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Lo sai che? La mia compagna è malata di sesso: che fare?

Lo sai che? Pubblicato il 22 aprile 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 22 aprile 2017

Convivo con la mia compagna (ex moglie); non risiedo nella casa in cui viviamo. Lei è malata di sesso, vuole farlo di continuo nonostante io sia malato. Sono oggetto di prevaricazioni e abusi. Che fare?

Senza avventurarci in considerazioni che esulano dal campo giuridico, il lettore deve verificare, anzitutto, se nei numerosi e diversi comportamenti che la signora pone in essere nei confronti del marito (meglio: dell’ex marito, ora convivente) si possano o meno riscontrare dei reati. Occorre, in altri termini, valutare se, con i suoi comportamenti, la signora abbia mai commesso (o stia commettendo) dei fatti penalmente rilevanti e come tali penalmente perseguibili.

A questo fine, è necessario fare un po’ di ordine tra le diverse condotte rappresentate.

Iniziamo con il dire che, recentemente, due provvedimenti legislativi [1] hanno operato la depenalizzazione di alcuni reati trasformandoli in illeciti civili punibili solo con sanzioni pecuniarie. L’intento dichiarato dal legislatore è stato quello di ridurre il campo delle condotte penalmente rilevanti escludendo quei fatti ritenuti di minore importanza ed allarme sociale. Tra i reati depenalizzati vi è l’ingiuria.

Prima dell’entrata in vigore della nuova legge sulla depenalizzazione le offese all’onere ed al decoro di cui è fatto oggetto con l’uso delle frasi offensive che il lettore ha riportato nel testo della domanda, potevano essere penalmente sanzionate e condurre ad una condanna in sede penale. Sia chiaro, comunque, che con la depenalizzazione non è certo consentito offendere liberamente ed a proprio piacimento le altre persone, ma il fatto (l’ingiuria) risulta oggi essere penalmente irrilevante ed il responsabile potrà vedersi comminare solo una sanzione di tipo pecuniario determinata in sede civile.

A conclusione di questa prima parte, pertanto, eccezion fatta per la minaccia di morte cui si fa riferimento (che costituisce autonomo reato che nel caso specifico è anche perseguibile di ufficio) non sussistono condotte penalmente rilevanti nelle frasi ingiuriose ed offensive riportate.

Prima di procedere oltre è opportuno chiarire cosa si intenda per perseguibilità di ufficio. In linea generale, sotto questo profilo, si devono distinguere i reati perseguibili di ufficio da quelli perseguibili solo a querela di parte. Se un reato è perseguibile di ufficio significa che, una volta intervenuta la denuncia, il suo ritiro (si chiama rimessione) non ha alcun effetto rispetto all’andamento del procedimento che continuerà a seguire il suo corso.

Più complicata è la questione relativamente agli atti sessuali. Diversamente, infatti, da quello che comunemente si pensa, la legge non punisce solo l’atto sessuale in senso stretto (inteso quale rapporto sessuale culminante con la penetrazione) ma anche tutti gli altri atti sessuali compiuti e/o subiti senza consenso. Se, ad esempio, mia moglie mi costringe a palparle il sedere contro la mia volontà anche questo solo atto può farsi rientrare nel campo del penalmente rilevante. L’attuale normativa, infatti, non distingue più come avveniva in passato tra “atti di congiunzione carnale” ed atti che venivano detti di “libidine violenta”, avendo scelto il legislatore una definizione comprensiva di tutte le azioni sessuali idonee a provocare l’eccitamento. Per potersi configurare il reato di violenza sessuale è necessario, però, che la costrizione all’atto sessuale avvenga con violenza o con minaccia (o con abuso di autorità) ed è prevista una ipotesi specifica per il caso in cui si abusi di una persona in condizioni di inferiorità fisica o psichica. Attese le condizioni di salute del lettore, il suo caso potrebbe farsi rientrare tra quest’ultima ipotesi.

In conclusione, specie se si può fornire la prova della costrizione all’atto sessuale a mezzo di registrazioni audiovisive (perfettamente lecite ed utilizzabili secondo la più recente giurisprudenza se a registrale è una persona presente alla registrazione) i comportamenti posti in essere dalla signora possono essere oggetto di specifica denuncia-querela alla autorità giudiziaria.

Per completezza e precisione, si tratterebbe di un “terreno scivoloso”, dove le prove degli abusi dovrebbero risultare inattaccabili e corroborate da una dettagliata perizia sulle condizioni di salute, di “menomazione” e di inferiorità e disagio psico-fisico.

Venendo, agli altri comportamenti determinati dalla ossessiva gelosia, non possono ravvisarsi reati se non, con una certa forzatura interpretativa (e su di un terreno poco esplorato) il reato di stalking. Anche in questo caso, la prova delle condotte reiterate di molestie e minacce che hanno determinato il cambiamento delle abitudini di vita ed il perdurante stato di ansia (queste sono, in buona sostanza, le caratteristiche del reato di stalking) dovrebbe essere rigorosa con le stesse modalità poco sopra descritte.

Esaurito, brevemente, il quadro generale, si cerca di rispondere direttamente alle domande del lettore:

  • se querelassi mia moglie a cosa andrebbe incontro? Con la presentazione della querela si avvia il procedimento penale. Il pubblico ministero al quale sarà assegnato il fascicolo compirà le indagini che riterrà opportune (per esempio, escussione di persone informate sui fatti, acquisizione delle registrazioni ed altro). Se, all’esito delle indagini, riterrà che vi siano elementi per processare la donna avanzerà richiesta di rinvio a giudizio. All’esito del processo potrà essere condannata o assolta. Se condannata ad una pena complessiva superiore ai 3 anni potrebbe anche andare in galera.
  • Devo lasciare l’appartamento o lo deve decidere un giudice? Se l’appartamento in questione è di proprietà esclusiva della signora sarebbe opportuno lasciarlo prima che intervenga l’autorità giudiziaria. In ogni caso, se ciò non fosse possibile, si consiglia di riscontrare la raccomandata nel senso di inviare risposta nella quale, essenzialmente, si va a rappresentare l’impossibilità allo stato di lasciare l’appartamento in mancanza di altra idonea sistemazione.
  • La polizia può decidere di mettermi fuori di casa anche se non ho la residenza qui? No, la polizia non può arbitrariamente decidere di “mettere il lettore fuori casa” a meno che non si riscontrino delle ragioni di gravità tale da ingenerare un concreto pericolo. Esempio: se intervenuti a casa dovessero verificare che c’è il pericolo concreto che il lettore possa compiere dei gravi atti di violenza nei confronti di sua moglie, usando, ad esempio, il coltello che tiene sul comodino, per salvaguardare la sua incolumità fisica, potrebbe essere adottato un provvedimento di allontanamento di urgenza il quale dovrà, comunque, essere validato dalla autorità giudiziaria. Eccezione fatta per questa ipotesi non potrà essere arbitrariamente ed ingiustificatamente allontanato da casa. Per quanto riguarda, infine, le frasi offensive che anche il lettore riferisce a sua moglie, è chiaro che valgono le stesse regole sopra chiarite in riferimento alle ingiurie di cui è fatto oggetto.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Antonio Ciotola

note

[1] D. lgs. nn. 7 e 8 del 15.01.2016.


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