ragionevolmente prevedere;
  • il tempo in cui il prodotto è stato messo in circolazione.

Un prodotto non può essere considerato difettoso per il solo fatto che un prodotto più perfezionato sia stato in qualunque tempo messo in commercio.

Un prodotto è difettoso se non offre la sicurezza offerta normalmente dagli altri esemplari della medesima serie.

 

Nel concetto di «difetto» può rientrare, innanzitutto, proprio il vizio materiale di fabbricazione o costruzione in senso stretto, il quale rendendo insicuro il prodotto, sotto il profilo di un’anomalia nel funzionamento, è suscettibile di provocare un danno. Tali vizi di costruzione possono colpire uno o più esemplari isolati di prodotti di serie, a causa della disfunzione occasionale di una macchina o della negligenza di un addetto alla fabbricazione o al controllo; oppure a monte del vizio di fabbricazione possono esserci vizi di progettazione che necessariamente colpiscono l’intera serie prodotta.

Possono essere considerati dei difetti le seguenti fattispecie: scoppio a terra (anziché in aria) di un fuoco d’artificio difettoso con conseguenti lesioni per l’utente; rottura-cedimento, in un motociclo, del sistema sterzante per erroneo fissaggio del manubrio; anomalie dell’impianto frenante dell’autovettura; cedimento di due pioli della scala usata da un giardiniere; rottura del tacco di uno stivaletto non correttamente collegato al fondo della scarpa; nocività degli alimenti a causa di un vizio di produzione.

 

 

Tacco difettoso: come farsi risarcire in caso di caduta

L’onere della prova del difetto spetta all’acquirente. Sarà questi a dover dimostrare che la colla o i chiodi con cui era saldato il tacco alla scarpa sono venuti meno non per un uso improprio ma per un vizio al momento della fabbricazione. Sarà opportuno indicare anche la data di acquisto del prodotto, benché la garanzia per prodotti difettosi spetti per due anni. Secondo diversi tribunali non è necessario conservare lo scontrino quale prova di acquisto, essendo quest’ultimo un documento necessario solo ai fini fiscali. Ben potrebbe allora valere una prova per testimoni.

note

[1] Trib. La Spezia, sent. del 27.10.2005.


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