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Transazione: come va calcolata l’imposta di registro?

21 aprile 2017


Transazione: come va calcolata l’imposta di registro?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 aprile 2017



Un’azienda sanitaria e un privato transigono una controversia relativa al risarcimento del danno biologico. Si tratta di transazione stragiudiziale. In che misura va calcolata l’imposta di registro?

 

In primo luogo, preme sottolineare che la mera deliberazione da parte dell’organo competente dell’azienda sanitaria non è idonea a perfezionare la transazione. Neppure se il contenuto dell’atto deliberativo sia costituito dall’accettazione della proposta effettuata dal privato.

Tale deliberazione, infatti, ha valenza meramente interna. Benché presupposto necessario, essa non è da sola sufficiente a manifestare all’esterno la volontà dell’ente. A scanso di ogni equivoco, inoltre, preciso che la medesima deliberazione non costituisce fatto concludente per legge idoneo a ritenere concluso un contratto. Tale sarebbe, seguendo l’esempio posto dal quesito, solo l’integrale pagamento dell’importo deliberato. In altri termini, l’assenza di una scrittura privata che formalizzi il contenuto della transazione tra l’azienda sanitaria (in persona del legale rappresentante o del dirigente delegato) e il privato renderebbe sempre incerta l’esecuzione della prestazione facente capo alla prima in base al proprio deliberato. Nel caso in cui detta prestazione non venga eseguita, o venga eseguita solo in parte, l’unico rimedio per il privato sarà quello di avviare un’azione di accertamento del danno biologico e dei suoi presupposti e di condanna al pagamento dell’equivalente monetario. Ossia l’avvio di un nuovo processo, per il quale non si vedono margini per l’utilizzo della procedura monitoria o di altri più rapidi procedimenti (salvo l’accertamento tecnico preventivo con funzione conciliativa [1] nel caso in cui il danno biologico derivi da malpractice medica).

A diverse conclusioni potrebbe giungersi solo nell’ipotesi in cui l’atto deliberativo dell’organo competente, piuttosto che preludere a una transazione, costituisca:

  • estrinsecazione della volontà di adempiere all’obbligo risarcitorio;
  • un atto di ricognizione del debito al risarcimento del danno gravante sull’azienda sanitaria.

Tornando all’ipotesi in cui, invece, vi sia composizione di una lite (attuale o anche solo potenziale) e questa si cristallizzi in una scrittura privata non autenticata di transazione, non vi è la necessità di procedere a sua registrazione e al pagamento della relativa imposta attesa anche la natura non patrimoniale del danno biologico [2]. Tuttavia, nel caso in cui detta transazione sia poi azionata in giudizio (ad esempio, per chiederne l’adempimento), si manifesterà l’uso della stessa (ossia il deposito presso le cancellerie giudiziarie) e l’atto verrà tassato in occasione della registrazione della sentenza. In questo caso, ovviamente, l’imposta può formare oggetto di refusione in favore della parte vittoriosa che l’abbia eventualmente anticipata. Fermo restando che l’obbligo di pagamento dell’imposta nei confronti dell’Erario grava solidalmente tra le parti della sentenza. Infine, si rammenta che qualora al risarcimento provveda l’assicuratore dell’azienda sanitaria tutti gli atti relativi al rapporto assicurativo sono espressamente esclusi dall’obbligo di registrazione, ivi inclusa la transazione e le ricevute o le quietanze di pagamento.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Domenico Servello

note

[1] Ex art. 696 bis cod. proc. civ.

[2] Infatti, l’art. 9, parte prima, della Tariffa prevista dal d.P.R. n. 131 del 26.04.1986 si rivolge agli atti aventi contenuto patrimoniale e, pertanto, non è applicabile al danno biologico.

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