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Sentenza basata su falsa testimonianza: che fare?

21 Aprile 2017


Sentenza basata su falsa testimonianza: che fare?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 Aprile 2017



Una decisione a me sfavorevole e a vantaggio del mio condominio in appello si è basata su una falsa testimonianza e su documenti falsi. Posso denunziare il condominio per truffa e il falso testimone per concorso?

Il rimedio esperibile avverso le sentenze d’appello che risultino frutto di errore giudiziario cagionato da falsa testimonianza o da falsità dei documenti prodotti da una delle parti, possono essere impugnate mediante revocazione. La revocazione è, infatti, uno strumento che la legge mette a disposizione delle parti per impugnare sentenze pronunciate in grado di appello o in unico grado nei seguenti casi tassativi [1]:

  • se sono l’effetto del dolo di una delle parti in danno dell’altra;
  • se si è giudicato in base a prove riconosciute o comunque dichiarate false dopo la sentenza oppure che la parte soccombente ignorava essere state riconosciute o dichiarate tali prima della sentenza;
  • se dopo la sentenza sono stati trovati uno o più documenti decisivi che la parte non aveva potuto produrre in giudizio per causa di forza maggiore o per fatto dell’avversario;
  • se la sentenza è l’effetto di un errore di fatto risultante dagli atti o documenti della causa. Vi è questo errore quando la decisione è fondata sulla supposizione di un fatto la cui verità è incontrastabilmente esclusa, oppure quando è supposta l’inesistenza di un fatto la cui verità è positivamente stabilita, e tanto nell’uno quanto nell’altro caso se il fatto non costituì un punto controverso sul quale la sentenza ebbe a pronunciare;
  • se la sentenza è contraria ad altra precedente avente fra le parti autorità di cosa giudicata, purché non abbia pronunciato sulla relativa eccezione;
  • se la sentenza è effetto del dolo del giudice, accertato con sentenza passata in giudicato.

La revocazione, in altre parole, trova il suo fondamento nella scoperta di nuove circostanze che, se conosciute in precedenza, avrebbero comportato una decisione diversa da quella già presa. Attraverso la revocazione, la parte può quindi ottenere una nuova valutazione del caso dallo stesso giudice che si è già pronunciato sulla questione e che potrà ora tenere conto delle nuove circostanze.

Il termine per proporre revocazione avverso le sentenze pronunciate in grado d’appello è di 30 giorni decorrenti dal giorno in cui è stato scoperto il dolo, o la falsità, o la collusione, o è stato recuperato il documento prima non producibile [2].

Nel caso di specie, è stata pronunciata una sentenza sfavorevole al lettore in ragione di una falsa testimonianza resa nel giudizio di primo grado e di documenti falsi prodotti in grado d’appello. Oltre a ciò, il lettore afferma di aver ricostruito esattamente solo di recente, mediante ricostruzione di atti catastali, la sua effettiva condizione di proprietario.

A prima vista dunque, sulla base del quesito posto, il caso di specie sembrerebbe riconducibile al motivo di revocazione indicato al n. 2) dell’elenco di cui sopra (se si è giudicato in base a prove riconosciute o comunque dichiarate false dopo la sentenza oppure che la parte soccombente ignorava essere state riconosciute o dichiarate tali prima della sentenza), e sarebbe necessario, affinché la proposizione della revocazione risultasse ammissibile, ottenere prima in sede penale una sentenza di condanna per falsa testimonianza – nei confronti del testimone che ha deposto il falso – e di condanna per falso, nei confronti di chi ha formato e prodotto in giudizio il documento contraffatto.

Il reato di falsa testimonianza [3], però, si prescrive nel termine di 6 anni, decorrenti dalla data della deposizione; dunque, se il testimone ha deposto nell’anno 2009, oggi non è possibile agire nei suoi confronti, essendosi il reato oramai prescritto, e tale vizio della sentenza sfavorevole al lettore non potrà essere invocato quale motivo di revocazione. Per le medesime ragioni non sarà nemmeno possibile agire in sede civile nei confronti del teste falso, per ottenere il risarcimento dei danni patiti in conseguenza della falsa deposizione.

Con riguardo alla falsità dei documenti prodotti si configura invece il reato di falso in scrittura privata [4]: chiunque al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, forma in tutto o in parte una scrittura privata falsa, o altera una scrittura privata vera è punito, qualora ne faccia uso o lasci che altri ne facciano uso, con la reclusione da sei mesi a tre anni. Per pacifico orientamento giurisprudenziale, infatti, chi produce in giudizio documenti falsi, inducendo così il giudice in errore, non commette delitto di truffa, bensì reato di falso in scrittura privata [5].

Sono contemplate due differenti tipologie di condotta: in primo luogo si prende in considerazione la condotta di falsificazione (forma in tutto o in parte una scrittura privata falsa o altera una scrittura privata vera), laddove, con il termine “formare” dobbiamo intendere la contraffazione del documento, ovvero la creazione di un atto che non proviene dall’autore apparente, mentre per “alterazione” si intende qualsiasi modificazione non autorizzata che venga introdotta nella scrittura privata. La seconda condotta consiste nel fare uso o nel lasciare che altri faccia uso del documento contraffatto o alterato. La mera falsificazione è esente da pena, se non si verifica questo ulteriore fatto, che costituisce anche la consumazione della fattispecie, per la quale non è necessario che il reo abbia conseguito i vantaggi che si riprometteva con la condotta.

Il reato di falsità in scrittura privata è procedibile a querela della persona offesa, da presentarsi  entro 3 mesi dal giorno in cui si ha notizia del fatto che costituisce reato (nel caso di specie dal giorno in cui si scopre la falsità del documento).

La prova della falsità dovrà essere data, ad esempio, producendo copia del documento nella sua versione non contraffatta o mediante testimoni che confermino che l’atto in questione è stato alterato.

Conseguentemente, se non sono ancora decorsi tre mesi dalla scoperta della falsità del documento, sarà possibile sporgere denuncia-querela nei confronti di chi ha falsificato l’atto e (entro 30 giorni dalla medesima scoperta) impugnare altresì la sentenza d’appello mediante revocazione, chiedendo contemporaneamente la sospensione del giudizio civile in attesa della definizione di quello penale.

La revocazione potrebbe essere proposta – sussistendone le prove – per dolo di una delle parti in danno dell’altra – o per ritrovamento di uno o più documenti decisivi che la parte non aveva potuto produrre in giudizio per causa di forza maggiore o per fatto dell’avversario – purchè siano dimostrabili la “forza maggiore” o il “fatto dell’avversario”.

La giurisprudenza sostiene in particolare che deve trattarsi di scoperta effettiva e completa, riconoscibile solo quando si sia acquisita la ragionevole certezza – non essendo sufficiente il mero sospetto – che il dolo vi sia stato ed abbia ingannato il giudice, fino a determinarne statuizioni diverse da quelle che sarebbero state adottate a conclusione di un dibattito corretto [6]. Precisamente, infatti, il dolo revocatorio si concreta negli artifizi e nei raggiri che una parte abbia messo in campo per pregiudicare in concreto il potere di difesa avversario e la possibilità in capo al giudicante di accertare la verità [7]. Sarà, pertanto, indispensabile che il lettore abbia elementi che dimostrino rigorosamente la malafede di controparte.

Con riguardo, infine, all’ipotesi del ritrovamento dopo la sentenza di uno o più documenti decisivi che la parte non aveva potuto produrre in giudizio per causa di forza maggiore o per fatto dell’avversario, questa è invocabile solo se gli atti catastali che afferma aver ricostruito solo di recente erano in precedenza, per causa di forza maggiore, non producibili e/o reperibili. La giurisprudenza afferma, infatti, in proposito che tale ipotesi di revocazione presuppone che un documento preesistente alla decisione impugnata, che la parte non abbia potuto produrre a suo tempo per causa di forza maggiore o per fatto dell’avversario, sia stato recuperato solo successivamente a tale decisione, sicché essa non può essere utilmente invocata con riferimento a un documento formato dopo la decisione [8] e ancora che ai fini dell’ammissibilità dell’impugnazione per revocazione straordinaria è necessario che la parte indichi nel ricorso sia le ragioni che hanno impedito all’istante di produrre i documenti rinvenuti in ritardo sia quelle relative alla decisività dei documenti stessi, incombendo sulla parte che si sia trovata nell’impossibilità di produrre i documenti asseritamente decisivi nel giudizio di merito, l’onere di provare – con particolare rigore soprattutto quando si tratti di documenti esistenti presso una Pubblica Amministrazione, facilmente reperibili – che l’ignoranza dell’esistenza del documento o del luogo ove esso si trovava non è dipesa da colpa o negligenza, ma dal fatto dell’avversario o da causa di forza maggiore [9]. Conseguentemente anche tale motivo di revocazione dovrà essere sorretto da idonei e precisi elementi di fatto e da rigorosa prova.

In ogni caso, l’atto introduttivo del giudizio di revocazione sarà bene che contenga apposita istanza di sospensione della sentenza d’appello, al fine di poter tutelare al meglio il diritto di proprietà del lettore, nel tempo necessario allo svolgimento di tale impugnazione.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Valentina Azzini

note

[1] Art. 395 cod. proc. civ.

[2] Ai sensi dell’art. 325 cod. proc. civ.

[3] Art. 372 cod. pen.

[4] Disciplinato dall’art. 485 cod. pen.

[5] Cass. sent. n. 9951 dello 09.03.2015; Cass. sent. n. 17472 del 24.03.2009; Cass. sent. n. 21868 del 18.04.2002.

[6] Cass. sent. n. 2989 del 16.02.2016.

[7] Cons. Stato sent. n. 2398 del 13.05.2015.

[8] Cass. sent. n. 20587 del 13.10.2015.

[9] Cass. sent. n. 22159 del 20.10.2014.


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2 Commenti

  1. BUONGIORNO. PER QUANTO RIGUARDA IL PRESENTE ARTICOLO,PER L’ONORE,LA BUONA EDUCAZIONE,IL BUON ESEMPIO,PER L’ONESTO PERCORSO DELLA SOPRAVVIVENZA DI OGNUNO,E’ QUANT’ALTRO RELATIVO ALL’UMANA CIVILTA’,PRIMA DI DARE LA POSSIBILITA’ DI EMETTERE LE SENTENZE “DIAMETRALMENTE” OPPOSTE,I CITTADINI LESI DEBBONO AVERE L’AUTORIZAZZIONE DI “VISIONARE” DETTAGLIATAMENTE TUTTI GLI ATTI INSERITI NEL FASCICOLO.
    IN FEDE PRESIDENTE ASSOCIAZIONE A.N.I.O.P.A. NONCHE’ STUDENTE DETECTIVE CECILIA LOLIVA PINTO

  2. BUONGIORNO. AD INTEGRAZIONE DEL MIO PRIMO COMMENTO,AGGIUNGO; SOLO ESPLETANDO IL LAVORO DI TUTTI I CITTADINI DI QUALUNQUE CETO SOCIALE A REGOLA D’ARTE E’ PER LA “SEMPLICISSIMA LOGICA”, SI POTRA’ ELIMINARE PER SEMPRE TUTTO CIO’ CHE DI FALSO,VILE,SPREGEVOLE, CRUDELE, ILLEGALE, ANOMALO,E’ VIA DICENDO RELATIVO ALLA DISUMANA INCIVILTA’,CHE DA TANTISSIMI ANNI RUOTAVA E’ RUOTA ATTUALMENTE IN TUTTI I SETTORI, POICHE’, VISTO L’ANOMALO “ANDAZZO” CHE FINO ADESSO HA REGNATO SOVRANO HA DANNO DEI CITTADINI VERI LAVORATORI “ONESTI”,LE CRICCHE DI MALAFFARE INCREMENTANO SEMPRE DI PIU’, POICHE’ SI SENTONO DI AVER OTTENUTO IL “NULLAOSTA” PER CONTINUARE SERENI E’ TRANQUILLI HA TRUFFARE,E’ QUANT’ALTRO DI ANOMALO E’ ILLEGALE.
    PER CUI URGENTEMENTE C’E’ BISOGNO DI EMANARE “NORMALI E’ GIUSTE LOGICHE”(MEGLIO CHIAMARLE LOGICHE ANZICCHE’ LEGGI),PER FAR RESTITUIRE CELERMENTE IL “MALTOLTO”; PER CUI,PRENDERE IN CONSIDERAZIONE IL VECCHIO E’ SAGGIO PROVERBIO;”CHI ROMPE PAGA ED I COCCI SARANNO I SUOI”;MENTRE PER LE VARIE INCOMPETENZE,SVARIATI “ONESTI” CITTADINI,OLTRE AL DANNO SUBISCONO ANCHE LE BEFFARDE RISATE,LE MOINE E’ VARIE VOLTE ANCHE AGGRESSIONI,E’ GLI STESSI SPREGEVOLI ESSERI SI VANTANO DI ESSERE “RICCHI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!”,CERTO RUBANOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO.
    RINGRAZIO DELL’OPPORTUNITA’ CHE CI DATE PER ESPRIMERE E’ SEGNALARE ILLEGALI E’ ANOMALI CASI CHE REALMENTE ACCADONO E’ SONO SOTTO GLI OCCHI DI TUTTI QUOTIDIANAMENTE.
    COMPLIMENTI PER GLI ARTICOLI.
    COLGO L’OCCASIONE PER PORGERE ALL’INTERO STAFF OSSEQUI
    IN FEDE STUDENTE DETECTIVE CECILIA LOLIVA PINTO

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