Professionisti Procedimenti di istruzione preventiva

Professionisti Pubblicato il 31 marzo 2017

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Presupposti e procedura per l’istruzione preventiva. La raccolta delle prove ante causam. Assunzione preventiva di testimoni, accertamento tecnico e ispezione giudiziale.

Si ha procedimento di istruzione preventiva allorché, per ragioni d’urgenza, un mezzo istruttorio viene assunto prima dell’inizio del giudizio cui si riferisce o, comunque, prima che il giudice istruttore lo abbia ammesso. La caratteristica principale di questi procedimenti è la loro provvisoria indipendenza dal giudizio sull’ammissibilità o sulla rilevanza della prova, che dovrà essere compiuto in modo autonomo dal giudice del merito.

Relativamente alle modalità di assunzione delle prove in via preventiva, non si deve fare riferimento al procedimento cautelare in generale. infatti, gli artt. 692 e ss. non sono stati toccati dalla riforma, che prevede per i procedimenti di istruzione preventiva, sulla scorta dell’art. 669quaterdecies, l’applicazione del solo art. 669septies (in tema di emanazione di provvedimento negativo).

L’istanza di istruzione preventiva può proporsi sia prima dell’inizio della causa di merito sia in corso di causa:

  1. nel primo caso si propone con ricorso al giudice che sarebbe competente per la causa di merito (Giudice di pace o Tribunale); ma in caso di eccezionale urgenza può proporsi anche al Tribunale del luogo in cui la prova deve assumersi (art. 693);
  2. nel secondo caso e in caso di interruzione o sospensione del giudizio (art. 699) l’istanza è rivolta al giudice di fronte a cui pende la causa.

Quali sono i mezzi di istruzione preventiva?

Singoli mezzi di istruzione preventiva, sono:

-Assunzione preventiva di testimoni

L’art. 692 prescrive che chi ha fondato motivo di temere che siano per mancare (es.: perché gravemente ammalati) uno o più testimoni, le cui deposizioni possono essere necessarie, può chiedere che ne sia ordinata l’audizione a futura memoria.

L’istanza deve indicare i motivi dell’urgenza e i fatti sui quali i testimoni devono deporre, nonché l’esposizione sommaria delle domande o delle eccezioni cui la prova è preordinata.

-Accertamento tecnico e ispezione giudiziale

L’art. 696 dispone che chi ha urgenza di far verificare, prima del giudizio, lo stato di luoghi o la qualità o condizione di cose, può chiedere che sia disposto un accertamento tecnico o una ispezione giudiziale. In tal caso, il giudice nomina il consulente tecnico e fissa la data dell’inizio delle operazioni (art. 696). Con il D.L. 35/2005, conv. in L. 80/2005 (applicabile ai procedimenti instaurati successivamente al 1° marzo 2006), si è poi prevista la possibilità che l’indagine peritale possa essere disposta anche sulla persona dell’interessato, e con il suo consenso, anche sulla  persona  della  controparte.

Prendendo poi atto di un orientamento affermatosi nella più recente giurisprudenza della Corte di Cassazione, il legislatore ha ammesso che l’accertamento tecnico possa concernere non solo la descrizione dello stato dei luoghi o la condizione e la qualità delle cose, ma anche l’accertamento delle cause e l’entità dei danni relativi all’oggetto della verifica (696, co. 2).

-Accertamento tecnico preventivo obbligatorio che costituisce condizione di procedibilità per i giudizi in materia di invalidità civile (art.  445bis).

– Consulenza tecnica preventiva ai fini della conciliazione della lite.

La consapevolezza che in numerose controversie il reale oggetto del contendere è costituito dalla esatta determinazione del quantum, ha spinto il legislatore con la citata legge 80/2005, ad introdurre l’art. 696bis. La norma, applicabile a partire dal 1° marzo 2006, prevede che possa chiedersi una consulenza tecnica in via preventiva, anche al di fuori dei presupposti di urgenza previsti dall’art. 696, finalizzata all’accertamento ed alla relativa determinazione dei crediti derivanti dalla mancata o inesatta esecuzione di obbligazioni contrattuali o da fatto illecito (si pensi all’ipotesi di un sinistro stradale, nel quale si discute unicamente sul grado di invalidità riportato dal danneggiato) per favorire una definizione stragiudiziale della controversia, evitando che, dopo la consulenza, giunga all’esame del magistrato. Infatti il consulente, prima di depositare la relazione, tenta la conciliazione delle parti. In caso di esito positivo, il relativo verbale acquista efficacia esecutiva con decreto del giudice; in caso di esito negativo ciascuna delle parti può acquisire la relazione nel successivo giudizio di merito.


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