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Lo sai che? Dichiarazione di successione: non è accettazione dell’eredità

Lo sai che? Pubblicato il 4 aprile 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 4 aprile 2017

Il Fisco non può considerare la denuncia di successione come accettazione dell’eredità: il chiamato, finché non diventa erede, non succede nei debiti tributari del de cuius.

Illegittimo l’avviso di accertamento basato sulla denuncia di successione se il chiamato non ha accettato l’eredità e quindi non è mai divenuto erede. La dichiarazione di successione è un atto conservativo e non può essere considerato come accettazione tacita dell’eredità.

Tale principio è stato più volte ribadito dalla Cassazione, da ultimo in due recenti pronunce [1].

La denuncia di successione e il pagamento della relativa imposta, con riferimento al valore del patrimonio dichiarato, non comportano accettazione tacita dell’eredità, trattandosi di adempimenti fiscali che, in quanto diretti a evitare l’applicazione di sanzioni, hanno solo scopo conservativo e rientrano, quindi, tra gli atti che il chiamato a succedere può compiere in base ai poteri conferitigli dalla legge.

L’assunzione della qualità di erede non può certamente desumersi dalla mera chiamata all’eredità, né dalla denuncia di successione, trattandosi di un atto di natura meramente fiscale che non ha rilievo ai fini dell’assunzione della qualità di erede. Tale qualità consegue solo all’accettazione dell’eredità, espressa o tacita, la cui ricorrenza rappresenta un elemento costitutivo del diritto azionato nei confronti del soggetto evocato in giudizio quale successore del de cuius.

In ipotesi di debiti di natura tributaria del defunto, pertanto, l’accettazione dell’eredità è una condizione imprescindibile affinché possa affermarsi l’obbligazione del chiamato all’eredità a risponderne.

L’eredità può essere accettata espressamente oppure tacitamente, con un comportamento tale da esprimere la volontà di divenire erede. I giudici hanno infatti chiarito che l’accettazione tacita di eredità può desumersi soltanto dall’esplicazione di un’attività personale del chiamato, tale da integrare gli estremi dell’atto gestorio incompatibile con la volontà di rinunciare, e non altrimenti giustificabile se non in relazione alla qualità di erede.

Non possono invece essere considerati atti di accettazione tacita quelli natura meramente conservativa che il chiamato può compiere anche prima dell’accettazione dell’eredità. Tra questi vi rientra la denuncia di successione che è un mero adempimento fiscale prescritto dalla legge.

Dichiarazione di successione: quando va presentata

Sono obbligati a presentare la dichiarazione di successione (entro dodici mesi dall’apertura della successione): i chiamati all’eredità e i legatari, anche nel caso di apertura della successione per dichiarazione di morte presunta o i loro rappresentanti legali; gli immessi nel possesso temporaneo dei beni dell’assente; gli amministratori dell’eredità e i curatori delle eredità giacenti; gli esecutori testamentari.

Non c’è obbligo di dichiarazione se:

  • l’eredità è devoluta al coniuge e ai parenti in linea retta del defunto;
  • l’attivo ereditario ha un valore non superiore ad euro centomila;
  • l’attivo ereditario non comprende beni immobili o diritti reali immobiliari.

La dichiarazione della successione deve, a pena di nullità, essere redatta su stampato fornito dall’ufficio del registro o conforme al modello approvato con decreto del Ministro delle finanze pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, e deve essere sottoscritta da almeno uno degli obbligati o da un suo rappresentante negoziale.

Se più soggetti sono obbligati alla stessa dichiarazione questa non si considera omessa se presentata da uno solo.

I chiamati all’eredità e i legatari sono esonerati dall’obbligo della dichiarazione se, anteriormente alla scadenza del termine di dodici mesi dall’apertura della successione, hanno rinunciato all’eredità o al legato o, non essendo nel possesso di beni ereditari, hanno chiesto la nomina di un curatore dell’eredità e ne hanno informato per raccomandata l’ufficio del registro, allegando copia autentica della dichiarazione di rinunzia all’eredità o copia dell’istanza di nomina autenticata dal cancelliere.

Se dopo la presentazione della dichiarazione della successione sopravviene un evento che dà luogo a mutamento della devoluzione dell’eredità o del legato ovvero ad applicazione dell’imposta in misura superiore, i soggetti obbligati, anche se per effetto di tale evento, devono presentare dichiarazione sostitutiva o integrativa.

Rinuncia all’eredità e debiti tributari del de cuius

L’accettazione dell’eredità è il presupposto essenziale perché si possa rispondere dei debiti ereditari. Di conseguenza, una eventuale rinuncia all’eredità, anche se tardivamente proposta, esclude che possa essere chiamato a rispondere dei debiti tributari il rinunciatario, sempre che egli non abbia posto in essere comportamenti dai quali desumere una accettazione implicita dell’eredità, ma della relativa prova l’Amministrazione finanziaria è parte processualmente onerata.

Per legge, la rinuncia ha effetto retroattivo, pertanto, chi rinuncia all’eredità è considerato come se non fosse stato mai chiamato. Il principio è analogo a quello che vale in tema di accettazione e ne condivide la medesima funzione: l’erede succede al de cuius senza soluzione di continuità.

Dunque, dal momento che la denuncia di successione non ha alcun rilievo ai fini dell’accettazione dell’eredità, e quindi con riferimento all’assunzione della qualità di erede, l’eventuale rinuncia all’eredità esclude la successione nei debiti tributari.

note

[1] Cass. sentt. n. 8053 del 29.03.2017 e n. 22017/2016.


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