Professionisti Ordini di protezione contro gli abusi familiari

Professionisti Pubblicato il 1 aprile 2017

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Procedimenti in materia di violenza domestica contro gli abusi all’interno della famiglia: l’articolo 342 bis del codice civile.

La L. 5-4-2001, n. 154 è intervenuta in un delicato settore qual è quello della violenza domestica che rappresenta, purtroppo, un fenomeno in aumento in tutti i paesi industrializzati compresa l’Italia.

La norma quindi ha previsto misure rapide, di carattere cautelare e provvisorio sia ad opera del giudice penale, sia ad opera di quello civile.

Dispone, infatti, l’art. 342bis c.c., introdotto dalla legge citata, che quando la condotta del coniuge o di altro convivente è causa di grave pregiudizio all’integrità fisica e morale ovvero alla libertà dell’altro coniuge o convivente, il giudice, qualora il fatto non costituisca reato perseguibile d’ufficio, su istanza di parte può adottare con decreto uno o più dei provvedimenti di cui all’art. 342ter c.c.

L’art. 5, L. 154/2001 estende l’applicazione delle norme di protezione anche ad altri componenti del nucleo familiare (sia che si tratti dell’aggressore sia della vittima), in quanto compatibili.

Preliminarmente occorre osservare che la tutela in sede civilistica può essere ancor più tempestiva di quella penale in quanto la valutazione del giudice nel disporre la misura prescinde da indizi di colpevolezza per un fatto di reato, pur basandosi su comportamenti specifici (grave pregiudizio per l’integrità psicofisica e per la libertà dell’altro coniuge o convivente).

Il giudice, pertanto, con il decreto di cui all’art. 342bis c.c. ordina la cessazione della condotta pregiudizievole e dispone l’allontanamento dalla casa familiare del coniuge o del convivente che ha tenuto tale condotta, ordinandogli, ove occorra, di non avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dall’istante (luogo di lavoro, domicilio della famiglia d’origine etc.), salvo che questi non debba frequentarli per esigenze di lavoro.

L’art. 8, L. 154/2001 esclude l’applicabilità della tutela nel caso in cui sia stata già proposta domanda di separazione personale o divorzio. in tali casi, saranno applicabili gli artt. 706 e ss. c.p.c. nel cui procedimento potranno essere assunti provvedimenti contenuti nell’art. 342ter c.c.

Il giudice, inoltre, può disporre il pagamento periodico di un assegno a favore delle persone conviventi che, per effetto dell’allontanamento rimangono prive di mezzi adeguati, fissando modalità e termini di versamento.

La durata dell’ordine di protezione, che non può essere superiore a sei mesi, può essere prorogata, su istanza di parte, soltanto se ricorrano gravi motivi per il tempo strettamente necessario.

La competenza ratione materiae è del tribunale. dispone, infatti, l’art. 736bis (introdotto dalla citata L. 154/2001) che l’istanza di cui all’art. 342bis c.c. si propone con ricorso al tribunale del luogo di residenza o di domicilio dell’istante, che provvede in camera di consiglio in composizione monocratica.

L’art. 736bis prevede l’applicabilità degli artt. 737 ss. per quanto non previsto dallo stesso ed in quanto compatibili.

Il giudice designato, sentite le parti, procede agli atti di istruzione necessari e provvede con decreto motivato immediatamente esecutivo.

Nel caso di urgenza, il giudice, assunte ove occorra sommarie informazioni, può adottare immediatamente l’ordine di protezione fissando l’udienza di comparizione delle parti davanti a sé entro un termine non superiore a quindici giorni ed assegnando all’istante un termine non superiore a otto giorni per la notificazione del ricorso e del decreto. All’udienza il giudice conferma, modifica o revoca l’ordine di protezione, con decreto.

Contro il decreto con cui il giudice adotta l’ordine di protezione o rigetta il ricorso è ammesso reclamo al tribunale, il quale provvede in camera di consiglio, in composizione collegiale.

L’elusione dell’ordine del giudice civile è penalmente sanzionata ai sensi dell’art. 388 c.p.

Tutti i procedimenti civilistici, compresi quelli esecutivi e cautelari, diretti ad ottenere la corresponsione dell’assegno di mantenimento, sono esenti dall’imposta di bollo e da ogni altra tassa.


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