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Lo sai che? È legale girare con un coltello?

Lo sai che? Pubblicato il 29 marzo 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 29 marzo 2017

Non conta la dimensione del coltello o la lunghezza della lama, ma l’uso che se ne fa e la giustificazione addotta.

Sulla possibilità di girare con un coltello bisogna sfatare numerosi luoghi comuni. Spesso si dice che sia lecito girare con il coltello di piccole dimensioni, mentre non lo sia per quelli particolarmente lunghi. Ancor più spesso si fa confusione tra coltelli e pugnali, armi da punta o da taglio. È quindi necessario partire da quello che prevede la legge e operare una distinzione a seconda del caso e dell’oggetto. Questa breve guida, quindi, cercherà di dipanare ogni dubbio in merito sull’eventuale necessità del porto d’armi in caso di pugnali, coltelli e coltelli a serramanico, chiarendo se sia legale girare con un coltello o se, invece, c’è la possibilità di subire un procedimento penale.

Porto d’armi per coltelli e armi: cosa dice la legge?

La legge distingue tra:

  • Prima categoria: armi, mazze ferrate o bastoni ferrati, sfollagente, noccoliere: per tali oggetti vi è il divieto assoluto di portarli fuori dalla propria abitazione se non si è in possesso del porto d’armi;
  • Seconda categoria: bastoni muniti di puntale acuminato, strumenti da punta o da taglio atti ad offendere, mazze, tubi, catene, fionde, bulloni, sfere metalliche, nonché qualsiasi altro strumento non considerato espressamente come arma da punta o da taglio, chiaramente utilizzabile, per le circostanze di tempo e di luogo, per l’offesa alla persona: tali oggetti, invece (al contrario della precedente categoria) possono essere portati fuori dalla propria abitazione a condizione che vi sia un giustificato motivo. In questo caso, dunque, il possessore deve essere in grado di motivare – a prescindere dalla dimensione della lama – le ragioni per cui detiene con sé tale strumento: si pensi al caso del coltello da cucina portato all’arrotino per essere affilato, all’accetta per tagliare della legna da ardere sul fuoco, agli strumenti da punta da cucina per un barbecue all’aperto. Non sarebbe giustificato invece portare un coltello da lavoro in un bar in cui si è soliti incontrare amici o consumare bevande [2].

Non resta, a questo punto, che affidarsi alla giurisprudenza onde capire quali oggetti rientrano nella prima categoria (divieto di trasporto senza il porto d’armi) e quali nella seconda (possibilità di trasporto se sussiste una valida motivazione). In generale, e salvo quanto a breve diremo, possiamo anticipare che per spade affilate, coltelli a doppia lama o con apertura a scatto è richiesto il porto d’armi per possesso e trasporto, mentre ne è assolutamente proibito il porto.

Invece i coltelli (lama su un solo lato come quelli per tagliare la carne), le spade e le katana non affilate sono considerati armi improprie: è possibile il porto purché ci sia un giustificato motivo.

Coltelli vietati

Sulla base delle sentenze della giurisprudenza, vediamo quali oggetti rientrano nella prima categoria appena vista, quella cioè per le quali è assolutamente vietata la detenzione fuori di casa.

Cominciamo dal coltello a doppia lama. A differenza di quello con la lama da un solo lato, esso presenta la punta acuta, tipico dello stiletto e del pugnale. Pertanto il porto è sempre vietato.

Un discorso simile vale per il coltello a serramanico. Secondo la giurisprudenza, detenere all’interno del portabagagli della propria autovettura un coltello a serramanico non a scatto integra il reato di porto ingiustificato di oggetti atti ad offendere [3].

Il porto di un coltello a scatto (cosiddetta “molletta”) senza il porto d’armi è vietato: si tratta infatti di un’arma bianca propria di cui è vietato il porto in modo assoluto, non essendo ammessa licenza da parte delle leggi di pubblica sicurezza [4].

Coltelli consentiti (se c’è giustificato motivo)

Vediamo ora la seconda categoria di coltelli, quelli per i quali il porto richiede un valido motivo.

Il coltello con la lama da un solo lato (quello ad esempio da cucina) rientra di diritto in tale categoria. Esso non presenta la punta acuta (come invece quello con lama da ambo i due lati).

In pratica, a prescindere dalle particolari caratteristiche di costruzione del coltello, la differenza tra l’arma impropria (cioè lo strumento da punta e/o da taglio atto ad offendere, rientrante nella seconda categoria) e l’arma propria (prima categoria) è costituito dalla presenza delle caratteristiche tipiche delle armi bianche corte, quali, appunto, i pugnali o gli stiletti, e, cioè, la punta acuta e la lama a due tagli: per questi ultimi il divieto di porto è assoluto, mentre per i primi vale solo in assenza di giustificato motivo.

Il coltello a serramanico con lama pieghevole azionabile con manovra manuale è qualificabile come arma impropria, la cui destinazione naturale non è l’offesa alla persona: pertanto è possibile il porto fuori dalla propria abitazione se è sorretto da un giustificato motivo. Tale giustificato motivo ricorre solo quando le particolari esigenze dell’agente siano corrispondenti a regole comportamentali lecite in relazione alla natura dell’oggetto, alle modalità e ai luoghi di verificazione del fatto, alle condizioni soggettive del portatore. Ciò è escluso ad esempio quando il coltello viene portato da un soggetto con numerosi e rilevanti precedenti penali in un luogo pubblico molto frequentato oppure l’interno di una grande stazione ferroviaria [5].

In particolare, rientra nella categoria delle armi proprie non da sparo il coltello a serramanico a scatto, detto anche “molletta“, in quanto la sua lama, a seguito dell’apertura, resta fissata nel manico, sì da assumere la caratteristica propria di un pugnale o stiletto. Diversamente, il coltello a serramanico non a scatto – il cui porto al di fuori della propria abitazione o delle relative appartenenze è possibile solo se giustificato – è riconducibile alla categoria degli strumenti da punta o da taglio atti ad offendere [6].

note

[1] Art. 4 l. 110/1975.

[2] Trib. Firenze, sent. n. 602/2016.

[3] Trib. Perugia, sent. n. 149/2016.

[4] Cass. sent. n. 45548/2015.

[5] Trib. Genova, sent. n. 4112/2015.

[6] Trib. Perugia, sent. n. 163/2015.


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3 Commenti

  1. Gentilissimi, fate confusione su lama e “filo”, si dice coltello con lama a un filo oppure coltello con lama a doppio filo, il che significa che la lama è affilata per l’intera lunghezza su entrambi i lati. Panificabili a questo sono le daghe e gli stiletti.
    Non esiste giurisprudenza univoca sul coltello con lama chiudibile non a scatto, anzi non esiste in realtà differenza tecnica tra questo una volta aperto e un coltello a lama fissa con unico filo, non rilevando il fatto che la lama sia richiudibile (anzi: maggiore sicurezza). Saluti

    1. Se la lama è richiudibile, ma una volta aperta esiste un congegno per bloccarla, l’arma assume la funzione di pugnale. Su questo c’è giurisprudenza.

  2. no, non è esattamente così. Il coltello detto “a scatto” è quello la cui apertura avviene attraverso un meccanismo automatico, e che presenta una lama simile al pugnale. Ogi peraltro molto poco diffuso. L’apertura della lama con un blocco in apertura, come la maggior parte dei chiudibili, non integra di per sè la fattispecie, nonostante qualche infelice sentenza. La questione è stata acclarata da Cassazione Penale 10979/15

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