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Cosa sono il titolo esecutivo e l’atto di precetto?

16 aprile 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 aprile 2017



Titolo esecutivo e atto di precetto: tratti essenziali e caratteristiche.

Azione, titolo esecutivo, titolo provvisoriamente esecutivo, atto di precetto sono tutti termini giuridici il cui significato spesso sfugge al cittadino comune. Il disorientamento che ne consegue coinvolge non soltanto coloro che fanno causa nella speranza di ottenere ragione dei propri diritti, ma anche e soprattutto quelli che la subiscono e in particolare che si trovano di fronte ad una condanna in ambito civilistico.

Ebbene, questo articolo si propone l’obiettivo di chiarire il significato di titolo esecutivo e atto di precetto, indissolubilmente legati quando si tratta di mettere in esecuzione un provvedimento giudiziale (ad esempio, una sentenza definitiva).

Che cos’è il titolo esecutivo?

Quando, ad esempio, si vince una causa oppure si ottiene un decreto ingiuntivo a carico di un debitore inadempiente, la sentenza o il decreto riconosciuto sono dei provvedimenti giudiziali che possono essere impugnati (cioè essere oggetto di ricorso) nelle sede competenti e nel rispetto di determinati termini temporali. Se ciò non avviene, essi diventano definitivi, acquisendo la qualifica incontestabile di titolo esecutivo (tenete presente che anche tutte le sentenze di primo grado, cioè quelle emesse dal giudice di pace o da un tribunale sono, comunque, provvisoriamente esecutive, pur nell’attesa che lo diventino definitivamente).

Negli esempi appena descritti, ci troviamo di fronte, quindi, ad un titolo esecutivo, formatosi a seguito di una decisione di natura giudiziale, e in virtù del quale è possibile agire in esecuzione nei confronti del “debitore/condannato” di turno.

Ebbene, il creditore, cioè colui che ha vinto la causa o che ha ottenuto il decreto ingiuntivo diventato definitivamente esecutivo, può agire in esecuzione nei confronti del proprio debitore, ma prima di farlo deve in qualche modo avvisarlo: ciò avviene attraverso la notifica, cioè l’invio, del titolo esecutivo (in buona sostanza una copia conforme ed esecutiva della sentenza o del decreto), ma anche dell’atto di precetto.

Che cos’è l’atto di precetto?

L’atto di precetto, quindi, è un documento formale, preparato dall’avvocato del creditore, in cui si fa riferimento al titolo esecutivo in base al quale si agisce e alle parti coinvolte, in cui si riepilogano le somme dovute dal debitore e in cui lo si avverte che in mancanza del pagamento richiesto si procederà all’esecuzione forzata a suo carico (pignoramento mobiliare, presso terzi, immobiliare, ecc). Al debitore, infine, deve essere concesso un termine per saldare non inferiore ai 10 giorni [1].

Una volta preparato l’atto di precetto, esso viene spedito personalmente al debitore. Scaduti 90 giorni dal ricevimento dell’atto senza aver proceduto con l’esecuzione, esso diventerà inefficace e il creditore dovrà notificarlo nuovamente al debitore, prima di procedere ulteriormente.

Si può fare ricorso contro l’atto di precetto?

È possibile fare ricorso contro l’atto di precetto. Ad esempio se il debitore ha già pagato il proprio debito oppure se le somme indicate nell’atto non sono dovute per qualsiasi ragione (errore di calcolo, voci di debito non legittime) oppure se il debito si è prescritto, ecc, è possibile impugnare l’atto di precetto o opporsi all’esecuzione prospettata, nelle sedi competenti [2].

Il malcapitato debitore dovrà opportunamente rivolgersi ad un legale, tramite il quale fare valere in sede giudiziale le motivazioni della propria opposizione, ottenendo ragione dei propri diritti. In tale circostanza sarà, inoltre, possibile chiedere che l’efficacia esecutiva del titolo in base al quale si agisce sia sospesa. Tale sospensione potrà essere richiesta ed ottenuta anche parzialmente.

note

[1] Art. 480 cod. proc. civ.

[2] Art. 615 – 617 cod. proc. civ.

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