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Il mantenimento dei figli spetta anche al coniuge più povero

4 aprile 2017


Il mantenimento dei figli spetta anche al coniuge più povero

> Donna e famiglia Pubblicato il 4 aprile 2017



Entrambi i genitori devono mantenere i figli: a pagare le spese deve essere non solo quello con il reddito più alto, condannato dal giudice a pagare mensilmente l’assegno, ma anche quello col reddito più basso.

Quando i coniugi si separano, il fatto che il giudice condanni quello col reddito più alto a pagare il mantenimento dei figli non vuol dire che anche l’altro non vi debba concorrere. Anzi, l’obbligo di mantenere i figli grava sia sul padre che sulla madre, benché in maniera diversa e in proporzione ai rispettivi redditi. Questo significa che se – ad esempio – i figli vanno a vivere dalla madre e questa ha un reddito più basso dell’ex marito, la stessa non può chiedere al giudice, in sede di separazione, che accolli sul padre tutti i costi necessari a far crescere, mangiare ed educare i bambini. Nel quantificare la misura dell’assegno di mantenimento il tribunale non deve tenere conto di ogni possibile costo necessario al mantenimento dei figli, perché, anche se in misura inferiore, le spese competono anche alla madre. Lo ha chiarito la Cassazione con una recente ordinanza [1].

Per comprendere il principio e spiegare meglio perché il mantenimento dei figli spetta anche al coniuge con il reddito più basso, facciamo un esempio.

Immaginiamo un uomo e una donna che si separino. Davanti al giudice lei, dopo essersi fatta quattro conti, chiede un mantenimento per il bambino, ancora minorenne, di 600 euro al mese. A tanto – secondo la madre – ammontano tutte le spese che servono per farlo mangiare, pagare la retta della scuola, i libri, i viaggi, l’abbigliamento e la palestra. L’uomo non ci sta perché ritiene la somma eccessivamente gravosa per le sue tasche, già obbligato a pagare 300 euro mensili alla moglie. Chi ha ragione dei due?

La giurisprudenza ha abbandonato già da tempo l’idea che il mantenimento dell’ex famiglia debba ricadere sempre sulle tasche dell’uomo. Non solo quando la donna sia in grado di lavorare, perché giovane e formata al lavoro, ma anche perché spesso va incontro a minori spese per via dell’assegnazione della casa familiare. Senza contare poi che molte ex mogli tornano a vivere dai genitori, così risparmiando sui costi di affitto. Inoltre – ed è questo il punto su cui la pronuncia in commento pone l’accento – la Cassazione riconosce l’obbligo di entrambi i genitori di contribuire al mantenimento dei figli, anche nel caso di maggiore capacità economica di uno dei due. Chi guadagna di meno, sebbene in misura inferiore, deve contribuire alle spese per i bambini, in virtù del principio stabilito nel codice civile secondo cui gli obblighi genitoriali spettano sia al padre che alla madre in ragione delle rispettive capacità economiche.

Inoltre, chiosa l’ordinanza, per la quantificazione dell’assegno di mantenimento si deve avere riguardo all’esigenze dei figli e al tenore di vita da essi goduto durante la convivenza dei genitori.

note

[1] Cass. ord. n. 8633/17 del 3.04.2017.

Autore immagine: 123rf com

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza 3 febbraio – 3 aprile 2017, n. 8633
Presidente Ragonesi – Relatore Bisogni

Fatto e diritto

Rilevato che:
1. Il Tribunale di Sassari, con decreto dell’8 gennaio 2015, ha imposto a E.F. un assegno mensile di mantenimento di 300 Euro complessivi a favore dei due figli minori di età nati dalla relazione con A.C. .
2. Il decreto è stato impugnato in via principale dall’E. , che ha dedotto il grave deterioramento delle sue condizioni economiche e ha chiesto di revocare l’assegno e, in via incidentale, dalla A. che ha dedotto l’insufficienza dell’ammontare dell’assegno e ne ha chiesto l’aumento.
3. La Corte di appello di Cagliari sezione distaccata di Sassari, con decreto del 20/24 marzo 2015, ha respinto l’appello principale e accolto parzialmente quello incidentale riquantificando in 420 Euro mensili l’assegno. Ha compensato le spese del grado.
4. Ricorre per cassazione E.F. che si affida a un unico motivo di impugnazione con il quale deduce la violazione di norme di diritto applicabili alla fattispecie.
ricorrente censura il decreto della Corte di appello sia in relazione alla errata applicazione e omessa rilevanza dell’art. 337 ter c.c. sia in relazione alla errata e/o illogica interpretazione del medesimo articolo, smentita peraltro dalle risultanze riportate e trascritte, sia pure in forma dubitativa nel decreto oggetto del ricorso.
5. Si difende con controricorso A.C. .
Ritenuto che:
6. Il ricorso appare inammissibile quanto alla censura di illogicità o erronea motivazione ai sensi del nuovo testo dell’art. 360 n. 5 c.p.c. e manifestamente infondato quanto alla censura di violazione o errata applicazione dell’art. 337 c.c. dato che la Corte di appello è pervenuta alla nuova quantificazione dell’assegno all’esito dell’esame delle circostanze previste dalla norma citata. In particolare la Corte distrettuale, dopo aver citato la giurisprudenza che afferma l’obbligo di entrambi i genitori di contribuire al mantenimento dei figli, anche nel caso di maggiore capacità economica di uno dei due, ha rimarcato come la misura di 420 Euro dell’assegno sia rispondente alle verosimili esigenze di due ragazzi di 10 e 7 anni, anche in relazione al tenore di vita goduto nel periodo di convivenza dei genitori, sia sostenibile dall’E. che svolge attività di agente immobiliare, sia proporzionato alla valenza economica dei compiti domestici e di cura svolti da entrambi i genitori, infine tenga conto adeguatamente del tempo di permanenza dei minori presso il padre. Valutazioni che il ricorrente censura senza addurre alcun omesso esame di fatti decisivi e senza indicare in cosa la decisione si dimostrerebbe contrastante con la disposizione invocata.
7. Il ricorso va pertanto dichiarato inammissibile con condanna del ricorrente alle spese del giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.
Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione liquidate in complessivi 3.500 Euro di cui 100 per spese, oltre accessori di legge e spese forfettarie. Dispone che in caso di diffusione del presente provvedimento siano omesse le generalità e gli altri dati identificativi a norma dell’art. 52 del decreto legislativo n. 196/2003.

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2 Commenti

  1. salve sono una mamma single ho una mia attività che mi fa sopravvivere. Il padre di mia figlia disoccupato mi passa solo 200 euro per la bambina che oggi ha 7 anni e sempre più esigenze. Lui vive con la madre e quindi non ha spese di nessun tipo mentre io pago un affitto di casa di 430,00 più le utenze, più ovviamente affitto e utenze della mia attività. Non partecipa alle spese scolastiche, mediche nè altro cosa posso fare? grazie attendo

  2. da 2 anni separata con 1 figlio, poichè l’ex mi dice che non lavora, non versa le E.600,00 concordate. Vive con i suoi genitori che sono benestanti, posso reclamare da loro le quote x il mantenimento almeno per mio figlio ?
    Noi viviamo in casa con i miei genitori e poichè non lavoro, i miei provvedono a tutte le spese necessarie.

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