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Naspi: posso ottenerla se mi dimetto e trovo un nuovo lavoro?

21 aprile 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 aprile 2017



L’indennità di disoccupazione può essere ottenuta da chi si dimette perché ha trovato un altro impiego, se poi viene licenziato?

 

Ho trovato un nuovo lavoro e vorrei dimettermi dall’attuale occupazione, dato che l’azienda tra non molto chiuderà; ho paura, però, di non aver diritto alla Naspi se dovessi essere licenziato dalla nuova azienda.

Chi si dimette non perde la Naspi per sempre, perché le settimane di contributi accreditate e le giornate di effettivo lavoro non si cancellano: chi si dimette non ha diritto alla Naspi solo in quanto manca il requisito della perdita involontaria dell’occupazione, necessario per ottenere lo stato di disoccupazione.

Se il lavoratore si dimette perché ha trovato un nuovo lavoro e, successivamente, viene licenziato dalla nuova azienda, le settimane di contribuzione relative al vecchio lavoro e le giornate lavorative si sommano a quelle del nuovo impiego, per dar luogo alla prestazione.

Questo, perché l’indennità di disoccupazione viene determinata sulla base di tutti i contributi versati nei 4 anni precedenti alla data di licenziamento, sia in merito alla durata (la metà delle settimane contribuite in questo lasso di tempo), sia in merito all’ammontare dell’assegno (il 75% dell’imponibile medio, sino a un certo limite).

Naspi: imponibile medio e nuovo lavoro

In particolare, la Naspi è pari al 75% dell’imponibile medio Inps (nella maggior parte dei casi coincidente con lo stipendio lordo) degli ultimi 4 anni, sino a 1.195 euro ; superata questa soglia, l’indennità è incrementata del 25% della differenza tra  1.195 euro ed il maggior importo, sino ad un limite massimo di 1.300 euro. Viene poi decurtata del 3% ogni mese, a partire dal 4°.

Se ci si dimette perché si è trovato un nuovo impiego, dunque, ma non si ha la certezza della sua durata, o si sa già che sarà breve (ad esempio perché si tratta di un lavoro stagionale), bisogna fare bene i propri conti: se lo stipendio è molto basso, questo diminuirà l’imponibile medio, quindi anche l’ammontare della prestazione. Dovendosi, comunque, quantificare la media nell’arco degli ultimi 4 anni, se il rapporto di lavoro con stipendio più basso risulta più breve rispetto ad altri contratti con retribuzione più alta, l’impatto nella diminuzione dell’assegno è più limitato.

Naspi e dimissioni

Ad ogni modo, giova ricordare che non tutte le dimissioni determinano la perdita dello stato di disoccupazione.

Ad esempio la Naspi può essere ottenuta con:

  • le dimissioni per giusta causa;
  • le dimissioni durante il periodo tutelato di maternità.

La risoluzione consensuale di solito viene assimilata alle dimissioni, tranne quella conseguente alla procedura di conciliazione obbligatoria.

In definitiva, se il lavoratore sta pensando di dimettersi perché ha trovato un nuovo lavoro, ma non è sicuro della sua stabilità e la retribuzione è più bassa, occorre far bene i propri conti, anche con l’aiuto di un consulente del lavoro: pur essendo vero che ai fini della Naspi non perde i periodi pregressi (sino ai 48 mesi precedenti la data dell’eventuale futuro licenziamento), la nuova occupazione può comunque comportare una riduzione, rispetto all’assegno calcolato sull’imponibile medio del vecchio lavoro.

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1 Commento

  1. Il nuovo lavoro deve avere una durata minima? Per esempio:
    dopo le dimissioni da un contratto a tempo indeterminato (con 30 giorni di effettivo lavoro negli ultimi 12 mesi, e le 13 settimane negli ultimi 48 mesi), stipulo un contratto T.D. di un giorno, tale evento, unito ai requisiti dei 30 giorni e delle 13 settimane, maturate tramite il precedente indeterminato, mi da diritto alla Naspi?

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