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Separazione tra coniugi: come farla da soli e risparmiare

29 marzo 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 marzo 2017



Non tutti lo sanno, ma la separazione consensuale tra coniugi si può fare anche da soli, cioè senza l’assistenza di un legale, in tribunale o al comune.

 

Se i coniugi hanno fretta di separarsi, ed hanno raggiunto un accordo sulle questioni più importanti, possono farlo da soli, depositando (senza bisogno di un avvocato) un ricorso in tribunale o una dichiarazione di separazione in comune; al comune, però, è possibile solo laddove non vi siano figli minori o questioni patrimoniali da affrontare.

 

Su quali questioni i coniugi devono accordarsi?

Nel momento in cui i coniugi decidono di separarsi devono definire alcuni aspetti della loro nuova vita da soli, tra cui:

  • l’assegnazione della casa coniugale e degli altri (eventuali) beni mobili ed immobili di proprietà;
  • l’importo dell’eventuale assegno di mantenimento per il coniuge che non lavora (il cui calcolo è possibile anche online attraverso un apposito strumento);
  • l’affidamento dei figli e l’importo dell’assegno di mantenimento in loro favore (qualora vi siano e siano minorenni o siano maggiorenni ma non ancora economicamente autosufficienti);
  • nonché tutte le questioni attinenti alla gestione della prole (per esempio le date degli incontri, le condizioni in cui devono avvenire, ecc.).

Se i coniugi riescono a trovare un accordo su queste questioni più delicate ed importanti possono decidere di separarsi anche da soli depositando un ricorso in tribunale o una dichiarazione di accordo di separazione in comune.

 

Come si deposita, senza avvocato, il ricorso in tribunale?

La coppia deve predisporre un ricorso congiunto, ovvero un atto nel quale (oltre a riportare i propri dati anagrafici) chiarisce precisamente tutte le condizioni alle quali ha deciso di separarsi, affrontando i temi di cui abbiamo parlato prima.

Il ricorso (che deve essere sottoscritto da entrambi i coniugi per accettazione delle condizioni) va depositato nella cancelleria del tribunale competente per le iscrizioni a ruolo (precisamente la sezione famiglia), insieme ad un modellino (cosiddetto nota di iscrizione a ruolo o easy nota) che si scarica da internet e si compila e al contributo unificato di 43 euro, acquistabile in tabaccheria.

Al ricorso bisogna allegare:

  • il certificato di matrimonio, da richieste all’anagrafe del comune in cui il matrimonio è stato celebrato;
  • lo stato di famiglia di entrambi i coniugi;
  • la fotocopia fronte – retro della tessera sanitaria e di un documento (valido) di identità di entrambe le parti.

Dopo qualche mese (i tempi variano in funzione del tribunale) sarà fissata un’udienza innanzi al presidente del tribunale che sarà comunicata alle parti presso la loro residenza (con il servizio postale) oppure all’indirizzo di posta elettronica certificata (pec); è consigliabile, in ogni caso, recarsi, di tanto in tanto, presso la cancelleria per verificare se la data è stata fissata.

Il giorno dell’udienza i coniugi si devono presentare personalmente nell’aula del tribunale, il presidente (per legge) tenterà una conciliazione e, preso atto che le parti non intendono ricongiungersi, verbalizzerà la loro volontà di separarsi alle condizioni già scritte nel ricorso ed emetterà il provvedimento presidenziale.

Successivamente, il collegio omologherà l’accordo ed il decreto sarà trasmesso al comune affinché lo trascriva a margine dell’atto di matrimonio.

I coniugi potranno chiedere una copia autentica dell’atto di separazione presso la cancelleria del giudice.

Attenzione, però, non tutti i tribunali consentono la separazione senza avvocato!

  

In quali casi posso separarmi in comune?

La procedura di separazione attraverso la presentazione dell’accordo in comune [1] è sicuramente più snella e veloce ma si può fare solo in pochi casi:

  • in assenza di figli minorenni o maggiorenni disabili o economicamente non autosufficienti;
  • in assenza di questioni patrimoniali (es. assegnazione di casa coniugale, divisione di beni mobili…).

Solo in questi casi i coniugi possono recarsi direttamente dinanzi allufficiale di stato civile del comune di residenza (di entrambe le parti, di almeno una delle due, o in alternativa del luogo in cui è stato celebrato o trascritto il matrimonio), con o senza avvocato, e sottoscrivere un accordo di separazione personale (o di divorzio) o di modifica delle condizioni precedentemente stabilite.

Il sindaco, o un suo delegato, dopo aver ricevuto le dichiarazioni delle parti, e non prima di trenta giorni dalla ricezione, invita gli stessi a comparire di fronte a sé per la conferma definitiva degli accordi.

Se le parti non si presentano presso il comune nel giorno stabilito, l’assenza equivale alla mancata conferma dell’accordo che, quindi, perderà efficacia; questo renderà necessaria l’instaurazione di una nuova procedura.

Alla comparizione seguiranno gli stessi effetti dell’omologa del tribunale, con annotazione sull’atto di matrimonio.

note

[1] Art. 12, L. n. 132 del 13.9.2014.

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