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Fideiussione, come uscirne

3 aprile 2017


Fideiussione, come uscirne

> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 aprile 2017



Estinzione della fideiussione: il garante si libera solo quando viene estinta l’obbligazione principale o il debitore abbia pagato.

Chi presta una garanzia in favore di una persona, diventa suo fideiussore: in altri termini, funge da ulteriore soggetto obbligato al pagamento del debito se il primo non dovesse adempiere. In questo modo, il creditore, a fronte della concessione di un finanziamento, ha due patrimoni da poter aggredire con un eventuale pignoramento: quello del debitore principale e quello del garante (fideiussore). La durata della fideiussione è così strettamente legata a quella del debito garantito e solo quando quest’ultimo cessa, viene meno anche la garanzia del fideiussore. A ricordarlo è una recente sentenza della Cassazione, che spiega come uscire da una fideiussione.

Quando si estingue la fideiussione? A questa domanda, la Suprema Corte offre una risposta abbastanza chiara: la fideiussione viene meno quando si estingue l’obbligazione principale e ciò a prescindere dalle cause che abbiano determinato detta estinzione. Ad esempio, se la banca ha dato al debitore la possibilità di estinguere il mutuo concedendogli un nuovo finanziamento a condizioni differenti (magari spalmando il debito in più annualità) viene meno anche la fideiussione collegata al primo mutuo. Allo stesso modo la fideiussione viene meno se la banca accetta il pagamento da parte di un terzo, accendendo un mutuo a carico di quest’ultimo.

Se il fideiussore è socio di una società e la banca abbia prestato il finanziamento a quest’ultima, non è cedendo le proprie quote dell’azienda che cessa la fideiussione, né comunicando alla banca la propria volontà di recedere dalla garanzia prestata. La fideiussione è, infatti, un contratto e, come tale, per essere risolto richiede il consenso di ambo le parti.

Ma allora come uscire da una fideiussione? Cerchiamo di analizzare alcuni dei casi tipici.

Un modo per uscire dalla fideiussione è verificare i comportamenti tenuti dal creditore. Ad esempio, uno caso in cui viene meno la fideiussione è quando la banca abbia concesso al debitore ulteriori linee di credito senza informare il garante (si pensi a un contratto di “fido”). In tal caso, il fideiussore non risponde delle ulteriori obbligazioni assunte dal debitore, successive alla stipula della fideiussione.

 

Un’altra ipotesi per uscire dalla fideiussione è quando il creditore, pur venuto a conoscenza del peggioramento delle condizioni patrimoniali del debitore principale tali da rendere notevolmente più difficile il soddisfacimento del credito, non abbia richiesto al fideiussore l’autorizzazione a concedere credito al debitore principale [2]. Se, in mancanza di tale autorizzazione, il creditore fa credito al debitore principale, il fideiussore è liberato. Dunque è diritto del garante presentarsi in banca e chiedere tutta la documentazione dei rapporti intrattenuti con il debitore, tutte le concessioni di credito ulteriori e successive alla stipula della fideiussione.

Se però il fideiussore è anche amministratore della società debitrice principale, la richiesta di credito da parte del legale rappresentante/fideiussore comporta implicitamente la preventiva autorizzazione del fideiussore alla concessione del debito [3].

Ovviamente il miglior modo per uscire dalla fideiussione è sperare che il debitore paghi.

Ma la banca potrebbe concludere con il debitore un contratto nuovo, che preveda nuove obbligazioni e l’estinzione di quella pregressa: è la cosiddetta novazione dell’obbligazione. Anche in questo caso il garante viene definitivamente liberato se non partecipa a questo ulteriore accordo.

Si esce dalla fideiussione per scadenza del termine eventualmente apposto alla garanzia.

Il fideiussore è libero anche se il debito principale va in prescrizione.

Ogni accordo tra debitore e creditore estingue la fideiussione. È ciò che la legge chiama transazione. Anch’essa quindi ha efficacia estintiva quando implica una «novazione» del debito, salvo che il fideiussore garantisca anche la nuova obbligazione come aveva fatto per quella precedente.

note

[1] Cass. sent. n. 5630/2017 del 7.03.2017.

[2] Cass. sent. n. 3525/2009.

[3] Cass. sent. n. 7587/2001.

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