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Legge salva suicidi e crisi da sovraindebitamento, presupposti

7 aprile 2017 | Autore:


> L’esperto Pubblicato il 7 aprile 2017



Fallimento del consumatore e crisi da sovraindebitamento: i presupposti per la procedura prevista dalla legge n. 3/2012.

Cosa prevede la legge: presupposti di ammissibilità del sovraindebitamento

Art. 7 legge n. 2/213: Presupposti di ammissibilità

  1. Il debitore in stato di sovraindebitamento può proporre ai creditori, con l’ausilio degli organismi di composizione della crisi di cui all’articolo 15 con sede nel circondario del tribunale competente ai sensi dell’articolo 9, comma 1, un accordo di ristrutturazione dei debiti e di soddisfazione dei crediti sulla base di un piano che, assicurato il regolare pagamento dei titolari di crediti impignorabili ai sensi dell’articolo 545 c.p.c. e delle altre disposizioni contenute in leggi speciali, preveda scadenze e modalità di pagamento dei creditori, anche se suddivisi in classi, indichi le eventuali garanzie rilasciate per l’adempimento dei debiti e le modalità per l’eventuale liquidazione dei beni.

È possibile prevedere che i crediti muniti di privilegio, pegno o ipoteca possono non essere soddisfatti integralmente, allorché ne sia assicurato il pagamento in misura non inferiore a quella realizzabile, in ragione della collocazione preferenziale sul ricavato in caso di liquidazione, avuto riguardo al valore di mercato attribuibile ai beni o ai diritti sui quali insiste la causa di prelazione, come attestato dagli organismi di composizione della crisi. In ogni caso, con riguardo ai tributi costituenti risorse proprie dell’Unione europea, all’imposta sul valore aggiunto ed alle ritenute operate e non versate, il piano può prevedere esclusivamente la dilazione del pagamento. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 13, comma 1, il piano può anche prevedere l’affidamento del patrimonio del debitore ad un gestore per la liquidazione, la custodia e la distribuzione del ricavato ai creditori, da individuarsi in un professionista in possesso dei requisiti di cui all’art. 28 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267. Il gestore è nominato dal giudice.

1bis. Fermo il diritto di proporre ai creditori un accordo ai sensi del comma 1, il consumatore in stato di sovraindebitamento può proporre, con l’ausilio degli organismi di composizione della crisi di cui all’articolo 15 con sede nel circondario del tribunale competente ai sensi dell’articolo 9, comma 1, un piano contenente le previsioni di cui al comma 1.

La proposta non è ammissibile quando il debitore, anche consumatore:

a) è soggetto a procedure concorsuali diverse da quelle regolate dal presente capo;

b) ha fatto ricorso, nei precedenti cinque anni, ai procedimenti di cui al presente capo;

c) ha subito, per cause a lui imputabili, uno dei provvedimenti di cui agli articoli 14 e 14bis;

d) ha fornito documentazione che non consente di ricostruire compiutamente la sua situazione economica e patrimoniale.

2bis. Ferma l’applicazione del comma 2, lettere b), c) e d), l’imprenditore agricolo in stato di sovraindebitamento può proporre ai creditori un accordo di composizione della crisi secondo le disposizioni della presente sezione.

Il presupposto soggettivo del debitore

Il soggetto che si trova in una situazione di sovraindebitamento, come definito dall’art. 6 (quindi anche se “consumatore”), può presentare ai propri creditori un accordo di ristrutturazione dei debiti e di soddisfazione dei crediti sulla base di un piano che preveda determinate prescrizioni e siano, contemporaneamente, verificate le seguenti condizioni [1]:

a) non sia assoggettabile a procedure concorsuali diverse da quella regolata dalla legge 3/2012;

b) non abbia fatto ricorso a procedimenti regolati dalla legge 3/2012 nei cinque anni precedenti;

c) abbia subito, per cause a lui imputabili, uno dei provvedimenti di cui agli articoli 14 e 14bis;

d) abbia fornito documentazione che non consente la ricostruzione compiutamente la sua situazione economica e patrimoniale.

Ne consegue che il debitore può essere un imprenditore commerciale individuale o collettivo, sotto soglia, un imprenditore agricolo, un professionista  o  un privato.

La ratio legis della novella sembra quella di ampliare quanto più possibile il raggio d’azione della normativa destinata a coprire in maniera sempre più ampia l’area della crisi e dell’insolvenza che non sia presieduta dalle  procedure  concorsuali  manifestando  una  sensibile fiducia nella  soluzione  attraverso  forme negoziali [2].

In sintesi:

Presupposto oggettivo:

  • non sia assoggettabile a procedure concorsuali diverse da quelle regolare dalla legge 3/2012;
  • abbia fatto ricorso ai procedimenti regolati dalla legge 3/2012 nei 5 anni precedenti;
  • abbia subito, per causa a lui imputabile, uno dei provvedimenti di cui agli articoli 14 e 14bis;
  • abbia fornito documentazione che non consente una puntuale ricostruzione della situazione economica e patrimoniale.

Il  presupposto  soggettivo  del  debitore 

La prima condizione è che il debitore non sia assoggettabile a procedure concorsuali diverse da quelle  previste  per  il  superamento  della  crisi da sovraindebitamento regolate dalla legge  3/2012.

A tal fine il requisito soggettivo rileva alla data della presentazione della domanda, indipendentemente dalla situazione precedente nella quale si può essere formato il debito che determina la situazione da sovraindebitamento  che  legittima  il  ricorso  alla procedura.

Per verificare tale situazione è necessario far riferimento l’art. 1 L.F., rubricato: “Imprese soggette al fallimento e al concordato  preventivo” [3].

L’accesso alla procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento è da escludere per l’imprenditore commerciale sopra soglia, quindi soggetto al fallimento, ma non fallibile per mancanza di debiti scaduti e non pagati che, in sede d’istruttoria prefallimentare, come disposto dall’ultimo  comma  dell’art.  15  L.F. [4],  non  superano  euro trentamila [5].

Come è stato osservato quest’ultimo requisito è semplicemente una circostanza impeditiva alla dichiarazione di fallimento e non concorre minimamente  a  delineare  la figura  dell’imprenditore fallibile [6].

La persona fisica socia illimitatamente responsabile può accedere alla procedura di composizione della crisi? Sul punto la dottrina, almeno fino  alle  modifiche  portate  dal  D.L.  179/2012,  non  era  concorde.  Alcuni sostenevano che detto soggetto, in quanto soggetto a fallimento in estensione ai sensi dell’art. 147 L.F, non poteva usufruire della agevolazione introdotta dalla legge 3/20127 mentre altri sostenevano che la  lettura dell’art. 7, comma 2 della legge portava a concludere in senso contrario perché il socio illimitatamente responsabile non viene  dichiarato fallito in quanto imprenditore fallibile  ai  sensi  dell’art.  1  L.F.  al  quale la norma faceva riferimento ma in  relazione  alla  sua  qualifica,  senza tener conto della sua qualifica e del superamento della soglia dimensionale [8].

Dopo le modifiche introdotte con il D.L. 179/2012 è da propendere per la prima soluzione in quanto la norma prevede l’inammissibilità per colui che “è soggetto a procedure concorsuali diverse da quelle regolate dal presente  capo”.

Altra situazione soggettiva particolare è quella dell’imprenditore cessato che, a mente dell’art. 10 F.L., non può essere dichiarato fallito trascorso un anno dalla cancellazione dal registro delle imprese [9]. Il medesimo può attivare la procedura prevista dalla legge 3/2012 per  porre rimedio alla situazione di sovra indebitamento ma, se dichiarato fallito, l’accordo omologato si risolve a mente dell’art. 12, ultimo comma.

Si ritiene possa  ricorrere  alla  procedura  di  composizione  della  crisi da sovraindebitamento il socio illimitatamente responsabile receduto dalla società da oltre un anno al quale non è possibile estendere il fallimento ai sensi dell’art. 147 L.F., mentre l’accesso non sembra possibile all’erede dell’imprenditore defunto in quanto dovrebbe agire tramite  l’erede  cosa  possibile  soltanto  in   ambito  fallimentare  per l’espressa previsione di una norma specifica [10] non replicata nel nuovo istituto [11].

È opportuno osservare che il richiedente dovrà fornire la prova del requisito  soggettivo,  in  quanto  onere  a  suo carico.

Non assoggettabili a procedure concorsuali diverse da quelle regolate dalla legge 3/2012

  • Imprenditori commerciali sotto soglia
  • Imprenditori agricoli
  • Professionisti
  • Artisti
  • Enti non profit
  • Persone fisiche prive della qualifica di imprenditore

Il  presupposto soggettivo, l’imprenditore agricolo

L’imprenditore agricolo è definito in maniera positiva dall’art. 2135 c.c. [12].

È imprenditore agricolo il soggetto che esercita una delle seguenti attività: coltivazione del fondo, silvicoltura, allevamento di animali e attività connesse. I predetti imprenditori, ove l’attività esercitata non assuma le caratteristiche dell’impresa commerciale, non  sono  soggetti  al  fallimento e quindi non possono far ricorso neppure alla procedura di concordato preventivo.

Precisato che l’imprenditore agricolo non rientra tra i soggetti ai quali si applica l’art. 1 della legge fallimentare è necessario rilevare che il comma 43 dell’art. 23 del D.L. 6 luglio 2011, n. 98, convertito con modificazioni dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, ha espressamente previsto che l’imprenditore agricolo possa accedere agli accordi di ristrutturazione dei debiti regolati dall’art. 182bis nonché alla transazione fiscale regolata dal successivo art. 182ter della legge fallimentare. Il predetto comma infatti recita “In attesa di una revisione complessiva della disciplina dell’imprenditore agricolo in crisi e del coordinamento delle disposizioni in materia,  gli imprenditori agricoli in stato di crisi o di insolvenza possono accedere alle procedure di cui agli articoli 182-bis e 182-ter del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, come modificato da ultimo dall’art. 32, commi 5 e 6, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2”.

Prima delle modifiche introdotte dal D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, considerato che la finalità della legge 3/2012 (art. 6) è quella di “porre rimedio alle situazioni di sovraindebitamento non soggette né assoggettabili alle vigenti procedure concorsuali” era necessario stabilire se gli istituti regolati dagli articoli 182bis e 182ter del regio decreto 267/1942 sono o non sono procedure concorsuali poiché da tale conclusione scaturiscono importanti  conclusioni [13].

Sul  punto  né  dottrina  né  la  giurisprudenza  sono concordi [14].

Per certuni, l’istituto degli accordi di ristrutturazione dei debiti  deve  essere collocato nell’ambito del concordato preventivo in quanto molteplici fattori fanno propendere per tale soluzione [15], mentre per altri è un istituto completamente autonomo e diverso dal concordato preventivo [16].

Alcuna giurisprudenza ha qualificato gli accordi di ristrutturazione dei debiti un istituto autonomo e diverso dal concordato preventivo [17], mentre altra li ha considerati come una sorta di “piccolo concordato preventivo” [18].

Autorevole dottrina ha affermato che se da una prima lettura sembra potersi affermare che la procedura di composizione della crisi non possa essere attivata dagli imprenditori agricoli giacché per gli stessi  è  previsto l’accesso, con connotati di evidente specialità, all’istituto degli accordi di ristrutturazione dei debiti regolato dall’art. 182bis L.F. [19] nonché la transazione fiscale di cui all’art. 182ter L.F. [20] nella prospettiva di ampliare e favorire il carnet delle operazioni di cui può disporre il debitore non si può escludere che la novità introdotta per porre rimedio alla situazione di sovra indebitamento non possa essere applicata anche all’imprenditore  agricolo [21].

Secondo alcuni sembrerebbe fuori discussione che l’imprenditore agricolo possa  accedere  alla  procedura  regolata  dalla  legge  3/2012.  Con  la  conseguenza che il medesimo potendo beneficiare anche dell’istituto degli  accordi di ristrutturazione di cui all’art. 182bis L.F. che consente l’attivazione della transazione fiscale ha la facoltà di scegliere quale delle diverse procedure attivare in base ad una scelta di opportunità. Sarà orientato a prediligere la procedura ex art. 182bis L.F., attivando la procedura della transazione fiscale nel caso in cui la posizione fiscale sia assai rilevante mentre, in assenza di debiti fiscale o qualora gli stessi fossero di scarsa rilevanza sarà portato a preferire la procedura disciplinata dalla legge 3/2012 che consente, sussistendo certi  presupposti,  la  moratoria  fino  ad un anno per pagare i creditori estranei all’accordo [22]. La querelle è stata risolta  dal  legislatore,  che,  con  il  D.L.  179/2012,  ha  introdotto  il  comma 2bis prevedendo espressamente che l’imprenditore agricolo  può  accedere alla procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento con gli impedimenti di cui alle lettere b), c) e d) del comma precedente.

Il debitore non imprenditore

Prima delle modifiche portate dal D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, convertito con modifiche dalla legge n. 221/2012 non vi erano dubbi che la procedura si applicasse sicuramente al soggetto non imprenditore,  che  non è certamente soggetto alle procedure concorsuali di fallimento e di concordato preventivo regolate dal regio decreto    267/1942.

Ne conseguiva che il debitore poteva essere una persona fisica o un ente collettivo [23] altrimenti non avrebbe avuto senso far riferimento alla residenza o  alla  sede  del  soggetto  come  invece  faceva  la norma.

In tale categoria vi rientravano anche i professionisti, il cui sovraindebitamento potrebbe derivare da danni causati a terzi nell’attività professionale [24],  e  i  consumatori.

Il  debitore  non  imprenditore (segue)

Per quanto riguarda il consumatore, è opportuno ricordare che l’art. 1, comma 2, lettera b), capo II del D.L. 212/2011 definisce espressamente  il sovraindebitamento (del medesimo) come inadempimento di obbligazioni contratte dal medesimo, come definito dal D.Lgs. 6 settembre 2005, 206, differenziandolo dal sovraindebitamento definito per gli altri sog- getti alla precedente  lettera a).

Nella legge 3/2012 originaria non si ritrova una specifica definizione del sovraindebitamento del consumatore e ciò ha fatto pensare ad alcuna dottrina minoritaria che la procedura regolata da quest’ultima legge non fosse  applicabile  al  consumatore25.

Il consumatore è un soggetto che, in presenza delle altre condizioni, può accedere alla procedura di composizione della crisi in quanto la norma prevede che vi possono accedere tutti i  soggetti,  nessuna  escluso,  che  non  rientrano  nell’art.  1,  coma  1, L.F.26

La rivisitazione della legge 3/2012, attraverso le modifiche apportate dal D.L. 179/2012, non definisce più la situazione di sovraindebitamento del consumatore riconducendo l’origine dell’indebitamento prevalentemente ad obbliga- zioni contratte dal  medesimo  come  definito  dal  codice  del  consumo  di  cui  al D.Lgs. 6 settembre 2005, n. 206 ma fornisce una definizione diretta del “consumatore”. Ai fini delle legge in commento il  “consumatore”  è  «il  debitore persona fisica che ha assunto obbligazioni esclusivamente per scopi estranei  all’attività  imprenditoriale  o  professionale  eventualmente  svolta».

Ne consegue che il debitore persona fisica, per usufruire della procedura da sovraindebitamento come “consumatore” deve aver contratto le obbligazioni esclusivamente per scopi estranei all’eventuale attività d’impresa o professionale. Se le obbligazioni che hanno determinato la situazione di sovraindebitamento non sono così caratterizzate il soggetto, in presenza dei necessari requisiti può accedere alla  procedura  regolata  dalla legge 3/2012 per i soggetti diversi dal “consumatore”.

Gli enti privati non  profit

Gli enti non profit che svolgono, anche parzialmente, l’attività commerciale possono essere assoggettati al fallimento e quindi accedere al concordato preventivo soltanto se superano i parametri dimensionali ma, in relazione alla specifica attività esercitata possono essere soggetti alla procedura di liquidazione coatta amministrativa. Qualora l’ente fosse, in concreto, fuori dalle predette procedure è da ritenere che possa porre rimedio alla situazione di sovraindebitamento attraverso la specifica procedura regolata dalla legge  3/201227.

Gli enti pubblici

L’ultima parte del primo  comma  dell’art.  1  L.F. dispone  espressamente  che non possono essere soggetti alle disposizioni del fallimento e del concordato  preventivo  gli  enti  pubblici.

Il tenore letterale della norma porterebbe a concludere che ai predetti soggetti sia applicabile la procedura regolata dalla legge 3/2012. Tale conclusione non può essere condivisa in quanto tali soggetti  sono schiavi alla liquidazione coatta amministrativa o a procedure specifiche [28].

Non manca chi ritiene che gli  enti  pubblici  non  possano  essere  esclusi dai soggetti legittimati ad  attivare  la  procedura  introdotta  dalla  novella in quanto espressamente non assoggettabili al fallimento ne accedere alla procedura  del  concordato  preventivo [29].

L’assenza di recidiva

Il debitore in possesso del requisito soggettivo può accedere alla procedura per rimediare alla situazione debitoria da sovraindebitamento soltanto se non vi abbia fatto ricorso nei cinque anni precedenti30.  La  diversa modalità con la quale il legislatore si è espresso in sede di rivisitazione (D.L. 179/2012) non ha effetti  pratici.

La previsione è sicuramente condivisibile per evitare che alcuni possano utilizzare la procedura in maniera distorta e l’incremento temporale è da valutare  positivamente.

È opportuno ricordare che in ambito fallimentare non è consentito l’accesso all’istituto dell’esdebitazione al fallito persona fisica che “abbia beneficiato  di  altra  esdebitazione  nei  dieci  anni precedenti” [31].

È da ritenere che l’espressione lettera “non ha  fatto  ricorso”  debba  essere interpretata nel senso non ha beneficiato della procedura, e quindi  la mancata ammissione nel triennio precedente  non  sia  causa  ostativa  alla presentazione di una nuova proposta. In sostanza  la  condizione  di  non aver usufruito dalla procedura in un congruo lasso di tempo, individuato dal legislatore nei tre anni precedenti, è una sorta di valutazione della meritevolezza [32]. Ne consegue che la limitazione è  un  valido  ostacolo a che il soggetto possa reiterare la procedura ripetutamente ma non impedisce comunque al soggetto la riproposizione più volte nel corso del tempo. È ovvio che i creditori valuteranno la riproposizione ai fini della votazione.

Il termine di tre anni deve essere calcolato facendo riferimento alla data  di presentazione (deposito) della proposta nella cancelleria del tribunale competente cioè quello della residenza della persona fisica o della sede  se  soggetto  diverso  (art.  9,  comma 1).

Il termine triennale per valutare la meritevolezza d’accesso è stato ritenuto troppo breve anche in considerazione della durata dell’intera procedura [33].

Altri impedimenti soggettivi

Il D.L. 179/2012 ha previsto, l’impossibilità da parte del soggetto sovra indebitato di presentare la domanda per la ristrutturazione dei debiti o      di  soddisfazione  dei  crediti quando:

—        per cause a lui imputabili, ha subito uno dei provvedimento di cui agli articoli  14  e 14bis.

—        ha fornito documentazione che non consente di ricostruire compiuta- mente  la  sua  posizione  economica  e  patrimoniale.

I  provvedimenti  impeditivi,  che  devono  essere  a  lui  imputabili, sono:

—        impugnazione  dell’accordo  (art. 14);

—        risoluzione  dell’accordo  (art. 14);

—        revoca  degli  effetti  dell’omologazione  (art. 14bis)

—        cessazione  degli  effetti  dell’omologazione  (art.  14bis).

La mancata produzione della documentazione necessaria per una ricostruzione completa dell’andamento degli affari e della  situazione  dei  debiti  e  crediti  è  sanzionata  con  l’inammissibilità  della domanda.

La previsione del piano secondo la legge originaria e dopo le modifiche

Secondo la previsione originaria il debitore sovraindebitato che soddisfa   la condizione soggettiva può proporre ai creditori un accordo di ristrutturazione dei debiti al fine di risolvere la particolare situazione in cui si trova secondo la procedura regolata dalla legge 3/2012 ove non abbia usufruito  della  stessa  nei  tre  anni precedenti,

In primo luogo la proposta non deve essere rivolta a tutti i  creditori,  quindi il proponente è libero di decidere se indirizzarla a tutti i sui creditori  o  soltanto  ad  una  parte  degli stessi.

La scelta non è indifferente e, quindi, deve essere attentamente valutata     in  quanto  gli  effetti  che  ne  derivano  sono  molto rilevanti.

La ristrutturazione deve essere prospettata sulla base di un piano, che è      il  fulcro  dell’accordo,  in  quanto  deve  avere  un  contenuto minimale.

In  particolare  deve contenere:

a) l’assicurazione del regolare pagamento ai creditori estranei all’accordo compreso l’integrale pagamento dei titolari dei crediti privilegiati ai quali gli stessi non abbiano rinunciato anche parzialmente salvo la previsione di una moratoria di un anno quando ricorrano contemporaneamente tutte le condizioni previste dal comma 4 dell’art. 8;

b) le scadenze  e  le  modalità  di  pagamento  dei creditori;

c) le eventuali garanzie rilasciate per l’adempimento (estinzione) dei debiti;

d) l’eventuale modalità  di  liquidazione  dei beni;

e) l’eventuale affidamento del patrimonio ad un fiduciario per la liquidazione, la custodia e la distribuzione del ricavato ai creditori, salvo la previsione del  primo  comma  dell’art. 13.

Nonostante sia stato osservato che il concetto di piano sia più consono  in ambito aziendalistico che in quello giuridico e, conseguentemente, più riferibile alla composione della crisi di soggetti imprenditori che operano  in un ambito dinamico e che male si adatta all’insolvenza civile [34] è da rilevare che la norma non lo limita a  detti  soggetti  ma  lo  prevede  per tutti coloro che intendono presentare la domanda di composizione della crisi  da  sovraindebitamento

Il legislatore lascia intendere che la soluzione di crisi può essere superata attraverso l’attuazione di un piano, cioè mediante la programmazione di una  determinata  attività  sicuramente  tipica  dell’impresa  ma  che se la si interpreta in maniera più ampia e riferisce ad un determinato comportamento si adatta bene anche a soggetti diversi dall’imprenditore.

Dopo le modifiche apportate dal D.L. 179/2012 convertito con modifiche dalla legge n. 221/2012 la proposta di ristrutturazione dei debiti e di soddisfazione dei crediti che il debitore può proporre a tutti i credi-     tori  deve  essere  accompagnata  da  un  piano che:

a) assicuri il regolare pagamento dei crediti impignorabili di  cui  all’art. 545  p.c.  e  da  altre  leggi speciali;

b) preveda, anche in caso di suddivisione dei creditori in classi, le modalità di  pagamento  e  le  relative scadenze;

c) indichi le eventuali garanzie rilasciate per l’adempimento della proposta;

d) indichi, eventualmente,  le  modalità  di  liquidazione  dei beni;

e) preveda, eventualmente, il soddisfacimento parziale dei creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca ove ricorrano determinate condizioni;

f) preveda, eventualmente, l’affidamento del patrimonio del debitore ad un gestore per la liquidazione, custodia e distribuzione del ricavato ai creditori, salvo le previsioni del comma 1 dell’art. 13.

Le novità non sono di poco  conto.

note

[1] Prima della novella, le condizioni erano due:

a) non sia assoggettabile alle procedure concorsuali previste dall’art. 1 del R.D. 16 marzo 1942, n. 267;

b) non abbia fatto ricorso alla composizione della crisi nei tre anni precedenti.

[2] DI  MARZIO  F.  –  MACARIO  F.,  Autonomia  e  crisi  d’impresa,  Milano  2011,  pag.  74 3 Art. 1 L.F. – Imprese soggette al fallimento e al concordato preventivo

Sono soggetti alle disposizioni sul fallimento e sul concordato preventivo gli imprenditori che esercitano  una  attività  commerciale,  esclusi  gli  enti  pubblici.

Non  sono  soggetti  alle  disposizioni  sul  fallimento  e  sul  concordato  preventivo  gli  imprenditori  di  cui  al  primo  comma,  i  quali  dimostrino  il  possesso  congiunto  dei  seguenti  requisiti:

a) aver avuto, nei tre esercizi antecedenti  la  data  di  deposito  della  istanza  di  fallimento  o  dall’ini-  zio dell’attività se di durata inferiore, un attivo patrimoniale di ammontare complessivo annuo  non  superiore  ad  euro trecentomila;

b) aver realizzato, in qualunque modo risulti, nei tre esercizi antecedenti la  data  di  deposito  dell’istanza di fallimento o dall’inizio dell’attività se di durata inferiore, ricavi lordi per un ammontare complessivo  annuo  non  superiore  ad  euro  duecentomila;

c) avere un  ammontare  di  debiti  anche  non  scaduti  non  superiore  ad  euro

I limiti di cui alle lettere a), b) e c) del secondo comma possono essere aggiornati ogni tre anni con decreto del Ministro della giustizia, sulla base della  media  delle  variazioni  degli  indici  ISTAT  dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati intervenute nel periodo di riferimento.

[4] Art. 15 L.F. – Procedimento per la dichiarazione di fallimento

Il procedimento per la dichiarazione di fallimento si svolge dinanzi al tribunale in composizione collegiale con le modalità dei procedimenti in camera di consiglio.

Il tribunale convoca, con decreto apposto in calce al ricorso, il debitore ed i creditori  istanti  per  il  fallimento; nel procedimento interviene il pubblico ministero che ha assunto l’iniziativa per  la  dichiarazione  di  fallimento.

Il decreto di convocazione è sottoscritto dal presidente del tribunale o dal giudice relatore se vi è  delega alla trattazione del procedimento ai sensi del sesto comma. Tra  la data della notificazione, a cura di parte, del decreto di convocazione e del ricorso e quella dell’udienza deve intercorrere un termine non inferiore a quindici   giorni.

Il decreto contiene l’indicazione che il procedimento è volto all’accertamento dei presupposti per la dichiarazione di fallimento e fissa un termine non inferiore a sette giorni prima dell’udienza per la presentazione di memorie e il deposito di documenti e relazioni  tecniche.  In  ogni  caso,  il  tribunale  dispone che l’imprenditore depositi i bilanci relativi agli ultimi tre esercizi, nonché una situazione patrimoniale,  economica  e  finanziaria  aggiornata;  può  richiedere  eventuali  informazioni  urgenti.

I termini di cui al terzo e quarto comma possono essere abbreviati dal presidente  del  tribunale,  con  decreto motivato, se  ricorrono  particolari  ragioni  di  urgenza.  In  tali  casi,  il  presidente  del  tribunale  può disporre  che  il  ricorso  e  il  decreto  di  fissazione  dell’udienza  siano  portati  a  conoscenza  delle  parti  con  ogni  mezzo  idoneo,  omessa  ogni  formalità  non  indispensabile  alla  conoscibilità  degli  stessi.  Il tribunale può delegare al giudice relatore l’audizione delle parti.  In  tal  caso,  il  giudice  delegato  provvede all’ammissione ed all’espletamento dei mezzi istruttori richiesti dalle parti o disposti d’ufficio.  Le  parti  possono  nominare  consulenti tecnici.

Il tribunale, ad istanza di parte, può emettere i provvedimenti cautelari o conservativi a tutela del  patrimonio o dell’impresa oggetto del provvedimento, che hanno efficacia limitata alla durata del procedimento e vengono confermati o revocati dalla  sentenza  che  dichiara  il  fallimento,  ovvero  revocati  con  il  decreto  che  rigetta  l’istanza.

Non si fa luogo alla dichiarazione di  fallimento  se  l’ammontare  dei  debiti  scaduti  e  non  pagati  risul-  tanti dagli atti dell’istruttoria prefallimentare è complessivamente inferiore a euro  trentamila.  Tale  importo  è  periodicamente  aggiornato  con  le  modalità  di  cui  al  terzo  comma  dell’art. 1.

[5] NONNO G.M., L’insolvenza civile, in Sovraindebitamento e usura (a cura di FERRO M.), Ipsoa 2012,  pag.  82.

[6] DE MARCHI P.G., Fallimento ed altre procedure concorsuali, in Normativa e giurisprudenza ragionata,  Milano  2009,  pag.  76.

[7] GUITTO A., La nuova procedura per l’insolvenza del soggetto non fallibile: osservazioni in itinere,   il  Il  Fallimento  2012,  pag. 21.

[8] NONNO G.M., L’insolvenza civile, in Sovraindebitamento e usura (a cura di FERRO M.), cit., pag. 83.

[9] Art.  10.  L.F.   –  Fallimento  dell’imprenditore  che  ha  cessato  l’esercizio   dell’impresa

Gli imprenditori individuali e  collettivi  possono  essere  dichiarati  falliti  entro  un  anno  dalla  cancellazione dal registro delle imprese, se l’insolvenza si  è  manifestata  anteriormente  alla  medesima  o  entro  l’anno  successivo.

In caso di impresa individuale o di cancellazione di ufficio degli imprenditori collettivi, è fatta salva  la facoltà per il creditore o per il pubblico ministero di dimostrare il momento dell’effettiva cessazione dell’attività da cui decorre il termine del primo  comma.

[10] Art.  11.  L.F.   –  Fallimento  dell’imprenditore  defunto.

L’imprenditore defunto può essere dichiarato fallito quando ricorrono le condizioni stabilite nell’articolo precedente.

L’erede può chiedere il fallimento del defunto, purché l’eredità non sia già confusa con il suo patri- monio; l’erede che chiede il fallimento del defunto non è soggetto agli obblighi di deposito di cui agli articoli 14 e 16, secondo comma, n. 3).

Con la dichiarazione di fallimento cessano di diritto gli effetti della separazione dei beni ottenuta dai creditori del defunto a norma del codice   civile.

[11] FERRO M., L’insolvenza civile, in Sovraindebitamento e usura (a cura di FERRO M.), Ipsoa 2012,  pag.  69.

[12] Art.  2135  c.c.  –  Imprenditore  agricolo

È imprenditore agricolo chi esercita una delle seguenti attività: coltivazione del fondo, selvicoltura, allevamento  di  animali  e  attività  connesse.

Per coltivazione del fondo, per selvicoltura e per allevamento di animali si intendono le attività dirette alla cura e allo  sviluppo  di un ciclo  biologico  o di una fase  necessaria  del ciclo  stesso,  di carattere  vegetale  o animale,  che utilizzano  o possono  utilizzare  il fondo,  il bosco  o le acque  dolci,  salmastre  o marine.  Si intendono comunque connesse le attività, esercitate dal medesimo imprenditore agricolo, dirette alla manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione che abbiano ad oggetto prodotti ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo o del bosco o dall’allevamento di animali, nonché le attività dirette alla fornitura di beni o servizi mediante l’utilizzazione prevalente  di attrezzature o risorse dell’azienda normalmente impiegate nell’attività agricola esercitata, ivi comprese le attività di valorizzazione del territorio e del patrimonio rurale e forestale, ovvero di ricezione ed  ospitalità  come  definite  dalla  legge.

[13] SOLLINI  E.,  Il  concordato  preventivo  e  gli  accordi  di  ristrutturazione,  cit.,  pag.   255.

[14] NARDECCHIA  G.B.,  Gli  accordi  di  ristrutturazione  dei  debiti,  in  Il  fallimento  2006,  pag.  670.

[15] FERRO M., I nuovi strumenti di regolazione negoziale dell’insolvenza e la tutela giudiziaria delle intese fra debitore e creditori: storia italiana della timidezza competitiva, in Il fallimento 2005, pag. 587.

[16] AMBROSINI S., Gli accordi di ristrutturazione dei debiti nella nuova legge fallimentare: prime riflessioni,  in  Il  fallimento  2005,  pag.  949;  PRESTI  G.,  Gli  accordi  di  ristrutturazione  dei  debiti,  in (a cura  di  AMBROSINI  S.)  La  riforma  della  legge  fallimentare,  Bologna  2006,  pag. 386.

[17] Trib.  di Brescia del 22-2-06, in Il fallimento 2006, pag. 669; Trib.  di Bari del 21-11-05, in Il fallimento 2006, pag. 169 con commento di PRESTI, L’art.  182bis al primo vaglio della giurisprudenza.

[18] Trb.  di  Milano  21-12-05,  in  Il  fallimento  2006,  pag.  670.

[19] Art.  182bis  L.F.   –  Accordi  di  ristrutturazione  dei   debiti

L’imprenditore in stato di crisi può domandare, depositando la documentazione di cui all’articolo 161, l’omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti stipulato  con  i  creditori  rappresentanti  al-meno il sessanta per cento dei crediti, unitamente ad una relazione  redatta  da  un  professionista,  designato dal debitore, in possesso dei requisiti di cui all’articolo 67, terzo comma,  lettera  d)  sulla  veridicità dei dati aziendali e sull’attuabilità dell’accordo stesso con particolare  riferimento  alla  sua  idoneità  ad  assicurare  l’integrale  pagamento  dei  creditori  estranei  nel  rispetto  dei  seguenti  termini:

a) entro centoventi giorni dall’omologazione, in caso di crediti già scaduti a quella data;

b) entro centoventi giorni dalla scadenza, in caso di crediti non ancora scaduti alla data dell’omologazione.

L’accordo è pubblicato nel registro delle imprese e acquista efficacia dal giorno della sua pubblicazione. Dalla data della pubblicazione e per sessanta giorni i creditori per titolo e causa anteriore a tale data non possono iniziare o proseguire azioni cautelari o esecutive sul patrimonio del debitore, nè acquisire titoli di prelazione se non concordati. Si applica l’articolo 168, secondo comma.

Entro trenta giorni dalla pubblicazione i creditori e ogni altro interessato possono proporre opposizione.   Il tribunale, decise le opposizioni, procede all’omologazione in camera di consiglio con decreto motivato.    Il decreto del tribunale è reclamabile alla corte di appello ai sensi dell’articolo 183, in quanto applicabile, entro quindici giorni dalla sua pubblicazione nel registro delle imprese.

Il divieto di iniziare o proseguire le azioni cautelari o  esecutive  di  cui  al  terzo  comma  può  essere  richiesto dall’imprenditore  anche  nel  corso  delle  trattative  e  prima  della  formalizzazione  dell’accordo  di cui al presente articolo, depositando presso il tribunale competente ai sensi dell’articolo 9 la documentazione di cui all’articolo 161, primo e secondo comma lettere a), b), c) e  d),  e  una  proposta  di  accordo corredata da una dichiarazione dell’ imprenditore,  avente  valore  di  autocertificazione,  attestante che sulla proposta sono in corso trattative con i creditori che rappresentano almeno il sessanta  per cento dei crediti e da una dichiarazione del  professionista  avente  i  requisiti  di  cui  all’articolo  67,  terzo comma, lettera d), circa la idoneità della proposta, se  accettata,  ad  assicurare  l’integrale  paga-  mento dei creditori con i quali non sono in corso trattative o che hanno comunque negato la propria disponibilità a trattare. L’istanza di  sospensione  di  cui  al  presente  comma  è  pubblicata  nel  registro  delle imprese e produce l’effetto del divieto di inizio o prosecuzione delle azioni esecutive e cautelari,  nonché  del  divieto  di  acquisire  titoli  di  prelazione,  se  non  concordati,  dalla  pubblicazione.

Il tribunale, verificata  la  completezza  della  documentazione  depositata,  fissa  con  decreto  l’udienza  entro il termine di trenta giorni dal deposito dell’istanza di cui al sesto comma, disponendo la comunicazione ai  creditori  della  documentazione  stessa.  Nel  corso  dell’udienza,  riscontrata  la  sussistenza  dei presupposti per pervenire a un accordo di ristrutturazione dei debiti  con  le  maggioranze  di  cui  al primo  comma  e  delle  condizioni  per  l’integrale  pagamento  dei  creditori  con  i  quali  non  sono  in    cor so trattative o che hanno comunque negato la propria disponibilità a trattare, dispone  con  decreto  motivato il divieto di iniziare o proseguire le azioni cautelari  o  esecutive  e  di  acquisire  titoli  di  prela- zione se non concordati assegnando  il  termine  di  non  oltre  sessanta  giorni  per  il  deposito  dell’accordo di ristrutturazione e  della  relazione  redatta  dal  professionista  a  nonna  del  primo  comma.  Il  decreto  del  precedente  periodo  è  reclamabile  a  norma  del  quinto  comma  in  quanto   applicabile.

A seguito del deposito di un accordo di ristrutturazione dei debiti nei termini assegnati  dal  tribunale  trovano applicazione le disposizioni di cui  al  secondo,  terzo,  quarto  e  quinto  comma.  Se  nel  medesimo termine è depositata una domanda di concordato  preventivo,  si  conservano  gli  effetti  di  cui  ai  commi sesto e  settimo.

[20] Art. 182ter L.F.  – Transazione   fiscale

Con il piano di cui all’articolo 160 il debitore può proporre il pagamento, parziale o anche dilazionato, dei tributi amministrati dalle agenzie fiscali e dei relativi accessori, nonché dei contributi amministrati dagli enti gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatorie e dei relativi accessori, limitatamente alla quota di debito avente natura chirografaria anche se non iscritti a ruolo, ad eccezione dei tributi costituenti risorse proprie dell’Unione europea; con riguardo all’imposta sul valore aggiunto ed alle ritenute operate e non versate, la proposta può prevedere esclusivamente la dilazione del pagamento. Se il credito tributario o contributivo è assistito da privilegio, la percentuale, i  tempi di pagamento e le eventuali garanzie non possono essere inferiori a quelli offerti ai creditori  che hanno un grado di privilegio inferiore o a quelli che hanno una posizione giuridica ed interessi economici omogenei a quelli delle agenzie e degli enti gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatorie; se il credito tributario o contributivo ha natura chirografaria, il trattamento non può es- sere differenziato rispetto a quello degli altri creditori chirografari ovvero, nel caso di suddivisione in classi, dei creditori rispetto ai quali è previsto un trattamento più   favorevole.

Ai fini della proposta di accordo sui crediti di natura fiscale, copia della domanda e della relativa documentazione, contestualmente al deposito presso il tribunale, deve essere presentata al competente concessionario del servizio nazionale della riscossione ed all’ufficio competente sulla base dell’ultimo domicilio fiscale del debitore, unitamente alla copia delle dichiarazioni fiscali per  le  quali  non  è  pervenuto l’esito dei controlli automatici nonché delle dichiarazioni integrative relative al periodo sino alla    data di presentazione della domanda, al fine di consentire il consolidamento del debito fiscale. Il concessionario, non oltre trenta giorni dalla data della presentazione, deve trasmettere al debitore una certificazione attestante l’entità del debito iscritto a ruolo scaduto o sospeso.  L’ufficio,  nello  stesso  termine, deve procedere alla liquidazione dei tributi risultanti  dalle  dichiarazioni  ed  alla  notifica  dei  relativi avvisi di  irregolarità,  unitamente  ad  una  certificazione  attestante  l’entità  del  debito  derivante  da atti di accertamento ancorchè non definitivi, per la  parte  non  iscritta  a  ruolo,  nonché  da  ruoli  vistati, ma non ancora consegnati al concessionario. Dopo l’emissione del decreto di cui all’articolo 163, copia dell’avviso  di  irregolarità  e  delle  certificazioni  devono  essere  trasmessi  al  Commissario  giudiziale  per  gli  adempimenti  previsti  dall’articolo  171,  primo  comma,  e  dall’articolo  172.  In  particolare,  per i tributi amministrati dall’agenzia  delle  dogane,  l’ufficio  competente  a  ricevere  copia  della  domanda  con  la  relativa  documentazione  prevista  al  primo  periodo,  nonché  a  rilasciare  la  certificazione  di  cui  al  terzo  periodo,  si  identifica  con  l’ufficio  che  ha  notificato  al  debitore  gli  atti  di  accertamento.

Relativamente ai tributi non iscritti a ruolo, ovvero non ancora consegnati al concessionario del servizio nazionale della riscossione alla data di presentazione della domanda, l’adesione o il diniego alla proposta di concordato è approvato con atto del direttore dell’ufficio, su conforme parere della competente direzione regionale, ed è espresso mediante voto favorevole o contrario in sede di adunanza dei creditori, ovvero nei modi previsti dall’articolo 178, primo comma.

Relativamente ai tributi iscritti a ruolo e già consegnati al concessionario del servizio nazionale della riscossione alla data di presentazione della domanda, quest’ultimo provvede ad esprimere il voto in sede di adunanza dei creditori, su indicazione del direttore dell’ufficio, previo conforme parere della competente direzione regionale.

La chiusura della procedura di concordato ai  sensi  dell’articolo  181,  determina  la  cessazione  della  materia  del  contendere  nelle  liti  aventi  ad  oggetto  i  tributi  di  cui  al  primo comma.

Il debitore può effettuare la proposta di cui al primo comma anche nell’ambito delle trattative che precedono la stipula dell’accordo di ristrutturazione di cui all’articolo 182-bis. La proposta di transazione fiscale, unitamente con la documentazione di cui all’articolo 161, è depositata presso gli uffici indicati nel secondo comma, che procedono alla trasmissione ed alla liquidazione ivi previste. Alla proposta di transazione deve altresì essere allegata la dichiarazione sostitutiva, resa dal debitore o dal suo legale rappresentante ai sensi dell’articolo 47 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, che la documentazione di cui al periodo che precede rappresenta fedelmente    ed integralmente la situazione dell’impresa, con particolare riguardo alle poste attive del patrimonio. Nei successivi trenta giorni l’assenso alla proposta di transazione è espresso relativamente ai tributi non iscritti a ruolo, ovvero non ancora consegnati al concessionario del servizio nazionale della riscossione alla data di presentazione della domanda, con atto del direttore dell’ufficio, su conforme parere della competente direzione regionale, e relativamente ai tributi iscritti a ruolo e già consegnati al concessionario del servizio nazionale della riscossione alla data di presentazione della domanda, con atto del concessionario su indicazione del direttore dell’ufficio, previo conforme parere della competente dire- zione generale. L’assenso così espresso equivale a sottoscrizione dell’accordo di  ristrutturazione.

La transazione  fiscale  conclusa  nell’ambito  dell’accordo  di  ristrutturazione  di  cui  all’articolo  182-bis  è revocata di diritto se il debitore non esegue  integralmente,  entro  90  giorni  dalle  scadenze  previste,  i pagamenti  dovuti  alle  Agenzie  fiscali  ed  agli  enti  gestori  di  forme  di  previdenza  e  assistenza   obbligatorie.

[21] FABIANI M., La gestione del sovraaindebitamento del debitore “non fallibile” (D.L. 212/2011),  in  IL  CASO.it, cit.

[22] MARINO R. – CARMINATI M., Le soluzioni negoziali della crisi dell’imprenditore agricolo, in Il Fallimento 2012, pag. 633; PANZANI L., Composizione della crisi da sovraindebitamento, in Il nuovo diritto delle società, vol. 10, fasc. 1, pag. 9.

[23] GUITTO A., La nuova procedura per l’insolvenza del soggetto non fallibile: osservazioni in itinere, cit.,  pag.  21.

[24] MICHELOTTI  F.,   La  preparazione  alla  composizione  della  crisi  nell’attività  del  professionista,   in Sovraindebitamento e usura (a cura di FERRO M.), cit. pag. 317.

[25] NEGRI G., Consumatori senza concordato, in ILSOLE24ORE del  9-2-12.

[26] NONNO G.M., L’insolvenza  civile,  in  Sovraindebitamento  e  usura  (a  cura  di  FERRO  M.),  cit.,  pag.  85; SOLLINI E., Introdotta la procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento, in www. cesiprofessionale.it, del   16-2-12

[27]  MICHELOTTI  F.,  La  preparazione  alla  composizione  della  crisi  nell’attività  del  professionista,  in Sovraindebitamento e usura (a cura di FERRO M.), cit. pag. 325

[28] MICHELOTTI  F.,  La  preparazione  alla  composizione  della  crisi  nell’attività  del  professionista,   in Sovraindebitamento e usura (a cura di FERRO M.), cit. pag. 326.

[29] CORDOPATRI M., Presupposti di ammissibilità, in Composizione della crisi da sovraindebitamento (a cura di DI MARZIO F.  – MACARIO F.  – TERRANOVA G.), Giuffrè 2012, 22.

[30] Originariamente il periodo era fissato in tre anni.

[31] Originariamente il periodo era fissato in tre anni. 31  Art.  142  L.F.  – Esdebitazione

Il fallito persona fisica è ammesso al beneficio della liberazione dai debiti residui nei confronti dei creditori concorsuali non soddisfatti a condizione   che:

1)        abbia cooperato con gli organi della procedura, fornendo tutte le  informazioni  e  la  documentazione  utile  all’accertamento  del  passivo  e  adoperandosi  per  il  proficuo  svolgimento  delle    operazioni;

2)        non abbia in alcun modo ritardato o contribuito a ritardare lo svolgimento della procedura;

3)        non abbia violato le disposizioni di cui all’articolo 48;

4)        non abbia beneficiato di altra esdebitazione nei dieci anni precedenti la richiesta;

5)        non abbia distratto l’attivo o esposto passività insussistenti, cagionato o aggravato il dissesto  rendendo gravemente difficoltosa la ricostruzione del patrimonio e del movimento degli affari  o  fatto ricorso  abusivo  al  credito;

6)        non sia stato condannato con sentenza  passata  in  giudicato  per  bancarotta  fraudolenta  o  per  delitti contro l’economia pubblica, l’industria e il commercio, e altri delitti compiuti in connessione con l’esercizio dell’attività d’impresa,  salvo  che  per  tali  reati  sia  intervenuta  la  riabilitazione.  Se  è  in  corso il procedimento penale per uno di tali reati, il tribunale  sospende  il  procedimento  fino  all’esito  di quello  penale.

L’esdebitazione non può essere concessa qualora non siano stati  soddisfatti,  neppure  in  parte,  i  creditori  concorsuali.

Restano   esclusi  dall’esdebitazione:

a) gli obblighi di mantenimento e alimentari e comunque le obbligazioni derivanti da rapporti estranei all’esercizio dell’impresa;

b) i debiti per il risarcimento dei  danni  da  fatto  illecito  extracontrattuale  nonché  le  sanzioni  penali ed  amministrative  di  carattere  pecuniario  che  non  siano  accessorie  a  debiti

Sono salvi i diritti vantati dai creditori nei confronti di coobbligati, dei fideiussori del debitore e degli obbligati  in  via  di regresso.

[32] NONNO G.M., Il presupposto soggettivo di ammissibilità ed il contenuto del piano, in Sovraindebitamento  e  usura  (a  cura  di  FERRO  M.),  cit.  pag.    82.

[33] FABIANI  M.,  La  gestione  del  sovraaindebitamento  del  debitore  “non  fallibile”  (D.L.  212/2011),   in IL  CASO.it,  cit.

[34] DI MARZIO F., Sulla composizione negoziale della crisi da sovraindebitamento, (note  a  margine dell’AC n. 2364)  in  Diritto  Fallimentare  2010,  I,  pag.  659;  NONNO  G.M.,  Il  presupposto  soggetti- vo di ammissibilità ed il contenuto del piano Sovraindebitamento e usura (a cura di FERRO M.), cit.  pag. 87.

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