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È legale girare con un coltello?

15 novembre 2018


È legale girare con un coltello?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 novembre 2018



Non conta la dimensione del coltello o la lunghezza della lama, ma l’uso che se ne fa e la giustificazione addotta.

Sulla possibilità di girare con un coltello bisogna sfatare numerosi luoghi comuni. Spesso si dice che sia lecito girare con il coltello di piccole dimensioni, mentre non lo sia per quelli particolarmente lunghi. Ancor più spesso si fa confusione tra coltelli e pugnali, armi da punta o da taglio. È quindi necessario partire da quello che prevede la legge e operare una distinzione a seconda del caso e dell’oggetto. Questa breve guida, quindi, cercherà di dipanare ogni dubbio in merito sull’eventuale necessità del porto d’armi in caso di pugnali, coltelli e coltelli a serramanico, chiarendo se sia legale girare con un coltello o se, invece, c’è la possibilità di subire un procedimento penale.

Porto d’armi per coltelli e armi: cosa dice la legge?

La legge distingue tra:

  • Prima categoria: armi, mazze ferrate o bastoni ferrati, sfollagente, noccoliere: per tali oggetti vi è il divieto assoluto di portarli fuori dalla propria abitazione se non si è in possesso del porto d’armi;
  • Seconda categoria: bastoni muniti di puntale acuminato, strumenti da punta o da taglio atti ad offendere, mazze, tubi, catene, fionde, bulloni, sfere metalliche, nonché qualsiasi altro strumento non considerato espressamente come arma da punta o da taglio, chiaramente utilizzabile, per le circostanze di tempo e di luogo, per l’offesa alla persona: tali oggetti, invece (al contrario della precedente categoria) possono essere portati fuori dalla propria abitazione a condizione che vi sia un giustificato motivo. In questo caso, dunque, il possessore deve essere in grado di motivare – a prescindere dalla dimensione della lama – le ragioni per cui detiene con sé tale strumento: si pensi al caso del coltello da cucina portato all’arrotino per essere affilato, all’accetta per tagliare della legna da ardere sul fuoco, agli strumenti da punta da cucina per un barbecue all’aperto. Non sarebbe giustificato invece portare un coltello da lavoro in un bar in cui si è soliti incontrare amici o consumare bevande [2].

Non resta, a questo punto, che affidarsi alla giurisprudenza onde capire quali oggetti rientrano nella prima categoria (divieto di trasporto senza il porto d’armi) e quali nella seconda (possibilità di trasporto se sussiste una valida motivazione). In generale, e salvo quanto a breve diremo, possiamo anticipare che per spade affilate, coltelli a doppia lama o con apertura a scatto è richiesto il porto d’armi per possesso e trasporto, mentre ne è assolutamente proibito il porto.

Invece i coltelli (lama su un solo lato come quelli per tagliare la carne), le spade e le katana non affilate sono considerati armi improprie: è possibile il porto purché ci sia un giustificato motivo.

Coltelli vietati

Sulla base delle sentenze della giurisprudenza, vediamo quali oggetti rientrano nella prima categoria appena vista, quella cioè per le quali è assolutamente vietata la detenzione fuori di casa.

Cominciamo dal coltello a doppia lama. A differenza di quello con la lama da un solo lato, esso presenta la punta acuta, tipico dello stiletto e del pugnale. Pertanto il porto è sempre vietato.

Un discorso simile vale per il coltello a serramanico. Secondo la giurisprudenza, detenere all’interno del portabagagli della propria autovettura un coltello a serramanico non a scatto integra il reato di porto ingiustificato di oggetti atti ad offendere [3].

Il porto di un coltello a scatto (cosiddetta “molletta”) senza il porto d’armi è vietato: si tratta infatti di un’arma bianca propria di cui è vietato il porto in modo assoluto, non essendo ammessa licenza da parte delle leggi di pubblica sicurezza [4].

Coltelli consentiti (se c’è giustificato motivo)

Vediamo ora la seconda categoria di coltelli, quelli per i quali il porto richiede un valido motivo.

Il coltello con la lama da un solo lato (quello ad esempio da cucina) rientra di diritto in tale categoria. Esso non presenta la punta acuta (come invece quello con lama da ambo i due lati).

In pratica, a prescindere dalle particolari caratteristiche di costruzione del coltello, la differenza tra l’arma impropria (cioè lo strumento da punta e/o da taglio atto ad offendere, rientrante nella seconda categoria) e l’arma propria (prima categoria) è costituito dalla presenza delle caratteristiche tipiche delle armi bianche corte, quali, appunto, i pugnali o gli stiletti, e, cioè, la punta acuta e la lama a due tagli: per questi ultimi il divieto di porto è assoluto, mentre per i primi vale solo in assenza di giustificato motivo.

Il coltello a serramanico con lama pieghevole azionabile con manovra manuale è qualificabile come arma impropria, la cui destinazione naturale non è l’offesa alla persona: pertanto è possibile il porto fuori dalla propria abitazione se è sorretto da un giustificato motivo. Tale giustificato motivo ricorre solo quando le particolari esigenze dell’agente siano corrispondenti a regole comportamentali lecite in relazione alla natura dell’oggetto, alle modalità e ai luoghi di verificazione del fatto, alle condizioni soggettive del portatore. Ciò è escluso ad esempio quando il coltello viene portato da un soggetto con numerosi e rilevanti precedenti penali in un luogo pubblico molto frequentato oppure l’interno di una grande stazione ferroviaria [5].

In particolare, rientra nella categoria delle armi proprie non da sparo il coltello a serramanico a scatto, detto anche “molletta“, in quanto la sua lama, a seguito dell’apertura, resta fissata nel manico, sì da assumere la caratteristica propria di un pugnale o stiletto. Diversamente, il coltello a serramanico non a scatto – il cui porto al di fuori della propria abitazione o delle relative appartenenze è possibile solo se giustificato – è riconducibile alla categoria degli strumenti da punta o da taglio atti ad offendere [6].

Che fare se si viene condannati per un coltello in tasca?

Una recente sentenza della Cassazione [9] ha però affermato che un soggetto incensurato, che gira con un coltello di 22 centimetri e 10 di lama, può essere “perdonato” perché, se anche non riesce a giustificare le ragioni per cui ha in mano l’arma, il fatto è tutto sommato tenue. In buona sostanza, se anche il certificato penale resta macchiato, non c’è alcuna condanna penale né alcuna pena. Il processo viene quindi archiviato. In conclusione, viene riconosciuta in Cassazione la «causa di non punibilità», proprio tenendo presente la condotta tenuta dall’uomo e l’importante dettaglio che egli non ha precedenti penali.

note

[1] Art. 4 l. 110/1975.

[2] Trib. Firenze, sent. n. 602/2016.

[3] Trib. Perugia, sent. n. 149/2016.

[4] Cass. sent. n. 45548/2015.

[5] Trib. Genova, sent. n. 4112/2015.

[6] Trib. Perugia, sent. n. 163/2015.

Corte di Cassazione, sez. I Penale, sentenza 17 settembre – 13 novembre 2018, n. 51393

Presidente Di Tomassi – Relatore Della Liuni

Ritenuto in fatto

1. Con sentenza del 24/10/2017 emessa dal giudice monocratico del Tribunale di Sondrio, Fe. Po. è stato condannato alla pena di Euro 2.000,00 di ammenda per il reato contravvenzionale ex art. 4 L. n. 110 del 1975, per avere portato fuori dalla sua abitazione senza giustificato motivo un coltello serramanico con lama lunga 10 cm e lunghezza complessiva di 22 cm.

Il giudice escludeva il giustificato motivo, rimarcando la scarsa credibilità delle giustificazioni addotte dal Po. in udienza e, comunque, la natura contravvenzionale del reato. Riteneva non ricorrere il caso di particolare tenuità, data la natura pericolosamente offensiva del coltello, mentre riconosceva l’attenuante del fatto di lieve entità, e – valutate tutte le circostanze del caso – le attenuanti generiche.

2. Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione il difensore del Po., articolando tre motivi di gravame.

2.1. Inosservanza ed erronea applicazione della legge penale e carenza e manifesta illogicità della motivazione, con riferimento all’affermazione di responsabilità dell’imputato.

Nella prospettazione difensiva, il giudice avrebbe male interpretato la giustificazione resa dal Po. in merito alla detenzione del coltello – cioè la sua necessità per rimuovere dalle gomme dei veicoli dal medesimo commerciati i sassolini e la ghiaia che si incastrano nei solchi del copertone – affermando nell’impugnata sentenza che “è ben poco credibile che per un lavoro di officina si usi un coltello di quelle dimensioni”, in tal modo equivocando il senso della dichiarazione del Po., senza peraltro fornire alcuna ragione a sostegno della ritenuta poca credibilità.

Poiché l’assenza del giustificato motivo è prevista come elemento di tipicità del contestato reato, anche il dubbio circa l’esistenza del giustificato motivo si risolve in un dubbio sull’integrazione del fatto tipico, il che avrebbe dovuto condurre all’assoluzione dell’imputato.

2.2. Violazione dell’art. 606 lett. b) ed e) cod. proc. pen. in relazione all’art. 131 bis cod. pen.

Il ricorrente si duole della mancata applicazione del disposto dell’art. 131 bis cod. pen., mentre nella fattispecie ricorrevano tutti i presupposti di legge, sia oggettivi (contenute dimensioni del coltello, peraltro detenuto nella tasca dei pantaloni) che soggettivi, essendo il Po. incensurato.

Nell’impugnata sentenza non risulterebbe che il giudice abbia compiuto una valutazione di tali profili, essendosi limitato a escludere la ricorrenza del caso di particolare tenuità, per una ragione – l’offensività del coltello – che è requisito intrinseco della fattispecie contestata.

2.3. Violazione dell’art. 606 lett. b) ed e) cod. proc. pen. in relazione all’art. 133 cod. pen.

Ritiene il ricorrente che il giudice abbia applicato una sanzione eccessiva, nonostante il riconoscimento del fatto di lieve entità e delle circostanze attenuanti generiche; tale pena – discostandosi sensibilmente dal minimo edittale – avrebbe dovuto attivare un onere motivazionale specifico sulle ragioni che hanno condotto il giudicante a tale determinazione, che nella specie è stato disatteso.

3. Il Procuratore Generale ha concluso chiedendo che sia dichiarata l’inammissibilità del ricorso.

Considerato in diritto

1. il primo motivo di ricorso è infondato.

Il giudice non ha ritenuto convincente la dichiarazione resa dall’imputato in udienza quanto all’uso del coltello “per tagliare i tacchetti delle gomme”, ritenendo poco credibile che per un lavoro di officina (diversamente da quanto sostenuto nel ricorso circa la finalizzazione del coltello all’asporto di sassi e ghiaia dalle ruote dei veicoli Piaggio) debba farsi ricorso a un attrezzo di tali dimensioni, né l’attestazione della dimenticanza dell’oggetto in tasca è rilevante in tema di reati contravvenzionali, puniti anche a titolo di colpa.

Tale motivazione fornisce adeguata ragione della ritenuta assenza di giustificato motivo per il porto del coltello nella tasca dei pantaloni del Po.. Tale valutazione costituisce giudizio di merito sottratto al sindacato di legittimità della Corte di cassazione se sorretta da adeguata motivazione, immune da vizi logico-giuridici.

2. Risulta invece fondato il secondo motivo di ricorso, relativo all’esclusione del beneficio ex art. 131 bis cod. pen.

Infatti, la motivazione sul punto valorizza soltanto la “natura pericolosa¬mente offensiva dello strumento”, mentre è insegnamento giurisprudenziale che ai fini della configurabilità della causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto, prevista dall’art. 131 bis cod. pen., il giudizio sulla tenuità richiede una valutazione complessa e congiunta di tutte le peculiarità della fattispecie concreta, che tenga conto, ai sensi dell’art. 133, primo comma, cod. pen., delle modalità della condotta, del grado di colpevolezza da esse desumibile e dell’entità del danno o del pericolo (Sez. U, sentenza n. 13681 del 25/02/2016 Rv. 266590). Tale affermazione si pone – inoltre – in evidente contrasto con il riconoscimento sia delle circostanze attenuanti generiche sia dell’attenuante del fatto di lieve entità. E neppure è stato considerato a tal fine il dato dell’incensuratezza del Po..

La sentenza deve di conseguenza essere annullata in relazione a tale aspetto e proprio le evidenziate considerazioni relative al riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e della lieve entità del fatto, nonché il rilievo dell’incensuratezza dell’imputato, consentono – ai sensi dell’art. 620, comma 1, lett. c) cod. proc. pen. – di riconoscere la causa di non punibilità invocata e di disporre, per tale ragione, l’annullamento senza rinvio.

Resta assorbito l’ultimo motivo.

P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché l’imputato non è punibile per particolare tenuità del fatto. 

 

 


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4 Commenti

  1. Gentilissimi, fate confusione su lama e “filo”, si dice coltello con lama a un filo oppure coltello con lama a doppio filo, il che significa che la lama è affilata per l’intera lunghezza su entrambi i lati. Panificabili a questo sono le daghe e gli stiletti.
    Non esiste giurisprudenza univoca sul coltello con lama chiudibile non a scatto, anzi non esiste in realtà differenza tecnica tra questo una volta aperto e un coltello a lama fissa con unico filo, non rilevando il fatto che la lama sia richiudibile (anzi: maggiore sicurezza). Saluti

    1. Se la lama è richiudibile, ma una volta aperta esiste un congegno per bloccarla, l’arma assume la funzione di pugnale. Su questo c’è giurisprudenza.

  2. no, non è esattamente così. Il coltello detto “a scatto” è quello la cui apertura avviene attraverso un meccanismo automatico, e che presenta una lama simile al pugnale. Ogi peraltro molto poco diffuso. L’apertura della lama con un blocco in apertura, come la maggior parte dei chiudibili, non integra di per sè la fattispecie, nonostante qualche infelice sentenza. La questione è stata acclarata da Cassazione Penale 10979/15

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