HOME Articoli

Lo sai che? Querela: come difendersi?

Lo sai che? Pubblicato il 7 aprile 2017

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 7 aprile 2017

Cos’è la querela e differenze con la denuncia. Alcune considerazioni procedurali utili alla propria difesa.

Come ho già spiegato più in dettaglio in altro articolo (leggi Reati perseguibili d’ufficio e reati perseguibili su querela) la querela è l’atto con il quale una persona (cosiddetta querelante) comunica alla autorità giudiziaria il fatto di essere stato, a suo giudizio, vittima di uno o più reati.

La caratteristica specifica della querela è che essa costituisce una condizione di procedibilità. Rispetto ad alcuni reati, infatti, la legge prevede che si possa processare e punire il colpevole solo in presenza della proposizione di formale atto di querela che, in sostanza, serve a rimuovere un ostacolo giuridico all’esercizio dell’azione penale.

La denuncia, invece, e senza voler ripetere le considerazioni più ampiamente svolte nell’articolo cui si è fatto riferimento, non è condizione di procedibilità anche se svolge la medesima funzione di comunicare (informare) la autorità giudiziaria della commissione di reati.

Chiarita, brevemente, la differenza tra la denuncia e la querela, l’articolo si propone di fornire alcune considerazioni procedurali utili alla difesa della persona che è stata querelata. La difesa nel merito dipende, ovviamente, dai fatti descritti in querela.

Affinché un atto di querela possa ritenersi validamente proposto, infatti, è necessario che contenga specifiche richieste e che sia proposto entro un termine predeterminato dalla legge. Da questo angolo visuale, oltre chiaramente a dover descrivere gli accadimenti che costituiscono il reato, la querela deve contenere, anzitutto, la cosiddetta istanza di punizione.

Mi spiego meglio. Nella querela, il querelante non deve limitarsi a descrivere gli accadimenti di cui è stato vittima, ma deve, espressamente, ai fini della validità dell’atto (per poter configurarsi la condizione di procedibilità) richiedere la punizione del colpevole. Volendo fare un esempio, immaginiamo che Tizio sia stato minacciato da Caio.

La minaccia [1] salvo alcune ipotesi specifiche, è punibile sono a seguito della presentazione della formale querela. Nell’esempio che si sta facendo, Tizio non dovrà limitarsi a descrivere l’episodio dicendo, ad esempio, «Caio ha minacciato di spaccarmi la testa» ma dovrà, espressamente, richiederne la punizione a norma di legge per tutti i reati che dovessero ravvisarsi nei fatti che ha descritto.

In mancanza di questo dato formale, la querela non potrà considerarsi validamente proposta e Caio, pertanto, non potrà essere processato per le minacce rivolte nei confronti di Tizio. La prima verifica da fare rispetto all’atto di querela è, perciò, quella di controllare che nell’atto di querela  sia stata inserita la richiesta di punizione.

Altra condizione di validità della querela è che la stessa venga proposta entro e non oltre i limiti temporali previsti dalla legge. Il mancato rispetto dei termini previsti determina una decadenza. La querela tardiva (proposta, cioè, oltre i termini previsti dalla legge) non è tale da rimuovere l’ostacolo procedurale e, in sostanza, è come se non fosse stata proposta.

Salvo specifiche ipotesi di legge (es. per il reato di stalking il termine è di sei mesi) il termine per la proposizione della querela è di tre mesi a partire dal giorno in cui la persona offesa ha avuto notizia (è venuta a conoscenza) della commissione del reato. Altra verifica da effettuare rispetto all’atto di querela è, perciò, quella di accertare che il querelante abbia rispettato il temine di legge per la valida proposizione della propria querela.

Come poco sopra accennato, la difesa nel merito dipende dai fatti che sono stati rappresentati e querelati non potendosi, da un punto di vista generale, fornire consigli che non tengano in alcun conto i reati rappresentati. Se la querela rispetta le indicate condizioni «formali» e i fatti descritti integrano, a giudizio degli inquirenti (in particolare dal pubblico ministero) reati da perseguire, si avvierà un processo nel quale il querelato (divenuto a questo punto formalmente imputato) dovrà difendersi con il necessario supporto di un proprio difensore di fiducia.

note

[1] Art. 612 cod.pen. : «Chiunque minaccia  ad altri un ingiusto danno è punito, a querela della persona offesa, con la multa fino a 1.032 euro.

Se la minaccia è grave, o è fatta in uno dei modi indicati nell’articolo 339, la pena è della reclusione fino a un anno e si procede d’ufficio».


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI