Diritto e Fisco | Editoriale

Facebook e privacy: il social network conserva i nostri dati. Chi gioca col fuoco si brucia

22 ottobre 2011 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 ottobre 2011



La scoperta che Facebook conserva un’enorme mole di dati di ognuno di noi (corrispondenti a circa mille e duecento fogli formato A4), tra messaggi, conversazioni, foto, post, ha risollevato il problema della violazione della privacy e della eliminazione di tali informazioni anche dopo la cancellazione dell’utente dal social network.

Facebook ha, per ognuno di noi, un fascicolo di oltre 1.200 fogli A4.

La scoperta è di Max Schrems, studente austriaco di 24 anni che, intenzionato ad andare a fondo sulle violazioni della privacy perpetrate dal social network, ha richiesto all’azienda blu tutti i dati che lo riguardavano (come consente la direttiva europea in tema di trattamento dei dati personali). Dopo diverse insistenze, il giovane ha ricevuto un CD contenente un file pdf, con il suo dossier personale.

Tutte le conversazioni che aveva avuto in chat, le foto che aveva caricato o in cui era stato taggato, i messaggi inviati, le pagine preferite, i commenti. Proprio tutta quella che era stata la sua storia di soli tre anni sul libro dei volti. Non poco materiale, se penso che io, invece, sono iscritto da oltre cinque.

Così Max ha pensato di denunciare al Garante tutte le presunte violazioni della privacy. E molto di ciò che dice Max Schrems è vero.

Tra i tanti illeciti, Facebook raccoglie informazioni degli utenti a loro insaputa. Un esempio sono i gusti in materia di pubblicità o le preferenze sulle applicazioni, che vengono fuori da automatiche indagini statistiche sui click degli utenti. Come una sorta di agente pubblicitario che ci segue durante la giornata, controlla le vie che percorriamo, le vetrine che guardiamo, le cose che compriamo.

Che dire, ancora, del riconoscimento facciale automatico, eseguito a insaputa degli utenti taggati. A questi poi è consentito – ma solo ex post – di cancellare il tag, attività che potrebbe essere svolta diverso tempo dopo, quando ormai il danno è fatto.

Lo stesso consenso al trattamento dei dati personali non sempre viene fornito in modo chiaro e inequivoco. E lo sappiamo bene: quando c’è di mezzo la pubblicità, molti diritti fondamentali dell’uomo trovano “legittima” compressione.

Non in ultimo, Facebook conserva i dati degli utenti quand’anche questi provvedano alla cancellazione. Una foto, un commento, un tag, una chat. I fruitori del social network manifestano una volontà espressa quando eliminano queste “orme” sulla piattaforma. Ebbene, tale estinzione è solo virtuale e apparente. I server dell’azienda, invece, conservano un backup di tutta la nostra vita, delle conversazioni private, dei messaggi segreti, delle foto intime. Tutto è immagazzinato e pronto a essere resuscitato in un normalissimo CD.

Così scandalizzato, Max ha creato un sito, EuropevsFacebook (ancora in lingua originale, ma in attesa di volontari traduttori), dove sconfessa l’operato del social network.

La nostra società ha scoperto l’acqua calda: che in genere scotta! Chi gioca col fuoco si brucia. Chi si iscrive a un social network deve sapere che, in un modo o nell’altro, acconsente a tutto ciò.

E la cosa più stravagante di questa epoca è che, proprio dopo aver combattuto per codificare prima e far entrare poi nelle abitudini dei cittadini il concetto di privacy e di riservatezza (diritti sconosciuti fino a poco tempo fa’), proprio questa stessa società ha deciso di scambiarli in cambio di una mezz’ora su “Farmville”.


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