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Lo sai che? Conversazioni hot con minorenne in chat: cosa rischio?

Lo sai che? Pubblicato il 22 aprile 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 22 aprile 2017

Ho 38 anni e una corrispondenza online con una ragazza di 14 anni. Parliamo di argomenti sessuali e ha iniziato un gioco di seduzione, a cui ho dato corda ma mai nulla di concreto. La sola chat è reato?

Il quesito proposto impone un’analisi particolarmente delicata e complessa, considerando tuttavia che in materia di reati che coinvolgono la sfera sessuale, specialmente nei confronti di minori, l’analisi giuridica dei fatti non può prescindere da una conoscenza approfondita del contesto sociale e relazionale dei soggetti coinvolti.

Quanto alla domanda sulla rilevanza delle conversioni via chat, il legislatore ha introdotto nel codice penale l’adescamento di minorenni [1] che punisce chiunque carpisce la fiducia di un minore di anni sedici attraverso artifici, lusinghe e minacce anche mediante l’utilizzo della rete internet, al fine di compiere, fra gli altri, i reati di violenza sessuale [2] e atti sessuali con minorenne [3]. Il reato è punito con la pena della reclusione da uno a tre anni.

Nel caso che riguarda il lettore, non conoscendo l’esatto contenuto delle conversazioni via chat fra lui e la minore, non si può escludere che eventuali apprezzamenti, inviti o ricostruzioni anche fantasiose a sfondo sessuale da parte del lettore possano essere considerate lusinghe finalizzate ad avvicinare la ragazza o a carpirne il consenso. Tale fine dovrebbe essere dimostrato in giudizio, sicché potrebbe risultare sufficiente in quella sede la prova che nonostante tali conversazioni egli non ha approfittato degli incontri con la ragazza per compiere atti sessuali o per usarle violenza. Ciò tuttavia potrebbe non bastare poiché un giudice potrebbe desumere dal contenuto esplicito delle conversazioni l’oggettiva finalità di un appagamento sessuale. Il reato di cui si parla è, infatti, reato di pericolo, che punisce cioè la condotta che produce un pericolo per la libertà sessuale e psico-fisica del minore, anche se tale pericolo dovesse non concretizzarsi.

È consigliabile usare ancor più prudenza nel relazionarsi a soggetti minorenni tramite conversazioni o altre comunicazioni a sfondo chiaramente sessuale.

Quanto ai rischi conseguenti ad un’eventuale dichiarazione della minore sul concreto verificarsi delle “fantasie” immaginate via chat è bene considerare anzitutto che qualunque accusa di questo genere andrebbe rigorosamente provata. L’insidia più rilevante in questi casi è data dal fatto che spesso in giudizio si scontrano le dichiarazioni accusatorie della presunta vittima e quelle difensive dell’imputato, in assenza di testimoni o altre prove. In questi casi la giurisprudenza permette che il giudice possa condannare anche sulla base delle sole dichiarazioni della vittima [4], senza che si possa prescindere tuttavia da una esaustiva valutazione sulla credibilità di costei, ad esempio tramite il supporto di altri indizi concordanti e/o tramite perizia psicologica, psichiatrica o medica. È chiaro che in un processo con una vittima di minore età l’accertamento dell’esistenza di numerose conversazioni telematiche a sfondo chiaramente sessuale fra la vittima e l’imputato costituirebbe un elemento probatorio rilevante.

Nel caso del lettore pare decisiva anche la questione dell’esatta età della minore. Egli scrive che la ragazza ha quattordici anni e che la corrispondenza tra loro dura da circa un anno. Anzitutto è bene verificare che la ragazza abbia effettivamente compiuto i quattordici anni, dato che l’esperienza dimostra che i minori tendono a dichiarare e dimostrare un’età maggiore di quella reale quando si relazionano con soggetti adulti. In ogni caso la durata “da circa un anno” pare implicare la concreta possibilità che la relazione fra loro abbia coinvolto, seppur brevemente, il periodo nel quale la minore aveva un’età inferiore ai quattordici anni. La distinzione è rilevante in quanto il compimento atti sessuali con un minore infraquattordicenne è reato anche in presenza di libero consenso di costui. La pena prevista in questi casi è della reclusione da cinque a dieci anni. In tal caso, la giurisprudenza utilizza una definizione piuttosto ampia di “atti sessuali”, comprendendovi tutti quegli atti in grado di coinvolgere e attingere la sfera sessuale dell’individuo. Anche in assenza di contatto fisico, quando il comportamento del maggiorenne sia univocamente e chiaramente diretto a compiere atti sessuali con il minore provocando in costui un turbamento psicologico (cosiddetto stato d’ansia reattivo) si risponde del reato, benché nella forma attenuata del tentativo [5]. Il riferimento ad abbracci e ancor di più a non meglio specificati “scherzi”, impone di usare particolare prudenza e soprattutto di consigliarla per il futuro.

Nel caso in cui la minore abbia avuto fin dal principio della relazione un’età maggiore di quattordici anni il compimento di atti sessuali col il consenso della ragazza non integra il reato. È bene considerare, tuttavia, che l’eventuale sussistenza di elementi riguardanti il quadro complessivo delle relazioni fra il lettore e la minore potrebbero configurare il diverso reato di violenza sessuale tramite abuso delle condizioni di inferiorità psichica della vittima. In tal caso, pur in presenza di consenso della vittima minore ma ultraquattordicenne, potrebbero essere valorizzate eventuali prove di un abuso da parte del lettore della condizione di minorità psichica comunque connaturata nella relazione fra un minore e un adulto.

In conclusione, i fatti sinteticamente narrati impongono di suggerire per il futuro la massima prudenza, evitando contatti diretti e denotanti una certa intimità, nonché il ripetersi di comunicazioni scritte aventi significati chiaramente e univocamente sessuali.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Andrea Iurato

note

[1] Art. 609 undecies cod. pen.

[2] Art. 609 bis cod. pen.

[3] Art. 609 quater cod. pen.

[4] Cass. sent. n. 44644 del 18.10.2011.

[5] Cass. sent. n. 31290 del 22.07.2013.


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