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Quando si può parcheggiare in seconda fila

2 aprile 2017


Quando si può parcheggiare in seconda fila

> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 aprile 2017



Multa da annullare se viene dimostrato lo stato di necessità ossia la necessità di salvare sé o altri da un pericolo grave e imminente.

La leggenda narra di un uomo trovato dai vigili disteso a terra, su un’area di parcheggio vuota; alla richiesta di chiarimenti dei vigili sul perché di questo incomprensibile comportamento, l’uomo ha risposto: «Ho trovato un posto libero, così ho mandato mia moglie a comprare subito un’auto!». Di ironia ce n’è bisogno quando si cerca un parcheggio perché, a volte, a meno di rinunciare a ciò che si vuole fare, è necessario parcheggiare in seconda fila. Cosa che, ovviamente, il codice della strada vieta in via generale e senza eccezioni. Ma le eccezioni possono essere desunte dal confronto tra le norme e, soprattutto, dall’interpretazione che di esse danno i giudici. E nei tribunali è ormai entrato questo principio: tutte le volte in cui l’automobilista viola il codice della strada in stato di necessità, la multa può essere annullata.

A questo punto, se ti stai chiedendo quando si può parcheggiare in seconda fila, devi ben comprendere cosa si intende per stato di necessità e, a tal fine, bisogna risalire al codice penale. Questo perché, secondo i giudici, alle sanzioni amministrative (come quelle derivanti dalla violazione del codice della strada) sono applicabili gran parte dei principi validi per i reati e, quindi, anche le cosiddette «cause di giustificazione» come, appunto, lo stato di necessità.

La legge [1] stabilisce, in proposito, che «Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo».

Dunque, è possibile parcheggiare in seconda fila solo se sussistono le seguenti condizioni:

  • urgenza: il pericolo cui si vuole porre rimedio deve essere attuale;
  • la situazione di pericolo deve essere non altrimenti evitabile: in pratica, non deve essere possibile trovare soluzioni alternative se non quella di violare il codice della strada;
  • gravità: il danno che si cerca di contrastare non deve essere lieve, ma di entità rilevante e tale da porre l’automobilista o altra persona in una situazione di pericolo per la vita o per l’integrità fisica (quindi, non è necessario che vi sia il rischio di morte, ma non è neanche possibile parlare di gravità in caso di una ferita leggera).

Facciamo qualche esempio per poter comprendere meglio quando si può parcheggiare in seconda fila.

Quando si può parcheggiare in seconda fila

In tutti questi casi, l’automobilista che parcheggia in seconda fila può richiamarsi allo stato di necessità. Poiché però questa situazione non può essere evinta dal vigile che fa la multa, sarà necessario procedere alla successiva contestazione, per come più avanti spiegheremo, attraverso un’apposita richiesta al comando di polizia locale, con allegata la documentazione che dimostra il predetto stato di necessità. Ecco qualche esempio in cui si può far annullare la multa per parcheggio in seconda fila:

  • acquisto in farmacia di una medicina salvavita di cui c’è urgente bisogno nell’immediatezza;
  • soccorso a un familiare che ha chiesto urgente aiuto ai parenti con una telefonata;
  • necessità di recarsi al pronto soccorso per un problema grave proprio o di uno dei passeggeri trasportati nell’auto. La multa può essere annullata a prescindere da quello che sarà il responso dei medici: ad esempio, se il conducente ritiene di avere un imminente infarto, mentre poi viene diagnosticata una semplice tachicardia, a rilevare è quello che ritiene (in buona fede) l’interessato. La Cassazione, a riguardo, ha detto che, in tema di esclusione della responsabilità per violazioni amministrative, affinché ricorra l’esimente dello stato di necessità, occorre che sussista un’effettiva situazione di pericolo imminente di un grave danno alla persona, non altrimenti evitabile, ovvero l‘erronea convinzione, provocata da circostanze oggettive, di trovarsi in tale situazione;
  • necessità di accompagnare dal medico una persona caduta a terra nell’immediatezza [2].

Ricordiamo che, chi è munito di pass invalidi, può lasciare l’auto nelle zone di divieto di sosta, purché il parcheggio non costituisca intralcio alla circolazione.

Quando non si può parcheggiare in seconda fila

  • visita dal medico curante, priva di condizioni di urgenza e necessità;
  • acquisto in farmacia di medicine di uso ordinario o per malattie non gravi;
  • necessità di andare a trovare un familiare in ospedale che è già stato ricoverato e per il quale sono già intervenuti i soccorsi [3]; in tal caso, infatti, l’arrivo tempestivo dell’automobilista non è determinante al fine di scongiurare il danno alla persona già soccorsa dai medici e che, tuttavia, sia in condizioni gravi;
  • necessità di presentarsi a un esame o a un colloquio di lavoro (l’interessato deve essere sempre in grado di calcolare, con largo anticipo, i tempi necessari per trovare parcheggio e gli eventuali imprevisti);
  • trasporto d’urgenza, presso un veterinario, di un animale gravemente ferito e raccolto poco prima [3];
  • necessità di evitare un danno economico [4].

note

[1] Art. 54 cod. pen.

[2] Cass. sent. n. 4710/1999: « l’esimente dello stato di necessità può essere invocata ove un veicolo sia stato usato per il trasporto di persone che si trovino in uno stato di pericolo fisico, anche putativo, purché si sia in presenza di circostanze concrete (nella specie, una caduta accidentale della proprietaria del veicolo, che aveva indotto la conducente, nuora della prima, ad accompagnarla d’urgenza presso un ambulatorio medico, nel convincimento, pur erroneo, della sussistenza di un effettivo pericolo imminente)».

[3] Cass. sent. n. 287/2005. la previsione dell’art. 4 l. n. 689 del 1981 postula, in applicazione degli art. 54 e 59 c.p., che fissano i principi generali della materia, una effettiva situazione di pericolo imminente di danno grave alla persona, non altrimenti evitabile, ovvero l’erronea persuasione di trovarsi in tale situazione, persuasione non colpevole in quanto provocata da circostanze oggettive», ha confermato la decisione di merito che aveva escluso la configurabilità di una siffatta situazione di pericolo in un caso in cui, in sede di opposizione al verbale della polizia stradale con il quale gli era stata contestata la violazione di cui all’art. 142, comma 9, del nuovo codice della strada per aver superato, alla guida della propria autovettura, il limite di velocità consentito, l’opponente aveva, tra l’altro, invocato lo stato di necessità adducendo che, nel momento dell’accertamento della violazione, si stava recando con urgenza in ospedale, ove il proprio genitore era stato ricoverato in gravi condizioni (la decisione, ritenuta corretta dalla Suprema Corte, sottolineava che l’opponente si era limitato, al riguardo, a fornire la dimostrazione del ricovero del padre quale «soggetto affetto da scompenso cardiaco cronico», senza provare in qual modo il pericolo di danno grave alla persona del genitore potesse ritenersi non evitabile altrimenti che con l’arrivo in ospedale dello stesso opponente, e come detto arrivo potesse fornire un contributo determinante al fine di scongiurare il danno).

[3] Cass. sent. n. 14515/2009.

[4] Cass. sent. n. 228/2008: « In tema di sanzioni amministrative, l’esimente dello stato di necessità secondo la previsione dell’art. 4 l. n. 689 del 1981 postula, in applicazione degli art. 54 e 59 c.p., che fissano i principi generali della materia, una effettiva situazione di pericolo imminente di danno grave alla persona, non altrimenti evitabile, che non può essere ravvisata nell’esigenza di evitare un danno meramente economico».

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