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Lo sai che? Cartelle esattoriali: posso pagarle un po’ alla volta?

Lo sai che? Pubblicato il 22 aprile 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 22 aprile 2017

Ho debiti con l’Agenzia delle Entrate. Ho la P.I. anche se non fatturo. La casa è all’asta e ho il fermo amministrativo sull’auto. Non ho entrate. Posso concordare un modo per pagare un po’ alla volta?

Normalmente la possibilità di concordare con il creditore un piano di rientro del proprio debito passa attraverso la stipulazione di un accordo transattivo detto, in gergo, “saldo e stralcio”.

Tuttavia, nei confronti degli agenti della riscossione tale procedura è sempre risultata difficoltosa per i debitori a causa della scarsa propensione di questi ultimi a stipulare accordi simili. Solitamente, infatti, la loro risposta negativa è motivata sulla base della circostanza che essi non sono titolari della posizione creditoria in senso stretto bensì sono esclusivamente incaricati da parte dell’Agenzia delle Entrate di riscuotere le imposte o comunque i tributi inevasi, pertanto non autorizzati a transare sulla pretesa creditoria.

Ad ogni modo, non tutto deve considerarsi perduto. Esiste, infatti, una legge, introdotta nel 2012 [1], che disciplina la possibilità per la persona fisica impossibilitata ad accedere al fallimento e alle altre procedure concorsuali di “esdebitarsi” ossia di liberarsi una volta per tutte dei propri debiti attraverso la previa presentazione in tribunale di un piano di rientro che, se approvato, consente di stabilire una procedura guidata di liquidazione dei propri creditori. Tale procedura è stata recentemente ammessa da un tribunale [2] proprio per sanare delle pendenze nei confronti dell’ente riscossore con ciò permettendo al debitore, nel caso specifico, di liberarsi definitivamente del proprio debito.

Per poter essere ammesso alla procedura di esdebitazione il debitore deve presentare un perdurante squilibrio tra i debiti assunti e il suo patrimonio “prontamente liquidabile”, nonché la definitiva incapacità di adempiere regolarmente a tali obbligazioni. Inoltre, la procedura è rivolta alle sole persone fisiche che abbiano contratto i debiti in modo ragionevole rispetto alle proprie possibilità di ripagarli: ciò per evitare che, fraudolentemente o con grave colpa, si contraggano una mole sconsiderata di debiti per poi chiudere “bonariamente” con evidente pregiudizio per i creditori.

A tal fine, il debitore deve rivolgersi a un professionista (commercialista o avvocato con determinati requisiti) o un organismo di gestione della crisi appositamente accreditato che elaborerà una sorta di piano di rientro il quale, se accolto, diventerà vincolante per tutti i creditori, anche quelli contrari alla procedura. Inoltre, durante l’esecuzione di tale piano di rientro, nessuno dei creditori potrà agire in esecuzione forzata contro il debitore impedendo, quindi, pignoramenti e vendite forzate.

I piani di rientro previsti dalla legge sono di tre tipi:

  1. si può sottoporre al giudice un accordo coi creditori che, tuttavia, deve essere sottoscritto per accettazione da almeno il 60% di questi ultimi, oppure,
  2. nel caso di debiti contratti per scopi estranei alla propria attività imprenditoriale o professionale si può chiedere al tribunale di approvare un piano di rientro personalizzato senza che esso sia preventivamente sottoscritto dai creditori o, ancora,
  3. si può seguire la soluzione della liquidazione di tutti i propri beni (ad eccezione di alcuni impignorabili) per estinguere il debito.

Premesso ciò, corre l’obbligo specificare tuttavia che nel caso specifico del lettore (debiti di carattere tributario con l’Agenzia delle Entrate relativi a Iva e contributi previdenziali non versati) la legge non consente accordi di saldo e stralcio veri e proprio ma solamente una dilazione di pagamento [3]. In altre parole, non sarà possibile definire una transazione con l’ente riscossore concordando una cifra minore rispetto a quanto dovuto bensì prevedere un piano di rientro del debito tramite rateizzazione.

Pertanto e in conclusione, con specifico riferimento ai debiti relativi all’Iva e ai contributi previdenziali non versati, sarà possibile inoltrare domanda al tribunale volta all’approvazione di un piano di rientro rateizzato del debito attualmente in essere con l’ente riscossore ma non sarà possibile chiedere l’approvazione di un accordo di saldo e stralcio mediante transazione.

                                                               

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Enrico Braiato

note

[1] L. n. 3 del 27.01.2012 e poi modificata dal d.l n. 179 del 18.10.2012.

[2] Trib. Busto Arsizio decr. del 15.09.2014.

[3] Art. 7, co. 1, l. n. del 27.01.2012.


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