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Dopo quanto tempo un malato ha diritto ad essere operato?

29 marzo 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 marzo 2017



Il Piano di contenimento delle liste di attesa fissa dei tempi massimi a seconda della patologia e della gravità. Con tanto di classi di priorità.

«Lei è un paziente che non ha pazienza. Che paziente è? Abbia pazienza!» Se non fosse perché, a volte, le lunghe liste di attesa per un intervento chirurgico mettono a repentaglio la vita delle persone, si potrebbe anche sorridere con questa battuta di Totò. Riso amaro, perché spesso quella chiamata che si aspetta dall’ospedale per risolvere un problema in sala operatoria arriva più tardi del previsto.

Tuttavia, un malato ha diritto ad essere operato entro un certo tempo, stabilito dal Piano nazionale di governo sul contenimento delle liste d’attesa (Pngla), approvato dal Ministero della Salute e dalle Regioni, con la mediazione dell’Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari.

Il piano stabilisce dei tempi massimi di attesa in base alle patologie e al percorso diagnostico terapeutico (il cosiddetto Pdt) che il paziente deve seguire prima e dopo l’intervento: visite specialistiche, esami, intervento chirurgico, degenza, eventuale riabilitazione, ecc.

Naturalmente, non tutti gli interventi sono uguali: alcuni richiedono tempi più stretti, altri – per quanto necessari – possono aspettare. Alcuni vengono eseguiti in base ad un tempo di attesa prestabilito, altri in base ad una classe di priorità che determina il tempo massimo entro il quale il malato ha diritto ad essere operato. Cominciamo dalle classi di priorità e, più avanti, vedremo le due aree che comprendono le malattie più gravi (oncologiche e cardiache) su cui il Piano nazionale di contenimento delle liste di attesa ha stabilito dei tetti ben precisi.

Tempi per essere operati: quali sono le classi di priorità

Le classi di priorità definiscono, appunto, dopo quanto tempo un malato ha diritto ad essere operato. Variano a seconda della gravità dei casi:

  • classe A: prevede il ricovero entro 30 giorni per i casi clinici che potenzialmente si possono aggravare rapidamente e diventare emergenti o, comunque, recare grave pregiudizio alla prognosi;
  • classe B: ricovero entro 60 giorni per i casi clinici che presentano intenso dolore o gravi disfunzioni. Ma anche, ad esempio, per un intervento di cataratta al secondo occhio da eseguirsi a distanza predefinita rispetto al primo occhio. La classe B comprende anche i casi di grave disabilità che, però, non presentano una tendenza ad aggravarsi rapidamente;
  • classe C: ricovero entro 180 giorni (6 mesi) per i casi clinici che presentano minimo dolore, disfunzione o disabilità e che non manifestano tendenza ad aggravarsi;
  • classe D: ricovero senza attesa massima per i casi che non manifestano dolore, disfunzione o disabilità. Tuttavia, il malato ha diritto ad essere operato almeno entro 12 mesi.

Entro quando si ha diritto ad essere operati di tumore

Gli interventi per una malattia oncologica (cioè per un tumore) variano a seconda di dov’è stato localizzato il cancro. In linea generale, il Piano nazionale sul contenimento delle liste di attesa prevede che le Regioni creino un percorso terapeutico preferenziale per questo tipo di patologie ma stabilisce che il malato ha diritto ad essere operato di tumore entro 30 giorni dall’indicazione clinica, cioè dalla data in cui, nel corso di una visita specialistica, l’oncologo ha chiesto l’intervento chirurgico.

Il Piano, dunque, fissa in 30 giorni il tempo massimo di attesa per un intervento di tumore al seno, alla prostata, al colon retto o all’utero. Per il tumore al polmone, il tempo di attesa viene stabilito in base alla classe di priorità.

Entro quando si ha diritto ad essere operati al cuore

Come per le malattie oncologiche, anche per quelle cardiache il Piano di contenimento delle liste di attesa fissa in 30 giorni il tempo massimo di attesa per essere operato di una patologia cardiovascolare. Un mese, dunque, dal momento in cui è stato diagnosticato il problema. Sono sempre le Regioni ad essere chiamate a decidere le modalità di attuazione dei percorsi diagnostico terapeutici che riguardano questo tipo di malattie.

Alcuni interventi come il bypass aortocoronarico o l’angioplastica coronarica vengono fissati in base all’indicazione della classe di priorità.

Ma il paziente deve avere pazienza

I tempi sopra citati nelle classi di priorità devono essere rispettati, su questo non c’è dubbio. Ma è inutile dire che non è il paziente ma il medico specialista e la struttura sanitaria a decidere quando fare l’intervento.

Restando nei margini stabiliti dal Ministero (e sopra elencati), è il medico che ha eseguito la visita specialistica a valutare l’urgenza ed i tempi entro i quali procedere al ricovero per entrare in sala operatoria.

Più complicato il discorso relativo alla struttura sanitaria. Se un paziente chiede di essere operato in quell’ospedale e non in un altro, dovrà mettere in conto la possibilità di trovarsi una lista di attesa più lunga. Purché, comunque, non vengano superati i tempi massimi stabiliti dal Piano nazionale. Sempre che si tratti di una struttura pubblica o convenzionata.

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Autore immagine: 123rf.com


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