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News Niente ape volontaria per pensionati poveri o indebitati

News Pubblicato il 6 aprile 2017

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> News Pubblicato il 6 aprile 2017

Ape di mercato preclusa a chi ha un assegno inferiore a 700 euro o a chi ha debiti sulla pensione. 

L’ape volontaria, che sarebbe dovuta essere una misura universale per anticipare la pensione, si sta rivelando in realtà riservata a pochi. Non bastava, difatti, il limite minimo relativo alla futura pensione, che deve essere almeno pari a 1,4 volte il trattamento minimo (circa 702 euro), per ricevere l’ape, ma si è ora aggiunto un nuovo limite: per dare l’ok all’ape, l’Inps deve anche verificare che il peso delle rate dell’anticipo pensionistico, assieme ad eventuali altri debiti, non superi il 30% della pensione. Se le ritenute, come la cessione del quinto, complessivamente assieme all’ape superano il 30% dell’assegno di pensione, l’ape stessa non può essere concessa.

Questo nuovo limite alla platea dei beneficiari dell’ape emerge dal testo del decreto attuativo sull’ape volontaria.  Niente ape di mercato per gli assegni bassi, dunque, né per quelli gravati da mutui, prestiti e cessioni varie.

Per chi, comunque, è privo di reddito e non ha ancora raggiunto il diritto alla pensione di vecchiaia, c’è sempre la possibilità di ottenere l’ape sociale: i requisiti, però, sono più severi, in quanto, oltre ai 63 anni di età bisogna avere almeno trent’anni di contributi (36 per gli addetti ai lavori faticosi e pesanti), anziché il 20 normalmente previsti per l’ape volontaria.

Ma procediamo per ordine e vediamo quali sono i requisiti previsti per richiedere volontariamente l’ape, alla luce delle ultime modifiche apportate dal decreto.

 

Ape di mercato: come funziona

Innanzitutto è opportuno chiarire il funzionamento dell’anticipo pensionistico: l’ape consiste in un prestito (con natura di credito al consumo) erogato mensilmente da una banca, esente da tassazione, che l’interessato può scegliere di percepire per un determinato periodo, che precede la maturazione dei requisiti previsti per la pensione di vecchiaia: il periodo non può essere superiore a 3 anni e 7 mesi.

Dato che questo trattamento è erogato per scelta si parla di ape volontaria, o ape di mercato, per distinguerla dall’ape sociale, che è invece una prestazione erogata dallo Stato, che non va restituita.

A proposito della restituzione del prestito relativo all’ape volontaria, questo finanziamento va restituito gradualmente, nell’arco di 20 anni, con rate di ammortamento mensili: queste rate vengono poi trattenute direttamente sulla pensione, una volta maturata.

Per coprire il rischio di eventuale premorienza, con successiva impossibilità di restituire il prestito, questo deve essere garantito da una polizza assicurativa obbligatoria: in questo modo, l’impossibilità di restituire il finanziamento non penalizza l’eventuale pensione ai superstiti, che viene quindi pagata regolarmente.

L’Ape non è, dunque, una prestazione pensionistica vera e propria, ma un trattamento che accompagna al pensionamento chi, in possesso dei requisiti, voglia cessare l’attività lavorativa o si trovi senza occupazione: grazie all’anticipo pensionistico, l’interessato non resta senza reddito, ma percepisce un trattamento sotto forma di prestito, per un breve periodo di tempo, accettando di addebitarlo sulla futura pensione. Peraltro, l’ape di mercato può essere richiesta anche da chi non cessa la propria attività, per integrare il reddito da lavoro (ad esempio, se il lavoratore decide di diminuire l’orario).

Ape di mercato: requisiti

Possono accedere all’Ape volontaria i lavoratori iscritti all’assicurazione generale obbligatoria (Ago, che comprende il fondo pensioni lavoratori dipendenti e le gestioni speciali dei lavoratori autonomi), nonché alle forme sostitutive ed esclusive dell’Ago e alla Gestione separata Inps, a condizione che:

  • abbiano compiuto il 63 anni di età;
  • siano in possesso di almeno 20 anni di contributi;
  • maturino il diritto alla pensione di vecchiaia entro 3 anni e 7 mesi (43 mesi);
  • non siano già titolari di una pensione diretta;
  • la pensione attesa sia di importo non inferiore a 1,4 volte il trattamento minimo, al netto della rata di ammortamento dell’Ape: considerato che nel 2017 la rata mensile della pensione minima ammonta a 501,89 euro, l’importo non deve essere inferiore a 702,65 euro;
  • inoltre, in base al testo del decreto attuativo in uscita, le rate per la restituzione dell’ape volontaria, assieme ad eventuali altre trattenute come la cessione del quinto, non possono superare il 30% della pensione.

Ape di mercato: ammontare

L’ammontare dell’ape di mercato, che può essere erogata non oltre la maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia, ma per un minimo di 6 mesi, in base a quanto reso noto non può superare il 90% della futura pensione.

Le decurtazioni sulla pensione dipenderanno innanzitutto dalla durata dell’erogazione dell’assegno e dall’ammontare della percentuale di pensione richiesta: maggiore è l’anticipo, più alto risulterà il prestito da restituire e più bassa, conseguentemente, la pensione.

In base alle ipotesi elaborate, la percentuale dell’85% è quella che dovrebbe garantire uno scostamento minimo tra la pensione netta ipotetica, l’importo dell’ape e la pensione gravata dalla rata.

Sugli interessi del finanziamento e sui premi assicurativi per la copertura del rischio di premorienza, comunque, è riconosciuto un credito d’imposta annuo nella misura massima del 50% di un ventesimo degli interessi e dei premi complessivamente dovuti.

Questo credito d’imposta non concorre alla formazione del reddito ai fini Irpef ed è recuperato direttamente dall’Inps nella sua qualità di sostituto d’imposta.

Ad ogni modo, come già anticipato, il rateo annuo sulla pensione non potrà superare il 30% della stessa, tenendo conto di altri impegni finanziari in corso come, per esempio, un mutuo casa o un altro prestito bancario.

Ape di mercato: invio delle domande

Le domande di Ape potranno essere presentate a partire da maggio 2017.

Nel dettaglio, si dovrà dapprima presentare all’Inps la domanda per ottenere la certificazione del diritto all’anticipo finanziario.

Una volta certificato il diritto, l’Inps specificherà anche la misura dell’importo minimo e massimo dell’Ape, calcolato sulla base delle disposizioni dettate dal decreto in corso di emanazione

A questo punto, le persone interessate  dovranno presentare all’Inps:

  • la domanda di ape;
  • una contestuale domanda di pensione di vecchiaia, da liquidarsi al momento di perfezionamento dei requisiti.

Nella domanda andranno indicati la banca e  l’assicurazione che si assumerà il rischio premorienza: finanziatore e assicurazione dovranno essere scelti tra quelli che aderiranno alle apposite convenzioni che saranno stipulate a breve.

In questi accordi saranno inoltre definiti il tasso di interesse (in base al decreto pari al 2,5% annuo) e la misura del premio assicurativo per premorienza.


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2 Commenti

  1. Questa Ape con i decreti attuativi si sta stravolgendo..Chi ha un mutuo…di certo supera il 30%…..e se non ha alcun
    reddito? Gli pignorano la casa data in garanzia….
    Non deve assolutamente impedire l’Ape volontaria….
    La trattenuta per l’Ape sara’ effettuata sulla futura
    Pensione…Come se fosse una cessione del Quinto….
    Tante aspettative…..Tante delusioni……!!!!!!!!!!!!
    Non aggiungo altro.
    P.s. E chi e’ inoccupato per Dimissioni Volontarie
    da oltre 4 anni..e deve attendere ancora 3 Anni?????!!!!
    Cosi’ non si aiutano i Figli e la Famiglia…
    Saluti……

  2. Si dice chel’Ape volontaria sia un vero e proprio prestito bancario garantito dalla futura pensione e dalla trattenuta che farà l’Inps ( preautorizzata) per il pagamento delle rate dal giorno della effettiva maturazione della pensione.
    Se così è mi chiedo perchè l’erogazione dell’anticipo, qualsiasi sia, non debba avvenire in un’unica soluzione. Nessun prestito bancario, per di più assicurato e garantito, avviene a rate. In questo modo il rischio della banca è davvero minimo e non giustifica certi costi.

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