HOME Articoli

Lo sai che? Atti della riscossione nulli per incompetenza territoriale

Lo sai che? Pubblicato il 31 marzo 2017





> Lo sai che? Pubblicato il 31 marzo 2017

Solo l’Agente della Riscossione situato nel luogo di residenza del contribuente è competente ad emettere gli atti della riscossione.

In campo tributario, la competenza territoriale dell’amministrazione ad emettere atti nei confronti dei contribuenti si radica nel luogo in cui si trova la residenza del destinatario dell’atto. Di conseguenza, solo l’Agente della Riscossione, competente in base alla residenza del contribuente, può emettere cartelle di pagamento, fermi amministrativi e ipoteche. L’atto, emesso dall’Agente della Riscossione territorialmente incompetente, è nullo e può essere impugnato. Ma facciamo un passo indietro.

Competenza territoriale dell’Agente della Riscossione

La riscossione esattoriale è rigidamente disciplinata dalla legge, anche con riferimento alla competenza territoriale dei concessionari della riscossione.

In particolare, la competenza territoriale degli uffici dell’amministrazione finanziaria è legata al luogo dove il contribuente ha il suo domicilio fiscale [1]. Si tratta di un principio generale, che riguarda ad esempio tanto l’Agenzia delle Entrate (anche se non per tutti gli atti da questa emessi), quanto l’Agente della Riscossione.

Il domicilio fiscale altro non è che il luogo di residenza del contribuente, ossia corrisponde al comune nella cui anagrafe il contribuente è iscritto [2].

Per quanto riguarda i soggetti diversi dalle persone fisiche, come ad esempio per le società, il domicilio fiscale si trova nel comune in cui è situata la sede legale o, in mancanza, la sede amministrativa.

Dunque, l’Agente della Riscossione competente territorialmente:

  • è quello del luogo di residenza per il contribuente persona fisica;
  • è quello del luogo dove è collocata la sede legale per le società.

Atto emesso da un concessionario territorialmente incompetente

Quando arriva un atto della riscossione, il contribuente deve innanzi tutto verificare che lo stesso sia stato emesso dall’Agente della Riscossione territorialmente competente.

Infatti l’incompetenza territoriale è un motivo di nullità degli atti tributari emessi dai concessionari. Quindi, ad esempio, sono nulli se emessi in violazione delle regole sulla competenza i seguenti atti:

  • cartelle di pagamento;
  • preavvisi di fermo amministrativo;
  • ipoteche.

La nullità derivante da incompetenza territoriale è dunque un valido motivo di impugnazione degli atti della riscossione, dato che la giurisprudenza fino ad oggi è stata concorde sul punto. È di pochi giorni fa la sentenza della Cassazione che ha annullato un fermo amministrativo iscritto su un’autovettura perché emesso da un concessionario territorialmente incompetente [3].

Come contestare l’incompetenza territoriale

Tutti gli atti aventi ad oggetto una pretesa tributaria vanno categoricamente impugnati entro il termine di sessanta giorni dalla notifica [4].

Questo termine è perentorio, nel senso che il ricorso, notificato oltre il termine di sessanta giorni, è inammissibile. L’inammissibilità viene pronunciata anche nel caso in cui il contribuente abbia palesemente ragione.

Infatti, la Commissione Tributaria, ovvero il tribunale davanti al quale vanno proposte le cause aventi ad oggetto i tributi, deve preliminarmente verificare la tempestività del ricorso, e solo dopo entrare nel merito dei motivi formulati dal contribuente.

Quindi, anche nel caso in cui l’atto sia nullo, perché emesso da un concessionario non competente territorialmente, il ricorso va presentato nel termine di legge. In mancanza l’atto diventa definitivo e l’incompetenza territoriale viene sostanzialmente sanata: il contribuente non potrà farla valere neanche impugnando un atto successivo.

note

[1] Art. 31 D.P.R. 29.09.1973 n. 600.

[2] Art. 58 D.P.R. 29.09.1973 n. 600.

[3] Cass. sent. n. 8049/2017 del 29.03.2017.

[4] Art. 21 D.Lgs. 31.12.1992 n. 546.

Corte di Cassazione, sez. Tributaria, sentenza 15 dicembre 2016 – 29 marzo 2017, n. 8049
Presidente Chindemi – Relatore Fasano

Fatti di causa

A.B., con ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale di Avellino, impugnava l’iscrizione del fermo amministrativo della propria autovettura, eseguito per mancato pagamento di quattro cartelle esattoriali, assumendo l’omessa notifica delle cartelle presupposte, oltre l’incompetenza territoriale del Concessionario. La Commissione Tributaria Provinciale rilevava la regolarità della notifica delle cartelle, ma accoglieva il ricorso dichiarando l’illegittimità dell’iscrizione del fermo per incompetenza territoriale del concessionario. Proponeva appello Equitalia Sud S.p.a. innanzi alla Commissione Tributaria Regionale della Campania, che veniva rigettato. Propone ricorso per cassazione Equitalia Sud s.p.a., svolgendo quattro motivi. La parte intimata non ha svolto difese.

Ragioni della decisione

1. Il Collegio ha disposto, come da decreto del Primo Presidente in data 14.9.2016, che la motivazione della sentenza sia redatta in forma semplificata.
– Con il primo motivo, si censura la sentenza impugnata per violazione degli artt. 57 del d.P.R. n. 602 del 1973 e 617 c.p.c. in relazione all’art. 360, n. 3, n. 4, c.p.c., in quanto la Commissione Tributaria Regionale avrebbe errato nel non accogliere il gravame, posto che nella specie trattasi di opposizione agli atti esecutivi, non ammessa in materia tributaria, ai sensi dell’art. 57, 1 comma, lett. b), del d.P.R. n. 602 del 1973.
– Con il secondo motivo, si denuncia la violazione e la falsa applicazione dell’art. 617 c.p.c. e dell’art. 57, comma 2, d.P.R. n. 602 del 1973, in relazione all’art. 360, n. 4, c.p.c., in quanto il giudice di secondo grado sarebbe incorso in errore, non ritenendo avere rilievo la tardività del ricorso introduttivo, il quale doveva essere proposto entro il termine di 20 giorni dalla comunicazione del fermo amministrativo, ai sensi dell’art. 617 c.p.c.
– Con il terzo motivo, si deduce la violazione e la falsa applicazione dell’art. 19 del d.lgs. n. 546 del 1992, in relazione all’art. 360, comma 3, c.p.c., in quanto, l’omessa impugnazione delle cartelle di pagamento presupposte avrebbe precluso la possibilità di fare valere il vizio inerente la competenza territoriale del concessionario, ai fini dell’illegittimità del fermo amministrativo.
– Con il quarto motivo, si censura, in via gradata, la sentenza impugnata, per violazione e falsa applicazione dell’art. 3 del d.l. n. 203 del 2005, convertito con legge n. 248 del 2005, in relazione all’art. 360, n. 3, c.p.c., posto che il giudice di appello non avrebbe fatto corretta applicazione delle nuove disposizioni in materia di affidamento del servizio di riscossione su tutto il territorio nazionale ad un’unica società (Equitalia S.p.a.), con il conseguente venire meno, per implicita abrogazione, di una distinzione per ambiti territoriali dei soggetti concessionari e comunque tali da escludere vizi di competenza degli atti esecutivi, nei casi in cui la riscossione venga avviata da una direzione provinciale diversa da quella del luogo di residenza del contribuente.
2. In applicazione del principio della c.d. “ragione più liquida” (Cass. sez. L n. 17214 del 19.8. 2016, Cass. Sez. 6-1 n. 12002 del 28.5.2014, Cass. S.U. n. 9936 dell’ 8.5.2014), va esaminato il quarto motivo di ricorso, anche se proposto in via gradata.
Parte ricorrente censura la sentenza impugnata nella parte in cui non si è fatta corretta applicazione delle disposizioni in materia di affidamento in concessione del servizio nazionale, che nella sostanza avrebbe abrogato la distinzione di competenza per ambiti territoriali. Il motivo non è fondato.
La riscossione dei tributi è stata oggetto di riforma ad opera del d.l. n. 203 del 2005, convertito nella legge n. 248 del 2005, entrata in vigore il 3.10.2005. Prima delle modifiche apportate dal d.l. n. 203 cit., il servizio nazionale di riscossione era affidato ad un concessionario, mediante procedura ad evidenza pubblica. Successivamente, a decorrere dal 1.10.2006, l’art. 3 del d.l. n. 203 del 2005 ha disposto l’eliminazione del previgente sistema di riscossione, attribuendo l’attività di riscossione all’Agenzia delle entrate che lo esercita tramite apposite società, denominate fino al marzo 2007, Riscossione S.p.a. e poi Equitalia S.p.a..
In sostanza, il d.l. 30.9.2005, n. 203, conv. in legge 2 dicembre 2005, n. 248, ridisciplinando il servizio nazionale di riscossione ha previsto una organizzazione articolata di Riscossione S.p.A. (successivamente Equitalia S.p.A.), che esercita l’attività di riscossione dei tributi anche attraverso le ex società concessionarie del servizio nazionale di riscossione (denominate Agenti) delle quali abbia acquistato una quota inferiore al 51% del capitale.
La riforma non ha determinato la modifica della competenza territoriale degli Uffici distrettuali.
Ogni atto impositivo deve essere emesso dall’organo territorialmente competente. La competenza territoriale dell’Ufficio finanziario è individuata dall’art. 31 del d.P.R. n. 600 del 1973, con riferimento al domicilio fiscale del contribuente. La disposizione prevede che la competenza spetta all’Ufficio distrettuale nella cui circoscrizione si trova il domicilio fiscale del soggetto obbligato alla dichiarazione alla data in cui questa è stata o doveva essere presentata (v. Cass. sez. 5, n. 5358 del 2006, Cass. sez. 5, n. 11170 del 2013). Ai sensi dell’art. 58 del d.P.R. n. 600 del 1973, il contribuente è tenuto a comunicare ogni variazione del domicilio fiscale, permanendo in caso contrario la competenza territoriale dell’Ufficio individuato in riferimento al precedente domicilio (Sez. 6-5-ord. n. 21290 del 2015). Ai sensi dell’art. 12 d.P.R. n. 602 del 1973 (come modificato dall’art. 1 della legge n. 311/2004) l’Ufficio accertatore «forma ruoli distinti per ciascuno degli ambiti territoriali in cui i concessionari operano», così come l’art. 24 d.P.R. n. 602 del 1973 dispone che «l’Ufficio consegna il ruolo al concessionario dell’ambito territoriale cui esso si riferisce».
Ne consegue l’illegittimità del provvedimento di fermo emesso da soggetto carente di competenza territoriale (nella specie, l’atto era stato emesso dal Concessionario di Avellino, mentre la contribuente aveva il domicilio fiscale in provincia di Caserta).
La sentenza impugnata non merita censura, in quanto si è attenuta ai principi espressi, dichiarando l’illegittimità del provvedimento di fermo amministrativo, in quanto emanato da soggetto carente di competenza territoriale.
3. Il rigetto del quarto motivo di ricorso comporta l’assorbimento dei restanti motivi.
Il ricorso proposto è, conclusivamente, rigettato. Nulla per le spese in mancanza di attività difensiva dell’intimata.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso.

Acquista un abbonamento annuale a tutte le sentenze di merito. Clicca qui


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

1 Commento

  1. Salve una srl con sede legale in Lombardia ma con sede effettiva/operativa/amministrativa in altra regione a quale concessionario deve fare riferimento?
    Grazie. Saluti

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI