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Come fare causa alla TIM

13 Aprile 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 Aprile 2017



Spesso il rapporto con il nostro gestore telefonico è tutt’altro che pacifico, quindi vediamo come può difendersi il consumatore.

 Come agire contro la TIM prima di fare causa: la conciliazione

Occorre innanzi tutto sottolineare che, prima di procedere con un’azione legale nei confronti di TIM, è necessario – e non solo opportuno – tentare la via della conciliazione.

Dobbiamo dire che è necessario, e non solo opportuno, in quanto la legge [1] stessa sancisce l’obbligatorietà del tentativo di conciliazione prima di intraprendere le vie legali.

La conciliazione offre infatti la possibilità di risolvere la propria controversia senza sostenere i costi che, come noto, dovrebbero essere invece affrontati nel caso in cui si volessero adire le vie legali.

Per la materia telefonica, inoltre, la conciliazione può essere esperita presso gli organismi appositamente creati e competenti nella materia delle telecomunicazioni: si tratta dei Comitati regionali per le comunicazioni (Corecom) presenti su tutto il territorio nazionale. L’utente che vuole agire contro la TIM, dovrà quindi esperire innanzi tutto questo tentativo di conciliazione, presentando la relativa istanza al Corecom territorialmente competente, vale a dire a quello presente nel luogo di residenza del consumatore. Il modulo di presentazione dell’istanza è reperibile sul sito dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) o sul sito dei vari Corecom, nonché direttamente presso la sede di tali comitati regionali.

Il procedimento di conciliazione è completamente gratuito e, una volta presentata la relativa istanza, l’utente riceverà una comunicazione contenente la data dell’udienza di conciliazione.

In alternativa, per quanto concerne TIM, è stata inoltre attivata una procedura di conciliazione paritetica, la quale può essere intrapresa recandosi presso un’associazione di consumatori, la quale si occuperà di presentare la relativa domanda all’operatore telefonico e seguire successivamente tutta la procedura.

Laddove la conciliazione abbia esito positivo, viene redatto il relativo verbale di conciliazione, il quale costituisce titolo esecutivo, quindi le parti potranno utilizzarlo al fine di attivare un’eventuale procedura esecutiva in caso di inadempimento; in ogni caso, una volta sottoscritto il verbale di conciliazione, la controversia potrà ritenersi conclusa.

Cosa succede se la conciliazione va male?

Se la conciliazione dovesse invece avere esito negativo, tale esito sarà riportato nel verbale, il quale sarà comunque sottoscritto dalle parti.

A questo punto l’utente potrà decidere, alternativamente, se:

  • “impugnare” tale verbale innanzi all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) o ai Corecom territorialmente competenti, richiedendo un provvedimento di definizione;
  • fare direttamente causa alla TIM, citando la stessa innanzi al giudice ordinario.

Nel primo caso, ossia qualora l’utente intenda richiedere un provvedimento di definizione, potrà presentare la relativa istanza solo nell’ipotesi in cui non siano decorsi più di tre mesi dalla conclusione del procedimento di conciliazione, quindi dalla data di sottoscrizione del relativo verbale in sede conciliativa.

Laddove anche tale procedura abbia esito negativo, l’utente potrà comunque adire le vie legali e fare causa alla TIM oppure procedere direttamente in tal senso senza adire nuovamente l’Agcom o il Corecom.

Per procedere con la causa legale, l’utente potrà quindi farsi assistere da un avvocato laddove la controversia abbia un valore superiore a 1100 euro, infatti la legge [2] prevede che, nel caso in cui la controversia abbia un valore inferiore a tale somma, si può stare in giudizio personalmente, senza bisogno di farsi assistere da un avvocato. In caso contrario, quest’ultimo si rivolgerà al giudice di pace territorialmente competente, quindi, trattandosi di controversia tra un professionista – la TIM – ed un consumatore, sarà competente il giudice del luogo di residenza del consumatore.

Nel caso in cui, invece, la controversia abbia un valore superiore a 5mila euro, la causa dovrà essere instaurata innanzi al tribunale sito nel luogo di residenza del consumatore, poiché la legge [3] sancisce un limite di valore per la competenza del giudice di pace, limite che è pari appunto a 5mila euro. Superato tale limite, è necessario rivolgersi al tribunale.

Tutta la procedura in sintesi

In sintesi ecco cosa deve fare il consumatore per fare causa alla TIM:

  • instaurare il tentativo obbligatorio di conciliazione inviando la relativa istanza al Corecom territorialmente competente;
  • se la conciliazione ha esito positivo, viene sottoscritto il relativo verbale e la controversia si conclude;
  • se la conciliazione ha esito negativo, il consumatore può alternativamente:
  • inviare una nuova istanza all’Agcom o al Corecom per richiedere l’emanazione di un provvedimento di definizione e, nel caso in cui anche tale procedimento abbia esito negativo, adire le vie legali;
  • fare direttamente causa alla TIM innanzi al giudice di pace (controversia di valore inferiore a 5mila euro) o al tribunale territorialmente competente.

Donatella Tesauro – AvvocatoFlash

note

[1] Art. 1, co. 11, l. 31.07.1997, n. 249 e art. 84 d.lgs. 1.08.2003, n. 59.

[2] Art. 82 cod. proc. civ.

[3] Art. 7 cod. proc. civ.


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1 Commento

  1. Cosa succese se si passa dalla conciliazione paritetica e si esita in verbale negativo? Ci si può rivolgere al corecom o direttamente al giudice di pace? Se la causa ha un importo ridotto (circa 300€) ci si può difendere da soli? Eventualmente si dovra pagare le spese legali sostenute da TIM?

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