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Come stabilire se c’è responsabilità del medico?

2 Aprile 2017
Come stabilire se c’è responsabilità del medico?

Dal 1° aprile 2017, il paziente danneggiato da un errore medico può, in alternativa alla mediazione, proporre una consulenza tecnica preventiva che gli consente di sapere con certezza e in anticipo quello che stabilità il consulente d’ufficio.

Non è sempre facile stabilire se il medico che ci ha avuto in cura o ci ha operato ha commesso un errore professionale. Il semplice problema fisico o i postumi derivanti da un trattamento medico o chirurgico potrebbero non dipendere da un’imperizia del dottore, ma da quelle variabili della medicina sottratte al controllo dell’uomo. Come stabilire, dunque, se c’è responsabilità medica? All’incertezza dei rapporti di «causa effetto», si aggiunge poi il fatto che non sempre si ha fiducia nell’avvocato, il quale potrebbe consigliarci (non necessariamente in mala fede) un’azione legale senza avere una perfetta conoscenza della scienza medica e delle sue “oscure relazioni”. Così come il parere del nostro consulente di parte – che ci ha rilasciato la perizia medico-legale – potrebbe essere influenzato dal fatto che siamo suoi clienti.

Dall’altro lato, fare una causa di responsabilità medica è sicuramente non così facile come potrebbe sembrare: i danni conseguenti a una cura potrebbero non dipendere dal dottore che ci ha seguito o, magari, non assumere quel grado di certezza che un giudice richiede per pronunciare la condanna. Peraltro, il medico si salva dalla responsabilità professionale dimostrando di essersi attenuto alle linee guida della materia: gli basta questo per esonerarsi da ogni conseguenza dell’intervento. Questo significa che, dopo tanti anni di sacrifici, potremmo trovarci una sentenza che rigetta la nostra domanda e ci condanna anche a pagare le spese processuali. Oltre al danno, la beffa. Allora, che fare se non si è sicuri della responsabilità del medico? Esistono due soluzioni.

La mediazione obbligatoria per le cause di responsabilità medica

Dal 2014, chi intende esercitare in giudizio un’azione per risolvere una lite relativa a una responsabilità medica ha l’obbligo di tentare una mediazione prima di agire in giudizio, pena l’improcedibilità della domanda giudiziale (cosiddetta «mediazione obbligatoria»). Per l’attività di mediazione le parti devono rivolgersi a un organismo di mediazione iscritto in un registro ministeriale il quale designa un mediatore professionista che aiuta le parti a trovare una soluzione della lite.

Nella mediazione obbligatoria e delegata le parti devono farsi assistere da un avvocato.

All’atto del conferimento dell’incarico, l’avvocato deve informare l’assistito della possibilità di avvalersi del procedimento di mediazione e delle agevolazioni fiscali. Deve informarlo anche dei casi in cui il tentativo di mediazione è obbligatorio (ed è quindi condizione di procedibilità della domanda giudiziale).

L’informazione deve essere fornita chiaramente e per iscritto. Il documento che contiene l’informazione è sottoscritto dall’assistito e deve essere allegato all’atto introduttivo dell’eventuale giudizio.

Responsabilità medica: la consulenza tecnica preventiva

Dal 1° aprile 2017, il paziente danneggiato che intende richiedere il risarcimento del danno derivante da responsabilità medica, in alternativa alla mediazione obbligatoria, può svolgere un «tentativo obbligatorio di conciliazione» proponendo ricorso per consulenza tecnica preventiva [1]. In buona sostanza, con questo tipo di procedimento, il danneggiato chiede al Presidente del Tribunale di nominare un perito affinché sottoponga a visita il malato e rediga una relazione stabilendo se questi ha effettivamente ragione o meno (da un punto di vista tecnico, ossia a prescindere dalle questioni processuali, ma solo con riferimento alla pretesa sostanziale della responsabilità medica). In pratica il consulente nominato dal tribunale fa quello che, di norma, farebbe un consulente tecnico d’ufficio (cosiddetto Ctu), ma lo fa prima ancora della causa, dimodoché le parti sappiano già quale potrebbe essere l’esito del giudizio e, in virtù di ciò, tentino un accordo. Accordo che sarà più facile raggiungere proprio perché vengono subito scoperte le carte.

Tale procedimento costituisce, così come la mediazione obbligatoria, condizione per poter procedere in causa. Pertanto se non è esperita, né la mediazione obbligatoria, né la conciliazione davanti al consulente tecnico, il successivo processo deve essere dichiarato improcedibile.

La consulenza tecnica preventiva può essere disposta prima dell’inizio della causa di merito, anche in assenza di una situazione di pericolo e dell’urgenza. Il giudice, a seguito dell’istanza di parte, fissa l’udienza di comparizione ed il termine per la notifica alla controparte; nomina il consulente e stabilisce il giorno di inizio delle operazioni peritali.

L’esito della perizia che potremmo chiamare “preventiva” (proprio perché viene espletata prima della causa e proprio allo scopo di evitare il giudizio) ha lo scopo di dissuadere le parti in conflitto dall’instaurare la causa di merito, rendendo più facile giungere a una transazione amichevole sulla base delle risultanze prospettate dal consulente. Le parti possono infatti avere una conoscenza anticipata sul possibile esito della futura causa e quindi decidere (in particolare la parte cui è stato prospettato un esito sfavorevole) di comporre amichevolmente la lite senza più procedere in tribunale.

Se la conciliazione riesce, viene redatto un verbale, dotato di efficacia di titolo esecutivo (ossia valevole al pari di una sentenza). Il verbale è esente dall’imposta di registro.

Se invece la conciliazione fallisce, il consulente provvede a depositare la relazione tecnica in cancelleria, che viene acquisita agli atti per il successivo giudizio di merito.


note

[1] Art. 696 cod. proc. civ.

Autore immagine: 123rf com


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5 Commenti

  1. Sono medico di Pronto Soccorso, proprietaria di un appartamento e un automobile. Sebbene abbia un’assicurazione lavorativa, mi risulta che questa non sempre copra eventuali richieste di risarcimento da parte della Corte dei Conti. Come posso tutelare il mio patrimonio e quali sono i costi?

    1. Prima di rispondere compiutamente al quesito è bene premettere che la miglior tutela del proprio patrimonio, nel caso di richiesta di risarcimento danni da responsabilità civile, è sempre costituita dalla stipula di un’assicurazione professionale tagliata su quelle che sono le specifiche e peculiari necessità di ciascun soggetto assicurato.Il consiglio pratico che si offre alla lettrice, pertanto, è di verificare le condizioni di polizza assicurativa stipulata dall’Ente per il quale presta attività lavorativa, esaminare con molta attenzione la copertura assicurativa da lei già stipulata ed eventualmente integrarla e successivamente indirizzarsi verso uno degli strumenti di segregazione patrimoniale come ad esempio il trust. Il trust, istituto giuridico di diritto inglese, trova riconoscimento in Italia a seguito della Convenzione de L’Aja del 1° luglio 1985, in vigore dal 1° gennaio 1992. La legge Finanziaria del 2007 ed alcune circolari dell’Agenzia delle Entrate, in particolare la n. 48/E del 6 agosto 2007, ne hanno disciplinato gli aspetti fiscali e tributari.Un soggetto, denominato disponente, nel caso specifico la lettrice, trasferisce beni di proprietà ad un affidatario, denominato trustee (che potrebbe essere sempre la lettrice), affinché quest’ultimo li amministri e li gestisca, in maniera autonoma, nell’interesse di uno o più beneficiari (nulla esclude che il beneficiario possa essere la lettrice) o per il raggiungimento di uno scopo.I beni trasferiti in trust diventano una massa distinta ed autonoma da quella del disponente, del trustee e del beneficiario.Al trustee può essere trasferito qualsiasi bene come ad esempio titoli di credito, somme di denaro, azioni di aziende di famiglia, quote di società immobiliari, preziosi ed opere d’arte, quote di fondi comuni di investimento, azioni quotate in Italia o all’Estero, immobili.Può, inoltre, essere trasferita sia la piena proprietà sia la nuda proprietà di un bene.Le modalità di trasferimento dipenderanno dalle caratteristiche dei diversi beni, il che richiede una valutazione specifica di ogni determinata situazione.Infine per quanto riguarda i costi, questi variano a seconda delle opzioni scelte e del professionista di fiducia che sarà incaricato.

  2. C’è la responsabilità dell’infermiera, che ha praticato la vaccinazione antipolio, e del medico addetto all’ambulatorio, che abbia permesso che la somministrazione del vaccino avvenisse in sua assenza, considerato che risulta accertata la mancanza di predisposizione da parte di costui di cautele atte ad evitare che ciò avvenisse in sua assenza e fuori dall’orario dell’ambulatorio. La condotta del medico è riconducibile ad un’omissione specifica, puntuale, che evidentemente non può non assumere una colorazione particolare alla luce del cumulo, nella stessa persona, della qualità di responsabile del servizio igiene pubblica e di coordinatore sanitario (oltre a quella di medico di turno dell’ambulatorio), e che vale a rendere credibile la tesi, secondo la quale questi avrebbe autorizzato o tollerato la somministrazione del vaccino in assenza di personale medico, tanto nella fase esecutiva quanto in quella di anamnesi, oltre che a fondare una responsabilità di tipo specifico derivante da violazione di obblighi di servizio realizzata a mezzo di comportamenti puntuali caratterizzati da manifesto disinteresse, evidenti omissioni e negligenze di particolare gravità.

  3. L’anestesista deve assistere il paziente sino all’assoluto risveglio dalla sedazione e non può allontanarsi, poiché deve poter far fronte ad eventuali complicanze, che possono sopraggiungere nel post operatorio.

  4. Responsabilità ad ampio raggio delle regioni per i debiti delle soppresse Usl. Chi è stato vittima di un’assistenza sanitaria inadeguata prima della eliminazione delle Usl, potrà, infatti, anche in fase di appello, chiamare in giudizio la Regione. In altre parole, l’ente regionale si troverà a rispondere non solo degli eventuali inadempimenti legati a contratti di fornitura o di appalto, ma anche delle richieste di risarcimento connesse agli episodi di malasanità.

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