Diritto e Fisco | Articoli

Possibile compensare debiti e crediti con il fisco

2 Ottobre 2012
Possibile compensare debiti e crediti con il fisco

Se il contribuente vanta dei crediti nei confronti del Fisco, può compensarli con gli eventuali debiti.

Esiste un modo per recuperare un credito nei confronti dall’erario senza dover attendere i biblici tempi dei rimborsi statali: la Commissione Tributaria Provinciale di Trento [1] ha riconosciuto la possibilità, per i contribuenti che avanzino somme di denaro verso il fisco, di compensare dette partite con eventuali debiti dovuti al fisco stesso. Si tratta del meccanismo della compensazione giudiziale, effettuata cioè con provvedimento del magistrato su richiesta della parte.

Tale possibilità è sempre stata negata dall’Agenzia delle Entrate che, in casi del genere (in cui, cioè, lo stesso soggetto è titolare sia di debiti che di crediti verso lo Stato) ritiene che si debba innanzitutto pagare quanto dovuto e, per ottenere poi il pagamento del credito, si debba procedere nelle forme ordinarie con la richiesta di rimborso e la conseguente attesa (che a volte può durare anni).

Tuttavia, sostengono i giudici tributari di Trento, la norma che consente la compensazione del dare/avere, tra il cittadino e l’erario, esiste [2], ma non è mai stata regolamentata con norme di attuazione. Negare perciò al contribuente un diritto riconosciutogli dalla legge solo perché, a distanza di circa dodici anni, il Ministero dell’economia e delle Finanze non ha ancora emanato i regolamenti di esecuzione significherebbe sovvertire il principio della gerarchia delle fonti e privilegiare un regolamento al posto della legge (che invece è diretta e immediata espressione del popolo) [3].

La sentenza – un importante e raro precedente in materia – prosegue con queste significative affermazioni: “Se il contribuente è chiamato a versare somme pur dovute, ma in presenza di un suo credito nei confronti dell’Ente impositore, viene a sopportare, anche se solo in via temporanea, un onere economico superiore a quello richiesto dalle leggi d’imposta. Se l’Erario continua ad incassare, pur essendo debitore nei confronti del privato, si viene a trovare nella disponibilità di somme che, in realtà, non gli sono dovute, con evidente lesione anche del principio di capacità contributiva. Tale anomala situazione verrebbe poi sanata all’atto del rimborso ma, sino a quando la restituzione non è compiuta, non sembra potersi negare la violazione del principio costituzionale soprarichiamato“.

È bene chiarire, tuttavia, che nel caso di specie la compensazione è stata possibile proprio perché è intervenuto un giudice a disporla [4], non potendo invece essere operata in autonomia dal contribuente.

 

 


note

[1] Comm. Trib. Prov. Trento, sent. n. 81/01/12 del 19.06.2012.

[2] Così previso dall’art. 8, comma 1, legge n. 212/2000, c.d. Statuto dei Contribuenti.

[3] Così prosegue la sentenza: “Non solo, ma, significherebbe anche, ledere i principi costituzionali della riserva di legge (art. 23 Cost.) e della capacità contributiva (art. 53 Cost.), posto che, ove si dovesse ritenere che l’operatività della compensazione sia condizionata dai regolamenti amministrativi, si verrebbe a ritenere che la disciplina della compensazione sarebbe rimessa non alla legge, ma a regolamenti, cioè ad atti amministrativi”.

[4] Si dice “Compensazione giudiziale”.


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