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Come funziona il nuovo filtro in appello

2 Ottobre 2012 | Autore:
Come funziona il nuovo filtro in appello

È tempo di spending review anche per la giustizia e per le aule dei tribunali, spesso impegnate in contenziosi pretestuosi e dilatori. Tuttavia, dell’abuso di un diritto operato da parte di pochi ne fanno sempre le spese gli altri consociati. E così, anche il principio cardine del nostro processo, quello del doppio grado di giudizio, sembra ormai compromesso.

Gli avvocati non amano le riforme, questo si sa, specie quelle che riducono il loro lavoro. Tuttavia, la novella rischia di creare un gap all’interno del nostro sistema costituzionale. È davvero giusto comprimere il diritto costituzionale alla difesa per guadagnare un punto percentuale di Pil?

Nato con l’intento di disincentivare l’indiscriminato utilizzo dell’appello – che inutilmente era stato riformato nel 1990 (con L. 353/90), rendendosi provvisoriamente esecutiva la sentenza di prime cure – e per decongestionare le aule giudiziarie, il nuovo strumento è stato criticato anche per l’eccessiva discrezionalità assegnata alle Corti di Appello.

In verità, gli appelli con esito fruttuoso sono, nel nostro Paese, un numero relativamente risicato: solo il 32%, secondo le stime offerte da Italia Oggi. Il residuo 68% – costruzioni di carte e apparati burocratici – viene pagato dai cittadini italiani, peraltro non solo in termini economici, ma anche in termini di ritardi sui tempi di emanazione delle altre sentenze.

Veniamo alla novità.

L’articolo prosegue al seguente link per I-dome

http://www.i-dome.com/articolo/20889-Al-via-il-nuovo-Filtro-in-appello.html


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