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Come e quando fare causa al vicino di casa

30 marzo 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 marzo 2017



Infiltrazioni, odori o rumori molesti, uso degli spazi comuni, insulti. Tutto sulle liti di condominio: ruolo dell’amministratore, mediazione, causa penale.

«Casa dolce casa», si dice spesso. Tornare da una giornata pesante di lavoro e passare una tranquilla serata insieme ai propri cari: che meraviglia. Il nostro uomo già se la immagina mentre entra nel cortile per parcheggiare nel suo posto auto. Peccato che un vicino abbia lasciato la sua di auto messa in qualche modo invadendo il posto affianco. Per l’ennesima volta. Citofonata al vicino: «Scendo subito». Passa un quarto d’ora: «Scusi, stava finendo il primo tempo della partita in tv». Il nostro uomo respira profondo. Null’altro può rovinargli il rientro nella sua «casa dolce casa». Fino a quando, dopo aver aperto la porta, trova la moglie disperata: nella casa del vicino di sopra – quello dell’auto parcheggiata male – si dev’essere rotta una tubazione. Cucina piena d’acqua. Prima che inizi il secondo tempo della partita, il nostro uomo va dal vicino. «Domani chiamo l’idraulico». Meglio armarsi di pazienza. Ricomincia la partita. E il vicino, grande tifoso, la segue in modo piuttosto concitato: urla, imprecazioni contro l’arbitro. Di tutto si sente. Il nostro uomo decide che quando è basta, basta. E’ ora di agire. Il vicino di casa sarà, d’ora in poi, il «vicino di causa».

Atteggiamenti superficiali, urla, rumori molesti, perdite di acqua sono solo alcuni dei problemi da cui nascono le più comuni liti condominiali. Per non parlare dei fumi, degli odori cattivi, dell’uso indebito delle parti comuni, dei mozziconi di sigaretta trovati sulle scale. Modi di fare che portano spesso a fare causa al vicino, nonostante i tempi della giustizia (durata media di un giudizio: non meno di 3 anni per il primo grado), i costi di una causa in tribunale (dai 2 ai 3 mila euro) e l’incertezza dei risultati. Chi fa della maleducazione la propria filosofia di vita, raramente la cambierà solo perché l’ha detto un giudice.

Per i più intransigenti, comunque, vediamo come e quando fare causa al vicino ed i passaggi alternativi, prima di arrivare in Tribunale.

Il ruolo dell’amministratore di condominio

Per evitare di fare causa al vicino e tentare di risolvere le cose nel modo più amichevole possibile, la prima porta a cui bussare è quella dell’amministratore di condominio. Purché si tratti di una controversia legata all’uso indebito delle parti comuni (i famosi mozziconi di sigaretta sulle scale, il ragazzino che si diverte a imbrattare l’ascensore con una bomboletta) o ad una violazione del regolamento condominiale (accendere lo stereo a manetta durante la notte, fare una grigliata nel giardino quando il regolamento non lo permette). L’amministratore avviserà il trasgressore verbalmente o a mezzo raccomandata per intimarlo a cambiare atteggiamento e a rispettare le regole.

Per le questioni individuali tra due vicini, invece, l’amministratore non può intervenire. Se il vicino mi sporca il balcone, se mi insulta quando mi trova sulle scale perché lui è del Milan e io dell’Inter, se l’infiltrazione d’acqua che mi ha allagato la cucina non dipende da una tubatura di proprietà del condominio, la controversia va risolta altrove.

Ad agire in giudizio può essere soltanto la persona che subisce la molestia, sia il proprietario della casa sia l’inquilino. E’ sempre meglio, prima di varcare la soglia del Tribunale, avvisare il vicino via raccomandata a/r. Poi si va dal Giudice di Pace.

Lo stesso vale se a creare il disturbo (ad esempio fumi o rumori fastidiosi) è un’attività commerciale o artigianale. Il giudice ha il potere di chiuderla e di stabilire un risarcimento del danno.

Lite con il vicino: quando mediare

C’è un ulteriore passaggio per evitare di fare causa al vicino in Tribunale ed è quello della mediazione. Dal 2013 è obbligatoria per le controversie relative al condominio (l’uso delle parti comuni o il regolamento che abbiamo citato già prima). Sono volontarie (e molto spesso raccomandabili) per le liti di vicinato.

La mediazione viene fatta da un organismo abilitato dal ministero della Giustizia che si trovi nella circoscrizione in cui abita chi avvia la causa (sul sito www.giustizia.it si trova l’elenco completo).

Il compito del mediatore sarà quello di trovare un accordo tra le parti, non di dettare sentenza (non è un giudice). L’intesa raggiunta dovrà essere rispettata dal vicino molesto e da quello molestato.

In mancanza di accordo, non resta che andare in Tribunale per fare causa al vicino.

La causa al vicino in Tribunale

Se di decide di fare causa al vicino in Tribunale, il giudice può decidere, in linea di massima, a chi dare ragione o torto in base al regolamento condominiale e alle norme di legge. Se il primo si riferisce agli accordi sottoscritti dagli abitanti di un singolo stabile, le seconde fanno riferimento a qualsiasi contesto. Perché, ricordiamolo, il vicino molesto non deve per forza essere un condomino ma anche quello della villetta a schiera accanto alla nostra, con il quale non ci lega alcun rapporto condominiale.

Sarà sempre il giudice a determinare quanto è intollerante il vicino che avvia una causa. Misurare la tollerabilità delle persone è impresa ardua: ecco perché ci sono dei modi per stabilire se quello che abita accanto è davvero un vicino molesto oppure chi ha avviato la causa è fin troppo suscettibile. Perizia che, di solito, svolge un consulente d’ufficio.

Per quanto riguarda i rumori, viene confrontata la media dell’intensità del rumore di fondo (quello generato, ad esempio, dal normale traffico stradale, dagli uccellini, dalla motosega del vicino alle 11 del mattino) con quello delle immissioni che si ritengono moleste. Se il rapporto tra questi due parametri supera i tre decibel il risultato è di solito ritenuto intollerabile.

Per fare un esempio: se al vicino piace Freddy Mercury e lo ascolta con le finestre aperte, il consulente di ufficio misura da casa mia l’intensità del volume della musica. Se è sotto i 3 decibel di differenza rispetto al normale rumore di fondo, sto ascoltando i Queen. Se supera i 3 decibel, si tratta di inQueenamento acustico.

Più complicata la perizia che riguarda gli odori. Il mio vicino va pazzo per il barbecue di carne e io sono vegetariano. Il mio vicino ha le galline per mangiare le uova caserecce e a me dà fastidio l’odore del pollaio. Una questione di gusti difficilmente misurabile che, però, a volte può essere davvero un problema. Quando si decide di fare causa al vicino per una questione di cattivi odori, meglio portarsi dietro dei testimoni.

Fare causa penale a un vicino

Ci sono dei casi in cui si arriva, davvero, ai ferri corti e la giustizia civile, che si solito si occupa della causa al vicino, non basta. Si arriva, così, alla causa penale in cui – come detta la giurisprudenza – può essere riconosciuta l’ammenda o la reclusione a seconda di quello che ha combinato quello dell’appartamento sopra (o accanto o sotto, dipende).

Se, ad esempio, il vicino butta qualcosa di pericoloso sul mio balcone (un prodotto corrosivo o il solito mozzicone di sigaretta mentre ho i panni stesi) commette il reato di «getto pericoloso di cose» [1]. Morale: arresto fino a un mese o ammenda di 206 euro.

Può, però, usare un aggettivo troppo pesante nei miei confronti e non commettere più reato. Se mi dice che faccio schifo o mi manda a quel tale paese (che la geografia non ha mai specificato ma che tutti sanno dove si trova), fino a qualche tempo fa violava il rispetto dovuto al vicinato e commetteva reato di ingiuria [2] che, però, è stato depenalizzato [3]. Tanto vale, comunque, farla fuori mantenendo le buone regole dell’educazione e della civiltà.

Resta, invece, in vigore il reato di diffamazione [4]. Quindi, attenzione a lasciarsi andare a troppi pettegolezzi: mettere in giro la voce che il portinaio se la intende con la vicina del secondo piano solo perché le porta su la posta tutti i giorni, può avere delle pesanti conseguenze. Se la donna fa causa al vicino dalla lingua svelta, quest’ultimo rischia la reclusione fino a un anno o multa fino a 1.032 euro per offendere la loro reputazione. Ma se viene attribuito un fatto determinato (è il portinaio il padre del bambino della vicina), la reclusione arriva a 2 anni e la multa a 2.065 euro. Infine, se l’offesa viene fatta a mezzo stampa, con qualsiasi altro mezzo di pubblicità o in un atto pubblico (metti l’assemblea di condominio, ad esempio), il pettegolo rischia la reclusione da 6 mesi a 3 anni o una multa non inferiore a 516 euro.

note

[1] Art. 674 cod. pen.

[2] Art. 594 cod. pen.

[3] Dlgs. n. 7/2016.

[4] Art. 595 cod. pen.

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