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Lo sai che? Come eliminare i propri dati dai risultati di Google

Lo sai che? Pubblicato il 30 marzo 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 30 marzo 2017

Diritto all’oblio: la diffida al titolare del sito, la richiesta a Google con il link del modulo online di rimozione dei dati, il ricorso al Garante della Privacy e al tribunale.

Se ti sei accorto che, digitando il tuo nome su Google, appaiono una o più pagine web in cui sono presenti notizie o altri elementi con i tuoi dati personali (nome, cognome, fotografie, vicende personali), hai diverse possibilità di chiedere la cancellazione dei link dai risultati del motore di ricerca. Puoi, ad esempio, chiederlo a Google stesso il quale, stando a una sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea [1], è titolare e responsabile dei dati trattati e, quindi, anche dei tuoi, benché essi appaiono su altri siti; puoi chiederlo al responsabile del blog o del giornale online con una diffida; puoi chiederlo al Garante della Privacy o, in ultimo, puoi chiederlo al giudice. Cerchiamo quindi di scoprire come eliminare i propri dati dai risultati di Google tenendo presente che ciò di cui stiamo parlando è chiamato, dalla giurisprudenza, diritto all’oblio (e di esso ci siamo occupati già diverse volte in queste pagine). Sentirai inoltre spesso la parola «deindicizzazione»: ci si riferisce, in questi casi, a quell’operazione tecnica con cui si evita che un motore di ricerca riesca a leggere un contenuto e, quindi, a indicizzarlo, ossia a inserirlo tra i risultati delle ricerche dei propri utenti. Questa operazione è il vero cuore del diritto oblio: difatti, un contenuto deindicizzato, benché esistente, non può essere trovato da nessuno attraverso Google e gli altri motori di ricerca. Dunque è (quasi) come se non fosse esistente (salvo a conoscere il link originale).

Ma procediamo per gradi e vediamo tutti i metodi oggi esistenti per eliminare i propri dati dai risultati di Google.

Eliminare i dati che derivano da social network

Se, nell’eliminare i tuoi dati dai risultati di Google, ti riferisci a pagine come quelle di Facebook, Linkedin, Twitter, GooglePlus e di altri social network, la cosa più facile da fare è andare nelle impostazioni del tuo account e selezionare l’opzione che prevede la deindicizzazione del contenuto. Ad esempio, se sei iscritto a Facebook, puoi andare nelle Impostazioni e, da lì, nella sezione Impostazioni sulla privacy e strumenti. Ti appariranno tre sezioni: «Chi può vedere le mie cose?», «Chi può contattarmi» e «Chi può cercarmi». In quest’ultima sezione, l’ultima voce ti chiede «Desideri che i motori di ricerca esterni a Facebook reindirizzino al tuo profilo?». Clicca su Modifica, vai sulla casella «Consenti ai motori di ricerca esterni a Facebook di reindirizzare al tuo profilo» e togli la spunta. Dopo clicca su Chiudi.

Puoi ripetere la stessa procedura sugli altri social network tenendo presente che ognuno di questi ha procedure diverse.

Eliminare i dati presenti da Pubbliche amministrazioni

Spesso le pubbliche amministrazioni indicano, sul proprio sito web, per trasparenza, i dati dei propri dipendenti o di altri soggetti con cui l’ente ha rapporti (ad esempio, ditte appaltatrici, ecc.). Finché dura il rapporto con la pubblica amministrazione non ci si può sottrarre a quello che è un obbligo nei confronti della collettività, salvo che tale pubblicazione violi la privacy e contenga contenuti sensibili. Ad esempio, il Comune non può pubblicare sul proprio sito l’elenco dei beneficiari dei sussidi per le case popolari o dei contributi per l’affitto. Così come l’Asl non può pubblicare i nomi dei soggetti sottoposti a Tso. In tutti questi casi, bisognerà agire nei confronti dell’amministrazione, con una lettera di diffida, preferibilmente scritta da un avvocato, con cui si chiede l’immediata rimozione dei propri dati. Poiché le P.a. hanno l’obbligo di dotarsi di una Pec è possibile anche inviare una mail di posta elettronica certificata, risparmiando i costi della raccomandata.

Eliminare i dati presenti su siti, blog e aggregatori di notizie

Se sei stato coinvolto in fatti di cronaca, hai diritto alla cancellazione del tuo nome solo se la notizia è diventata obsoleta. Purtroppo, ad oggi, non c’è nessuna legge che dica quando un articolo di cronaca è da considerarsi “vecchio”, ma in base alle sentenze emesse sino ad oggi si può dire che un sito internet abbia l’obbligo di cancellare i nomi di persone coinvolte nei fatti di cronaca, anche se condannate penalmente, dopo due o tre anni.

A proposito possono configurarsi vari ipotesi:

  • il sito riporta solo la notizia dell’inizio delle indagini, ma le stesse sono state archiviate: l’interessato ha diritto alla rettifica della notizia e alla pubblicazione dell’esito del procedimento penale; in alternativa l’interessato può chiedere la definitiva cancellazione della pagina web quando questa è diventata obsoleta;
  • il sito riporta la notizia di una condanna di primo grado, ma questa è stata riformata in appello: anche in questo caso, l’interessato ha diritto a che la verità processuale venga integralmente pubblicata; in alternativa l’interessato può chiedere la definitiva cancellazione della pagina web quando questa è diventata obsoleta;
  • il sito riporta la notizia di una condanna ma ormai sono passati diversi anni: l’interessato ha diritto alla cancellazione della pagina una volta che la notizia sia diventata obsoleta.

Il titolare del sito potrebbe, in alternativa e legittimamente, lasciare la pagina online, ma deindicizzarla, ossia eliminare tutti quei collegamenti (cosiddetti «tag») che fanno sì che la stessa venga pescata da Google e riportata tra i risultati delle ricerche. Il risultato sarà simile alla cancellazione del contenuto, che non sarà più accessibile tramite motore di ricerca.

Per ottenere l’eliminazione dei propri dati da un sito internet la cosa più semplice e rapida è inviare un’email al titolare (meglio la Pec). In alternativa è possibile valersi di un avvocato specializzato in diritto all’oblio che diffidi la testata giornalistica anche in via penale.

Eliminare i dati presenti su siti, blog ricorrendo a Google

È possibile, comunque, segnalare la lesione del proprio diritto all’oblio segnalandolo a Google e chiedendo a questo stesso di deindicizzare un contenuto ormai obsoleto. Lo si può fare riempiendo il modulo a questo link di Google.

Come detto, Google non fa altro che eliminare la pagina web dai propri risultati (deindicizzazione), ma la pagina web esiste ancora e può essere trovata tramite l’URL del sito, la condivisione sui social media o utilizzando altri motori di ricerca. Ecco perché la soluzione migliore consiste nel contattare il proprietario del sito che può rimuovere completamente la pagina (vedi punto precedente).

Google applica una politica piuttosto restrittiva nei confronti dei richiedenti, cancellando solo i contenuti che non rivestono più alcun interesse. Pertanto per le richieste riguardanti notizie di carattere penale particolarmente rilevante così come le responsabilità professionali la risposta è quasi sempre negativa.

Eliminare i dati presenti su siti, blog ricorrendo al Garante della Privacy

Se la diffida al proprietario del sito internet non sortisce effetti è possibile presentare un ricorso al Garante della Privacy. L’Authority è sempre stata particolarmente garantista nei confronti del diritto all’oblio, specificando solo che hanno diritto a rimanere online i fatti ancora recenti, che mantengono pubblico interesse o che sono particolarmente gravi da assumere «carattere storico».

In questo caso ci si può far assistere da un avvocato.

Eliminare i dati presenti su siti, blog ricorrendo al giudice

In ultima analisi, in caso di mancata eliminazione dei dati da Google, è possibile presentare un ricorso d’urgenza al tribunale chiedere che ordini al responsabile la cancellazione del contenuto. Di norma, in presenza dei presupposti appena indicati, l’esito è quasi sempre positivo, ma si tratta sicuramente del procedimento più costoso e lungo, necessitando sempre dell’intervento di un avvocato e non potendo essere svolto autonomamente dall’interessato.

note

[1] C. Giust. UE sent. C-131/12, 13.05.2014.

Autore immagine: 123rf com


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