Professionisti I procedimenti camerali o di volontaria giurisdizione

Professionisti Pubblicato il 1 aprile 2017

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Qual è la disciplina generale dettata per i procedimenti in camera di consiglio?

Con tale espressione ci si riferisce a quei procedimenti che il Codice denomina procedimenti in camera di consiglio (artt. 737 e ss.). sono caratterizzati dall’assenza di contenziosità e quindi di contraddittorio.

Le norme generali che regolano i procedimenti in camera di consiglio sono le seguenti:

  1. l’atto introduttivo ha la forma del ricorso, presentato al giudice competente;
  2. la decisione avviene, senza contraddittorio, in camera di consiglio, con decreto motivato;
  3. il decreto è reclamabile al giudice superiore, sia dalle parti, sia dal P.M.: il reclamo, però, deve essere proposto nel termine perentorio di dieci giorni dalla comunicazione del decreto;
  4. il decreto diviene efficace con lo scadere di detto termine; ma il giudice, se vi è urgenza, può disporne l’efficacia immediata;
  5. i decreti sono modificabili e revocabili in ogni tempo, salvi i diritti dei terzi acquistati in buona fede.

Si ricorda, infine, che l’art. 50bis introdotto dal d.Lgs. 51/1998 ha confermato  la competenza del Tribunale in composizione collegiale nelle cause di cui agli artt. 737 e ss., salvo sia diversamente disposto in specifiche disposizioni normative.

I principali procedimenti camerali sono i seguenti.

I – Separazione personale fra coniugi

Il procedimento per la separazione personale tra coniugi tende ad ottenere una sentenza che ordini la separazione dei coniugi, con gli effetti previsti dall’art. 156 c.c. Giudice competente (trattasi di competenza funzionale) è, per le cause intraprese dopo l’entrata in vigore del d.L. 35/2005, conv. in L. 80/2005, il Tribunale del luogo dell’ultima residenza comune dei coniugi ovvero, in mancanza, quello in cui il coniuge convenuto ha residenza, e non più il Tribunale del luogo ove il coniuge convenuto ha residenza o domicilio.

Laddove il coniuge convenuto sia residente all’estero e risulti irreperibile, la domanda si propone presso il Tribunale del luogo di residenza del ricorrente, e se anche questo risiede all’estero, presso qualsiasi Tribunale della repubblica.

Quali sono i tipi di separazione personale fra coniugi?

Essa può essere di due tipi:

1)- Separazione giudiziale, se è richiesta da una parte nei confronti dell’altra. In tal caso il procedimento è contenzioso, e si conclude con sentenza.

Il processo si distingue in due fasi: una presidenziale, ed un’altra, eventuale, che si svolge innanzi al giudice  designato  (giudice istruttore e Collegio).

Nella prima fase il presidente ha la funzione anzitutto di conciliare le parti; quindi, se la conciliazione non riesce, di dare, con ordinanza, i provvedimenti temporanei ed urgenti che reputa opportuni nell’interesse dei coniugi e della prole; nonché di nominare il giudice istruttore, fissando l’udienza di comparizione delle parti avanti a costui. La causa prosegue, quindi, con le forme ordinarie.

La citata legge 80/2005 (entrata in vigore il 1° marzo 2006 ed applicabile ai procedimenti instaurati a partire da tale data), ha innovato la disciplina del procedimento di separazione (prevedendo analoghe norme anche per il giudizio di divorzio) ed, in particolare, ha sostituito gli artt. 706, 707, 708 e 709 con gli artt. da 706 a  709bis.

Infatti, allo scopo di non vanificare l’efficacia della fase presidenziale e le possibilità di conciliazione, ha previsto che il ricorso introduttivo si limiti a contenere l’esposizione dei fatti sui quali la domanda è fondata. Presentato il ricorso viene fissata l’udienza presidenziale assegnando un termine al convenuto per depositare una propria memoria difensiva e depositare documenti. All’udienza così fissata le parti devono comparire ora con l’assistenza di un difensore, ma se non compare il ricorrente ovvero se rinuncia, la domanda non ha più effetto.

Laddove la conciliazione non riesca, ovvero il convenuto non compaia, il presidente adotta     i provvedimenti più opportuni nell’interesse della prole e del coniuge e fissa una successiva udienza di trattazione dinanzi all’istruttore.

La L. 8 febbraio 2006, n. 54 (in vigore dal 16 marzo 2006), in tema di «disposizioni in materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso dei figli», ha ulteriormente integrato la predetta disciplina inserendo in particolare l’art. 709ter che prevede due ipotesi sulle quali il giudice è chiamato a pronunciarsi:

– soluzione delle controversie in ordine all’esercizio della responsabilità (non più potestà ex D.Lgs. 154/2013) genitoriale o delle modalità dell’affidamento;

– soluzione delle controversie in caso di gravi inadempienze o di atti che comunque arrechino pregiudizio al minore o ostacolino il corretto svolgimento delle modalità dell’affidamento.

2)- Separazione consensuale, se è chiesta da entrambe le parti. In tal caso il procedimento, dopo una fase presidenziale che si svolge con le stesse modalità sopra esaminate, prosegue in camera di consiglio e si conclude con l’omologazione della separazione consensuale da parte del Collegio.

Da ultimo, il D.L. 132/2014, conv., con modif., in L. 162/2014, ha previsto, in alternativa al procedimento ordinario, la facoltà dei coniugi di stipulare una convenzione di negoziazione assistita da almeno un avvocato per parte (vedi Parte i, cap. 1, par. 10) oppure di concludere un accordo innanzi all’ufficiale dello stato civile (vedi lett. B) per la soluzione consensuale della separazione personale, del divorzio o della modifica delle relative condizioni.

II – Accordi di separazione consensuale, di divorzio e di modifica delle relative condizioni innanzi all’ufficiale di stato civile

L’art. 12, D.L. 12-9-2014, n. 132, conv. in L. 10-11-2014, n. 162, ha introdotto la facoltà per i coniugi di concludere, innanzi al sindaco del comune di residenza di uno di loro o del comune presso cui è iscritto o trascritto l’atto di matrimonio, un accordo di separazione personale ovvero, nei casi di cui all’art. 3, co. 1, n. 2), lett. b), L. n. 898/70, di scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, nonché di modifica delle condizioni di separazione o di divorzio.

Tali disposizioni, in vigore dall’11-12-2014, non si applicano in presenza di:

  • figli minori;
  • figli maggiorenni incapaci o portatori di handicap grave ai sensi dell’art. 3, co. 3, L. 104/1992;
  • figli economicamente non autosufficienti.

il sindaco, in qualità di ufficiale dello stato civile, riceve da ciascuna delle parti personalmente, con l’assistenza facoltativa di un avvocato, la dichiarazione che esse vogliono separarsi o divorziare od ottenere la modifica delle relative condizioni. L’accordo non può contenere patti di trasferimento patrimoniale.

L’atto contenente l’accordo è compilato e sottoscritto immediatamente dopo il ricevimento delle predette dichiarazioni. L’accordo tiene luogo dei provvedimenti giudiziali che definiscono, nelle ipotesi predette, i procedimenti di separazione personale, divorzio e modifica delle relative condizioni. nei soli casi di separazione personale, ovvero di cessazione degli effetti civili del matrimonio o di scioglimento del matrimonio secondo condizioni concordate, l’ufficiale dello stato civile, quando riceve le dichiarazioni dei coniugi, li invita a comparire di fronte a sè non prima di 30 giorni dalla ricezione per la conferma dell’accordo, anche ai fini degli adempimenti di legge.

In sostanza, i coniugi devono recarsi due volte dinanzi al sindaco, la prima per comunicare l’intervenuto accordo di separazione o divorzio e la seconda per confermarlo. La mancata comparizione (anche di uno solo dei coniugi) equivale a mancata conferma dell’accordo.

Nell’ipotesi, invece, di modifica delle condizioni di separazione o divorzio non è necessaria la conferma dinanzi al sindaco dell’accordo raggiunto tra le parti, sicché deve ritenersi che lo stesso produca effetti immediati dal momento della sua conclusione.

Qual è la differenza fra la convenzione di negoziazione di cui all’art. 6, D.L. 132/2014 e l’accordo innanzi all’ufficiale dello stato civile?

L’accordo dei coniugi innanzi all’ufficiale dello stato civile, di cui all’art. 12, D.L. 132/2014, conv. in L. 162/2014, si differenzia dalla procedura di negoziazione assistita cui i coniugi possono ricorrere ai sensi dell’art. 6 del D.L. cit. (cfr. Parte I, cap. 1, par. 10), in quanto, nel primo, non sono consentiti patti di trasferimento patrimoniale e non è necessaria l’assistenza degli avvocati. Entrambi gli istituti si fondano, però, sull’autonomia negoziale delle parti e rappresentano metodi alternativi di risoluzione delle controversie, introdotti dal legislatore con finalità deflattive del carico dei giudizi pendenti. Identico è l’ambito di applicazione, mentre i casi di esclusione dell’applicabilità dell’art. 12 (presenza di figli minori, maggiorenni incapaci o disabili, o economicamente non autosufficienti) non operano per la procedura di negoziazione assistita, che, tra l’altro, richiede sempre la comunicazione dell’accordo al procuratore della Repubblica presso il tribunale competente.

Il termine triennale previsto dall’art. 3, co. 1, n. 2, lett. b), secondo capoverso, L. 898/70, per la proposizione della domanda di divorzio decorre, nel caso di attivazione della procedura semplificata di cui all’art. 12 in esame, dalla data dell’atto contenente l’accordo di separazione concluso innanzi all’ufficiale di stato civile.

III – Amministrazione di sostegno

L’istituto è stato introdotto dalla L. 9-1-2004, n. 6 in vigore dal 19 marzo 2004. Pur non avendo operato una revisione generale degli istituti di protezione degli incapaci, la norma ha disposto alcune modifiche a quelli già esistenti (interdizione ed inabilitazione) per tenere conto della novità introdotta.

Infatti, la modifica ha comportato il riassetto del Titolo XII del Libro i del Codice civile «Delle misure di protezione delle persone prive in tutto o in parte di autonomia» che si compone di un nuovo Capo i denominato «Dell’amministrazione di sostegno» (artt. 404-413 c.c.). il Capo ii si intitola «Dell’interdizione, della inabilitazione e della incapacità naturale» ed è stato integrato di quanto necessario.

Per quanto riguarda il codice di rito, le modifiche hanno riguardato l’art. 51 con l’aggiunta — tra i casi di astensione — dell’ipotesi che il giudice sia amministratore di sostegno di una delle parti e l’aggiunta dell’art. 720bis che prevede l’applicabilità ai procedimenti in materia di amministrazione di sostegno degli artt. 712 (Forma della domanda), 713 (Provvedimenti del presidente), 716 (Capacità processuale dell’interdicendo e dell’inabilitando), 719 (Termine per l’impugnazione) e 720 (Revoca dell’interdizione o dell’inabilitazione). dispone inoltre l’art. 720bis che contro il decreto del giudice tutelare è ammesso reclamo alla corte d’appello ex art. 739 e che contro questo provvedimento è ammesso ricorso per cassazione.

La cd. Legge Cirinnà, sulle unioni civili e le convivenze (L. 20-5-2016, n. 76), ha effettuato un modesto intervento anche sull’art. 712 del codice di rito, comportando ampliamento del novero dei soggetti che possono proporre ricorso per l’interdizione, inabilitazione e amministrazione di sostegno estendendo cioè tale diritto anche al convivente di fatto.

Il primo elemento che si evidenzia è la flessibilità dell’istituto che si pone come strumento valido per sostenere una situazione grave e lunga di incapacità, ma non definitiva e totale, anche derivante da menomazione fisica (portatori di handicap; anziani; lungodegenti) o da tossicodipendenza. si prevede anche la possibilità che un soggetto, in previsione della propria futura incapacità, indichi il nome (o più nomi nell’ipotesi che questi non accetti) della persona che desideri come proprio    amministratore di sostegno.

Per il resto il procedimento si interseca con quello per l’interdizione o inabilitazione, sia utilizzando i medesimi meccanismi (domanda proposta con ricorso, esame del soggetto, capacità e autorizzazione del designato, revoca della pronuncia) sia intervenendo sugli stessi, modificandoli (nomina preventiva del tutore e del curatore, ampliamento delle persone legittimate attive). infine esso viene ricompreso tra i procedimenti che devono essere trattati nel periodo feriale (art. 92 Ord. giudiz.).

IV – Interdizione e inabilitazione

Tali procedimenti, sui quali è comunque intervenuta la L. 6/2004 sull’amministrazione di sostegno, sono diretti alla costituzione di uno status, di interdetto o di inabilitato, nell’interesse superiore del soggetto incapace di intendere e di volere.

La domanda si propone con ricorso diretto al Tribunale del luogo in cui la persona da interdire, o inabilitare, ha residenza o domicilio (competenza funzionale).

Legittimati a proporre ricorso sono: il coniuge, i parenti entro il quarto grado; gli affini entro il secondo grado; il tutore o curatore; il pubblico ministero. se l’interdicendo o l’inabilitando si trova sotto la responsabilità genitoriale o ha per curatore uno dei genitori, legittimati sono soltanto il genitore medesimo o il pubblico ministero (art. 417 c.c.). a questi soggetti la 6/2004 ha aggiunto gli stessi interdicendi e inabilitandi nonché la persona con questi convivente.

La sentenza è costitutiva dello stato di interdizione o inabilitazione e produce i suoi effetti dal giorno della sua pubblicazione (e non dal passaggio in giudicato); può essere impugnata da tutti coloro che avrebbero potuto proporre la domanda, anche se non hanno partecipato al giudizio, nonché dal tutore o curatore nominato nella sentenza.

V – Altre ipotesi

Dichiarazione di assenza e di morte presunta (artt. 722 e ss.).

Provvedimenti relativi ai minori ed agli incapaci (artt. 732 e ss.) (es.: autorizzazione al genitore o al tutore a compiere una vendita di un bene del minore o dell’interdetto).

Autorizzazione alla vendita di beni ereditari (artt. 747 e ss.).

Apposizione e rimozione dei sigilli (artt. 752 e ss.).

Formazione di inventario (artt. 769 e ss.).

Provvedimenti conseguenti all’accettazione dell’eredità con beneficio d’inventario (artt. 778 e ss.).

Provvedimenti relativi al curatore dell’eredità giacente (artt. 781 e ss.).


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