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Voucher, posso sostituirli col lavoro autonomo occasionale?


> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 aprile 2017



È possibile retribuire come lavoratore autonomo occasionale chi prima era pagato con i buoni lavoro?

Sono tanti i dubbi e le difficoltà emerse a seguito dell’abolizione dei voucher: in particolare, ci si chiede quale forma contrattuale possa sostituire validamente i buoni lavoro per retribuire chi presta la propria opera occasionalmente.

Si è molto parlato, in particolare, di mini jobs o dell’adattamento, con meno limiti, del contratto a chiamata: tuttavia, queste soluzioni non possono essere adottate immediatamente, in quanto, anche laddove la legge non sia necessaria e si provveda a creare nuove forme contrattuali con gli accordi di prossimità, occorre parecchio tempo per porre in essere i passaggi necessari.

Quale contratto adottare, dunque, nell’immediato? In molti pensano al lavoro autonomo occasionale: vediamo subito, allora, come funziona questo tipo di contratto e se può essere adatto a sostituire i voucher.

Lavoro autonomo occasionale

Per capire che cos’è il lavoro autonomo occasionale dobbiamo innanzitutto capire che cos’è il lavoro autonomo. È definito dal codice civile [1] lavoratore autonomo quel soggetto che svolge a favore di un committente un’opera o un servizio, con lavoro prevalentemente proprio, senza vincolo di subordinazione, fuori dal coordinamento del committente e senza inserimento funzionale nella sua organizzazione.

Il contratto di lavoro autonomo può essere concluso in forma scritta o anche verbalmente.

Si ha lavoro autonomo occasionale quando la prestazione ha natura discontinua o saltuaria: in pratica, oltre a realizzarsi i requisiti del lavoro autonomo, la prestazione deve essere resa in modo non prevalente e non abituale.

L’attività di lavoro occasionale si distingue dunque dalle attività di lavoro autonomo svolte abitualmente (anche in maniera esclusiva), che caratterizzano l’esercizio di una professione: queste ultime, peraltro, obbligano il professionista all’apertura di una partita Iva e di una posizione previdenziale. Il lavoro occasionale autonomo, invece,  non obbliga all’apertura di una partita Iva, ma solo all’apertura di una posizione presso la Gestione Separata, se si superano i 5.000 euro di compensi annui.

Lavoro autonomo occasionale: i limiti

Peraltro, il limite dei 5.000 euro annui si riferisce alla sola iscrizione presso la Gestione Separata dell’Inps (i contributi sono dovuti nella stessa misura prevista per i cococo). Non esistono, invece, dei limiti di reddito o relativi alle giornate di lavoro svolte per stabilire la sussistenza, o meno, dell’occasionalità, in quanto è necessario valutarla volta per volta.

In pratica, anche se si superano 5.000 euro di compensi in un anno o 30 giornate di lavoro, non è obbligatorio aprire la partita Iva (questi limiti erano validi per le mini cococo, abolite dal 2015 ad opera del Jobs Act [2] ed erroneamente sono ritenuti da alcuni validi per il lavoro autonomo occasionale).

Ad ogni modo, anche se non è richiesta l’apertura della partita Iva, ciò non significa che i compensi non siano tassati: su di essi, difatti, deve essere applicata la ritenuta d’acconto, pari al 20% dell’imponibile (se il committente è sostituto d’imposta, diversamente non deve essere applicata alcuna trattenuta); compensi e ritenute devono poi  essere inseriti nella dichiarazione dei redditi, tra i redditi diversi, perché sia determinata l’imposta dovuta a titolo definitivo.

Lavoro autonomo occasionale: per quali attività

Vediamo ora per quali attività è possibile utilizzare il lavoro autonomo occasionale al posto dei voucher.

Va fatta innanzitutto notare una differenza fondamentale: i voucher erano utilizzati per retribuire il lavoro occasionale accessorio, mentre in questo caso parliamo sì di lavoro occasionale, ma autonomo.

Lo spartiacque è dunque dato dall’autonomia: in buona sostanza, i voucher potevano essere utilizzati anche per retribuire un’attività autonoma occasionale, assieme a tutte quelle attività definite marginali per la loro discontinuità.

La fattispecie del lavoro autonomo occasionale, invece, non può essere utilizzata per tutte quelle attività prima pagate con i buoni, ma solo per quelle caratterizzate da un certo grado di autonomia.

In pratica, perché ci sia autonomia non deve esserci alcun vincolo di subordinazione, né coordinamento (diversamente parleremmo di cococo) o inserimento funzionale nell’organizzazione del committente.

Di conseguenza, perché si possa retribuire un’attività come lavoro autonomo occasionale bisogna dimostrare, possibilmente documentandolo nel contratto, che effettivamente sussista un’autonomia nella gestione dell’attività da parte del lavoratore, come ad esempio la libertà nell’organizzare il proprio lavoro.

note

[1] Art. 2222 Cod. Civ.

[2] D.lgs 81/2015.

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1 Commento

  1. Credo che a seguito della circolare 107 del 2017 dell’INPS, il lavoro autonomo occasionale sia rimasto in vigore con le stesse regole del passato (in questo articolo ben evidenziate).

    Ciò che invece è cambiato sono le regole per il lavoro occasionale svolto con vincolo di subordinazione che, a seguito della richiamato circolare 107 / 2017 INPS, è regolato dal cd. “libretto di famiglia” oppure dal “contratto di prestazione occasionale”.

    Corretto? Aspetto conferme ovvero smentite. Grazie.

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