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Come calcola il giudice l’assegno di mantenimento?

16 Aprile 2017


Come calcola il giudice l’assegno di mantenimento?

> Donna e famiglia Pubblicato il 16 Aprile 2017



Come calcola il giudice l’importo dell’assegno di mantenimento del coniuge debole, con un marito a reddito zero sostentato dal padre e in presenza di un figlio dei coniugi?

Il codice civile [1] stabilisce che gli alimenti possono essere chiesti solo da chi versa in stato di bisogno e non è in grado di provvedere al proprio mantenimento. Essi devono essere assegnati in proporzione del bisogno di chi li domanda e delle condizioni economiche di chi deve somministrarli. Non devono, tuttavia, superare quanto necessario alla vita dell’alimentando, avuto però riguardo della sua posizione sociale.

In caso di separazione, con riferimento ai provvedimenti economici relativi ai figli, la legge stabilisce che ciascuno dei genitori (salvo diversi accordi tra di loro) è tenuto a provvedere al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito. Il giudice stabilisce, quando necessario, la corresponsione di un assegno periodico che va determinato considerando:

  • le esigenze attuali del figlio,
  • il tenore di vita goduto dal figlio durante la convivenza con entrambi i genitori,
  • i tempi di permanenza presso ciascun genitore,
  • le risorse economiche di entrambi i genitori,
  • la valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore [2].

Qualora sia possibile addivenire ad un accordo, le parti decidono, in base ai criteri suesposti, l’importo dell’assegno da versare mensilmente. Al contrario, qualora non vi sia accordo, si procederà per una determinazione giudiziale. Il giudice investito della vicenda dovrà pertanto valutare tutti gli elementi attinenti al tenore di vita, alle condizioni patrimoniali e al reddito effettivo. La visione delle dichiarazioni dei redditi presentate negli ultimi anni costituisce una sorta di raffronto rispetto a quanto comunicato dalle parti in quanto il giudice non procede ad un indagine ma, se la situazione è chiara e palese, solamente ad una verifica. Se, invece, la situazione economica risulta poco chiara, e non vi è rispondenza tra quanto certificato dalla dichiarazione dei redditi e il tenore di vita adottato, ad esempio il separando si dichiara nullatenente e poi è proprietario di beni di lusso come autovetture o barche, il giudice può disporre un accertamento della polizia tributaria sui redditi e sui beni oggetto in contestazione, anche se intestati a persone diverse.

Il giudice, nel calcolo dell’assegno di mantenimento utilizza ampi margini di discrezionalità in quanto ogni situazione ha una storia a sé e non è possibile fare un discorso troppo generalizzato. Ai fini del calcolo alcuni tribunali, in ossequio anche alla giurisprudenza maggioritaria, hanno stilato dei parametri o delle tabelle di calcolo.

Detto questo, venendo al caso specifico, è possibile affermare che:

  • al fine della determinazione dell’assegno di mantenimento il giudice valuta le entrate, i beni, i redditi delle parti, prendendo visione delle disponibilità economiche di ciascuno, anche quindi dei conti correnti bancari, in genere dell’ultimo triennio. L’attenzione del giudice è però volta principalmente alla verifica della dichiarazione dei redditi, che riassume la posizione del contribuente;
  • ai fini del calcolo non rilevano somme, doni in denaro o altre elargizioni da parte di persone estranee alla coppia, come ad esempio i genitori, in quanto non sono annoverabili come reddito ma a semplici contributi sporadici.

Qualora il lettore voglia fare un calcolo approssimativo dell’assegno di mantenimento, in modo da avere un’idea generica dell’importo, può accedere ai diversi siti internet che propongono, gratuitamente, tale servizio.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Rossella Blaiotta


note

[1] Art. 438 cod. civ.

[2] Art. 337 ter cod. civ.

Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 21.06.2012, n. 10380

In tema di determinazione dell’assegno di mantenimento, sono irrilevanti le elargizioni a titolo di liberalità ricevute dal coniuge obbligato dai propri genitori o, comunque, da terzi, ancorchè regolari e continuate dopo la separazione, in quanto il carattere di liberalità impedisce di considerarle reddito ai sensi dell’art. 156 comma 2 c.c., così come non costituiscono reddito, ai sensi del comma 1 dello stesso articolo, analoghi contributi ricevuti dal coniuge titolare del diritto al mantenimento.

Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 21.10. 2010, n. 21649

Ai fini della determinazione dell’ammontare dell’assegno di mantenimento è sufficiente un’attendibile ricostruzione delle complessive situazioni patrimoniali e reddituali delle parti che, nel caso di immobili, viene desunta dalla disponibilità concreta di essi e dal vantaggio economico connesso alla possibilità di fruirne; ne consegue che l’indicata titolarità di diritti su beni immobili nella pronuncia relativa alla determinazione dell’assegno non costituisce l’antecedente logico-giuridico indispensabile nella decisione che abbia accordato l’assegno in questione ed è, quindi, insuscettibile di assumere valenza di giudicato sul punto e di essere come tale invocato in diverso giudizio.

Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 13.03.2009, n. 6200

In tema di separazione, il coniuge tenuto al versamento dell’assegno di mantenimento non può ritenersi esonerato del relativo obbligo nei confronti dell’altro coniuge, qualora questi riceva delle forme di aiuto dalla famiglia d’origine, specie allorchè tale aiuto sia reso necessario dalla esiguità dei redditi del beneficiario e dalla modesta entità del contributo al mantenimento stesso.


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