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Come fornire la prova di una pagina internet

4 aprile 2017


Come fornire la prova di una pagina internet

> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 aprile 2017



I metodi per dimostrare in causa l’esistenza e il contenuto di una pagina web prima che venga modificata dall’autore.

«Carta canta» si diceva una volta proprio per via della incontrovertibilità degli scritti: a meno che non sia distrutto, un documento cartaceo non può essere modificato o nascosto senza che ciò non sia facilmente rilevabile anche a chi ne mantiene almeno una copia. Ma questo non succede più quando dalla carta si passa a internet: l’autore di una pagina web può modificarla a proprio piacimento in qualsiasi momento, senza che i lettori possano accorgersi delle correzioni apportate. Un bel problema qualora si volesse dimostrare, in una eventuale causa, il contenuto di un articolo, una frase offensiva su un social network, un commento diffamatorio, una violazione del diritto d’autore su uno scritto o su una fotografia. In questi casi, come fornire la prova di una pagina internet? In altre parole, come dare valenza di prova legale alla pagina di un sito o di un social network? Cerchiamo di comprendere come tutelarsi in questo articolo.

Prima però di chiarire come fornire la prova di una pagina internet, facciamo qualche esempio di possibili situazioni in cui potrebbe risultare utile dimostrare quel che c’è scritto (o raffigurato) in un sito online ad una determinata data. Le implicazioni nella vita pratica possono essere svariate. Immaginiamo che una persona, su Facebook, abbia scritto un post o un commento che possa pregiudicare la nostra reputazione e, perciò, abbiamo intenzione di querelarlo per diffamazione. Oppure al caso di una persona che, sempre sul proprio profilo social, abbia pubblicato una fotografia che ritrae noi o nostro figlio ancora minorenne, senza chiederci il consenso: in questo caso, la dimostrazione dell’immagine ci servirà per sporgere denuncia alle autorità per violazione del diritto all’immagine o alla tutela del bambino. Pensiamo anche all’ipotesi in cui il proprietario di un sito abbia copiato integralmente un nostro scritto, che magari ci è costato ore di lavoro, violando così i nostri diritti d’autore e, perciò, abbiamo interesse a chiedergli un risarcimento del danno. Immaginiamo infine al caso di un articolo di giornale, a fondi del quale un anonimo utente abbia postato un commento in cui parla di noi, screditandoci, così rendendo “indicizzabile” il nostro nome e cognome: nonostante la richiesta di cancellazione dei dati al webmaster, quest’ultimo non ci ha dato riscontro, costringendoci così ad agire in tribunale.

Ebbene, in tutti questi casi, dinanzi al giudice dovremo fornire la prova del contenuto della pagina web: cosa che, invece, potrebbe non essere più possibile qualora, avendo avuto notizia della nostra azione (anche con la notifica dell’atto processuale), la controparte l’abbia immediatamente modificata o messa off line. Come si può risolvere il problema?

Qualcuno potrebbe pensare che il metodo più semplice e veloce per dare valenza di prova legale a una pagina internet sia quello di salvare la pagina stessa sull’hard disk trasformandola in un file, di stamparla su carta grazie alla propria stampante di casa o dell’ufficio o di scattare una foto allo schermo del computer. I più avanzati in tecnologia potranno convertire la pagina web in un pdf o realizzare uno screenshot. In verità, tutti questi metodi non hanno alcuna utilità e non servono a dare valore di prova al risultato ottenuto. Infatti, tutte le copie meccaniche (come fotocopie, immagini, ecc.), per legge, costituiscono “prova” solo se non contestate dalla controparte, cosa che invece è verosimile che avvenga in un giudizio “l’un contro l’altro armati”.

In verità, esistono dei sistemi per dare valore di prova a una pagina internet, ma prima di parlarne dobbiamo fornire una importante precisazione per i non esperti del diritto. Una cosa è dire «prova», un’altra è dire «prova legale». Entrambe possono essere portate davanti al giudice e servire a convincere quest’ultimo, ma se la prova “pura e semplice” consente al magistrato di tenerne conto secondo il proprio «prudente apprezzamento» e, quindi, eventualmente, dando più valore ad altri elementi, invece la prova legale obbliga il giudice a decidere unicamente in conformità ad essa. Ad esempio, nel caso di un testamento olografo il giudice potrebbe ritenere che il documento non sia autentico o sia stato manomesso; viceversa, nel caso di testamento pubblico (quello cioè redatto davanti al notaio), il giudice non potrebbe metterlo in contestazione. Nel caso di vendita di un cellulare, l’eventuale contratto potrebbe essere superato dalla dimostrazione che il bene non è mai stato consegnato; viceversa, la vendita di una casa, siglata con il rogito notarile, non può essere messa in discussione.

Sono prove legali (tra l’altro) tutte quelle attestate da un pubblico ufficiale quale è, primo tra tutti, il notaio.

Detto ciò si comprende come, per dare valore di prova incontrovertibile a una pagina internet, il mezzo migliore è quello di andare davanti a un notaio e chiedere che questi, dopo aver stampato la pagina, attesti la conformità all’originale della copia cartacea. La dichiarazione del pubblico ufficiale fornirà al documento in copia il valore autentico dell’originale e, quindi, di prova legale, inconfutabile dalla controparte. Questo è il metodo migliore, più sicuro, ma anche più costoso per dimostrare come una pagina internet si presentava in un determinato momento.

Un secondo sistema è quello di chiamare un testimone affinché guardi attentamente il contenuto web incriminato e poi sia pronto a dichiararne l’aspetto al giudice. La testimonianza, però, al contrario della attestazione notarile, non è una prova legale, ma una prova semplice, che può essere liberamente valutata dal giudice. Quindi, bisognerà fare molta attenzione a scegliere una persona in grado di esprimersi correttamente e senza titubanze in tribunale, descrivendo per filo e per segno – senza dare adito a dubbi – ciò che ha visto sulla pagina internet.

Il testimone potrebbe ad esempio dichiarare di aver visto, dal proprio profilo Facebook o da quello di un amico, un determinato commento offensivo e cercare di ricordarne il contenuto, eventualmente appuntandolo su carta per poterlo poi ripetere davanti al giudice in causa (per la quale potrebbero volerci anni).

Meno valore della prova testimoniale lo ha lo screenshot, la conversione in un file in pdf o il salvare la pagina web in formato html. Ancor meno, invece, la stampa su carta. Si tratta, come detto, di riproduzioni meccaniche facilmente contestabili dall’avversario.

Qualcuno suggerisce di valersi del servizio di hashing: si tratta di una sorta di autenticazione digitale con cui si attesta che una pagina web corrisponde alla copia fornita, ed era realmente esistente al momento dell’acquisizione. L’utilizzo è facile: basta andare sul sito www.hashbot.com e inserire l’indirizzo che si vuole salvare (ossia tutto quello che compare nella barra degli indirizzi), seguendo le istruzioni a video. L’applicazione restituirà all’utente una cartella con una copia html della pagina ed un file di testo con i codici di convalida della pagina (i cosiddetti Hash, per l’appunto). In questo modo, la corrispondenza dei codici servirà a contrastare anche l’eventuale perizia di un informatico.

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