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Se un testimone non è credibile o non ricorda

5 Aprile 2017


Se un testimone non è credibile o non ricorda

> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 Aprile 2017



Nel caso di citazione a testimoniare in un processo civile o penale il testimone potrebbe non ricordare i fatti collegati al giudizio e non riuscire a rispondere alle domande del giudice e degli avvocati. Ma se risponde e non è attendibile?

La prova per testimoni è l’elemento forte e, nello stesso tempo, debole dei nostri processi: «forte» perché, se non ci fossero i testimoni, non si potrebbero dimostrare numerosi diritti in assenza di documenti o registrazioni, diritti ricostruibili solo attraverso le dichiarazioni di chi materialmente ha assistito ai fatti; «debole» perché il testimone è una persona e, come tale, soggetta ad errore, dimenticanza, suggestione (nelle ipotesi peggiori c’è anche la malafede). Ma che fare se un testimone non è credibile o non ricorda? Cosa prevede in questi casi la legge? Come tutelarsi? Cerchiamo di comprendere cosa prevede il codice di procedura civile e cosa succede, invece, nella pratica quotidiana dei tribunali.

L’incapacità a testimoniare

In generale può testimoniare chiunque, purché non abbia un interesse diretto e immediato al processo ossia dall’eventuale sentenza di accoglimento o di rigetto possa ricavarne un utile o un danno personale. Si consente, ciò nonostante, la testimonianza anche al coniuge in regime di comunione dei beni. Possono essere testimoni anche i parenti, gli affini, i colleghi di lavoro e i dipendenti della ditta qualora citati da quest’ultima.

Chi è parte del processo non può testimoniare.

Chi è parte in una causa connessa può testimoniare solo finché le due cause non vengano riunite tra loro.

Se il testimone non ricorda che deve fare?

Il testimone è obbligato a testimoniare, ma non a ricordare. Egli non può evitare di presentarsi in udienza, se citato in un giudizio civile o penale. Ma non deve riferire fatti di cui non abbia più memoria. Anzi, se lo facesse e dichiarasse di essere certo di circostanze ed episodi di cui, invece, non lo è affatto potrebbe incorrere nel reato di falsa testimonianza.

Dunque, l’unico obbligo del testimone è quello di recarsi in udienza, rispondere alle domande del giudice o degli avvocati e, se non ricorda, manifestare tale amnesia. Il magistrato non può entrare nel merito della dimenticanza e sindacarne le motivazioni. Non potrebbe, ad esempio, sanzionare il testimone per il fatto che non ricorda episodi avvenuti di recente o su cui appare inverosimile un’amnesia. Il giudice deve solo prendere atto della dichiarazione del testimone di non ricordare e metterla a verbale, senza che da ciò possano derivare conseguenze per il testimone stesso. Il «non ricordare» – si può dire – costituisce un vero e proprio diritto del testimone.

Certo è che, specie quando il processo si tiene in una città distante, risulta gravoso recarsi in aula solo per dire «non ricordo». In questo caso, il testimone potrebbe mettersi in contatto con l’avvocato che ne ha chiesto l’escussione e che lo ha citato per chiedergli di rinunciare alla testimonianza, esonerandolo dal recarsi in tribunale. Se infatti la parte rinuncia alla testimonianza, il testimone non deve più presentarsi davanti al giudice. In assenza, invece, di rinuncia il giudice lo può (ma non «deve») sanzionare e disporne l’accompagnamento coattivo con i carabinieri (anche se ciò avviene non prima di due assenze).

Se il testimone non è credibile che fare?

La credibilità, o meglio l’attendibilità del testimone viene valutata, caso per caso, dal giudice. Se il giudice sospetta una falsa testimonianza avvenuta per malafede è tenuto a trasmettere gli atti alla Procura della Repubblica per il procedimento penale. La denuncia per falsa testimonianza può essere sporta anche da una delle parti in causa.

Il giudice valuta l’attendibilità del testimone sulla base di una serie di elementi come i suoi rapporti con le parti, la descrizione (più o meno generica) dei fatti e il grado di chiarezza e accuratezza espositiva, la vicinanza alla scena in cui si sono consumati i fatti (diversa è l’attendibilità tra chi vede un fatto dalla finestra e chi è, invece, presente sul luogo), l’età e ogni altro elemento che possa far ritenere non veritiero quanto dichiarato dal testimone. Potrebbero incidere sulla credibilità del testimone anche la valutazione sulla sua persona, analizzando il livello di intelligenza, la personalità, la competenza linguistica, la reazione allo stress, ecc. Non esistono delle regole fisse per stabilire quando il testimone è attendibile e quando invece non lo è: tutto è rimesso al giudice. La legge dunque non obbliga il magistrato a tenere in considerazione quello che dice il testimone: al contrario egli ha la più ampia libertà, dovendo valutare le dichiarazioni testimoniali «secondo il proprio prudente apprezzamento». In altre parole si può ritenere un testimone attendibile così come no; in entrambi i casi, però, è necessario motivarlo.

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Autore immagine: 123rf com


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