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Lo sai che? Querela di falso: quando è possibile per un foglio firmato in bianco?

Lo sai che? Pubblicato il 5 agosto 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 5 agosto 2017

Se un foglio firmato in bianco viene riempito in modo non conforme agli accordi presi, non si può proporre querela di falso. Perché?

Tra amici e conoscenti succede spesso: ci si accorda su qualcosa a parole ma, per sicurezza, si preferisce mettere tutto nero su bianco. E, molto spesso, proprio per fiducia, si sente dire: «Metti una firma qui che poi scrivo tutto io con calma». E, magari, l’amico o il conoscente scrive tutto tranne quello su cui ci si era accordati. Che fare in questi casi? Si è obbligati a fare qualcosa che non vogliamo e a rispettare l’accordo anche se i patti non erano quelli? Si può denunciare l’amico? Lo strumento previsto dalla nostra legge è la cosiddetta querela di falso che serve proprio a far dichiarare la falsità di un documento. Il problema è capire quando è possibile per un foglio firmato in bianco esercitare questo diritto. In una sentenza del Tribunale di Caltagirone [1] si sostiene che è possibile la querela di falso quando il riempimento risulti avvenuto senza che l’autore sia stato autorizzato dal sottoscrittore e non anche quando il riempimento abbia avuto luogo in modo non conforme agli accordi presi [2]. Cerchiamo di spiegarci meglio.

La vicenda

Un uomo fa causa a un carrozziere che avrebbe, a suo dire, riempito abusivamente la scheda di lavorazione relativa alla sua auto. In particolare, sosteneva che era stata concordata una riparazione economica e che il carrozziere, dopo avergli fatto firmare in bianco il documento, gli diceva che lo avrebbe poi compilato con calma con l’indicazione di tutti i lavori da eseguire. Inseriva, però, un prezzo molto diverso da quello pattuito, commettendo un falso. Secondo la versione del carrozziere, invece, la scheda di lavorazione era stata redatta e sottoscritta nello stesso momento, negli uffici della sua carrozzeria, quando l’autovettura era stata presa in carico per la riparazione e in modo assolutamente conforme agli accordi.

Querela di falso: cos’è?

L’uomo che si rivolge al giudice e gli chiede di dichiarare la querela di falso: di cosa si tratta? È un procedimento che serve a far accertare e dichiarare, tramite un processo, la falsità di un atto o di un documento che, in caso contrario, andrebbe a danneggiare la parte che intende proporre la querela. Si può proporre solo contro gli atti che provengono da un pubblico ufficiale e che, per questo, fanno “pubblica fede”. L’obiettivo è quello di sottrarre all’atto tale valore di prova. In poche parole, la querela di falso serve a togliere la validità di prova all’attestazione fatta dal pubblico ufficiale. Si comprende che non si può proporre querela di falso, ad esempio, contro una scrittura privata (come un contratto), ma la si può proporre contro un’attestazione di un notaio, di un ufficiale giudiziario, di un addetto del fisco, di un dipendente del Comune.

E già questo sarebbe bastato al giudice per rigettare la domanda, dato che essa ha per oggetto la scheda di lavorazione di un’auto redatta da un carrozziere che non è un pubblico ufficiale. Una scrittura privata, quindi. [3].

Foglio firmato in bianco: quando il riempimento è abusivo?

Circa il caso specifico del foglio firmato in bianco che viene poi riempito abusivamente in un secondo momento, è intervenuta la Corte di Cassazione: la querela di falso si può proporre solo nell’ipotesi in cui una persona riempia il foglio senza essere stata autorizzata da colui che ha firmato, non anche quando il foglio in questione sia stato riempito in modo non conforme ai patti. Questo si spiega perché, nel primo caso, si rientra in una ipotesi di falso materiale: il documento è falsificato nella sua materialità, nel senso che esso è, in un primo momento, prodotto correttamente; successivamente, un soggetto diverso dall’autore lo modifica, per esempio cancellando una parte del contenuto, aggiungendo altre parti, ecc. Ad esempio, Maria firma in bianco. Giuseppe riempie il foglio così come si era accordato con Maria. Successivamente, Carla prende il foglio e aggiunge un’altra clausola. Questo è un falso materiale e si può usare la querela di falso.

Se, invece, il foglio non viene riempito come ci si era accordati, il sottoscrittore ha comunque autorizzato la persona che l’ha riempito a procedere e deve, quindi, provare con ogni mezzo che il riempimento non è avvenuto ad opera di quella precisa persona (nel nostro caso il carrozziere o Giuseppe nell’ultimo esempio) secondo quanto concordato [4]. Pertanto, la diversità tra il testo redatto successivamente e quello concordato non può essere fatta valere tramite querela di falso; tutt’al più può denunciarsi, se ne sussistano i presupposti, un vizio della volontà: ad esempio, si può sostenere che il riempimento in modo diverso è avvenuto sotto minaccia o costrizione fisica.

note

[1] Trib. Caltagirone sent. n. 141 del 22.02.2017.

[2] Cass. sent. n. 5417 dello 07.03.2014.

[3] Secondo l’art. 2702 cod. civ., «La scrittura privata fa piena prova, fino a querela di falso, della provenienza delle dichiarazioni da chi l’ha sottoscritta, se colui contro il quale la scrittura è prodotta ne riconosce la sottoscrizione, ovvero se questa è legalmente considerata come riconosciuta».

[4] Cass. sent. n. 18989 dello 01.09.2010.

Fonte della sentenza: lesentenze.it

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

IL TRIBUNALE DI CALTAGIRONE Sezione Unica civile

 

Il Tribunale, in composizione collegiale, nelle persone dei seguenti magistrati:

dott.ssa Concetta Grillo                                                       Presidente dott.ssa Cristina Giovanna Cilla                                                                                                              Giudice Relatore

dott.ssa Elisa Milazzo                                                           Giudice

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nella causa civile iscritta al n. r.g. 1158/2010 promossa da:

D’AGOSTA  LORENZO,  nato  il  30/07/1965,  a  SCORDIA,  rappresentato  e  difeso  dall’avv. VIAGGIO PIERLUIGI ed elettivamente domiciliato in VIA AOSTA N.56 CATANIA

ATTORE

contro

CANIGLIA SEBASTIANO, nella qualità di titolare dell’omonima ditta di soccorso stradale e autocarrozzeria, nato il 02/01/1950, a SCORDIA, rappresentato e difeso dall’avv. MAGLIONE FRANCESCO ed elettivamente domiciliato in VIA CANFORA N.126 CATANIA

CONVENUTO

e con l’intervento de

UFFICIO  DEL  PUBBLICO  MINISTERO,  Procura  della  Repubblica  presso  il  Tribunale  di Caltagirone

OGGETTO: querela di falso.

CONCLUSIONI

All’udienza di precisazione delle conclusioni del 3.11.2016 i procuratori delle parti hanno concluso come da verbale in atti.

FATTO E DIRITTO

  1. Con atto di citazione ritualmente notificato D’Agosta Lorenzo ha convenuto in giudizio Caniglia Sebastiano, nella qualità di titolare dell’omonima ditta di soccorso stradale e autocarrozzeria, chiedendo al Tribunale di dichiarare la falsità e l’abusivo riempimento della scheda di lavorazione da quest’ultimo redatta in data 19.9.2009, nella parte in cui nel riquadro relativo al “lavoro  da  eseguire”  presenta  la  seguente  dicitura  scritta  di  suo  pugno: “autovettura incidentata ant. La grave difficoltà 1 + trasporto con carro sulla S.P. 16 x Lentini. Riparazione e Ricambi in economia, escluso manodopera Meccanico a scelta e carico del committente. Prezzo complessivo pattuito e accettato euro 2.500,00 (duemilacinquecento) oltre IVA 20%”.

A motivo della domanda l’attore ha esposto quanto segue:

–    che le parti in causa, per la riparazione dell’autovettura dell’attore, avevano concordato “una riparazione in economica, atteso che anche per il principio della antieconomicità della riparazione …l’assicurazione… non avrebbe certamente riconosciuto un risarcimento superiore al valore commerciale del mezzo che…è di circa € 800,00” (v. pag. 2 dell’atto di citazione);

–    che il Caniglia “faceva firmare in bianco” all’attore la scheda di lavorazione in parola, la quale “a dire del Caniglia, sarebbe poi stata da lui compilata con calma, in quanto era necessario indicare con precisione tutti i lavori da eseguire sull’autovettura (sia di carrozzeria che di meccanica)” (v. pag. 3 dell’atto di citazione);

–    successivamente, oltre alla specifica dei lavori da eseguire sull’autovettura, il convenuto inseriva anche la locuzione “prezzo complessivo pattuito e accettato euro 2.500,00 (duemilacinquecento) oltre IVA 20%”, commettendo così il falso per cui è giudizio;

–    tale  prezzo  non  era  stato  concordato  dalle  parti,  perché  esoso  rispetto  al  valore commerciale   dell’autovettura (€ 800,00), considerato altresì che l’assicurazione non avrebbe corrisposto più di detto importo (circostanza, anch’essa, nota al convenuto).

  1. Con comparsa di costituzione e risposta del 14.2.2011 si è costituito in giudizio Caniglia Sebastiano, eccependo l’inammissibilità della querela, avendo l’attore dedotto nel caso di specie un riempimento contra pacta; nel merito, ha contestato la domanda attorea, in quanto infondata in fatto ed in diritto, di cui ha chiesto il rigetto esponendo, in particolare, che la citata scheda di lavorazione è stata redatta e sottoscritta in un unico contesto temporale, negli uffici di carrozzeria del convenuto, quando l’autovettura è stata presa in carico per la riparazione ed è esattamente conforme all’accordo inter partes.
  1. La causa è stata istruita documentalmente, nonché mediante prova per testi.

In data 29.1.2014 è intervenuto il Pubblico Ministero.

La causa è stata poi chiamata per la prima volta dinanzi all’odierno Giudice istruttore in data 3.11.2016 e, sulle conclusioni delle parti, trattenuta in decisione con assegnazione dei termini di cui all’art. 190 c.p.c., riservandosi di riferire al collegio.

  1. La querela di falso proposta da D’Agosta Lorenzo è inammissibile.

4.1 Preliminarmente giova sottolineare che essa ha ad oggetto la scheda di lavorazione redatta dal convenuto in data 19.9.2009 (versata in atti), costituente una scrittura privata.

Come è noto, a tenore dell’art. 2702 c.c. “la scrittura privata fa piena prova, fino a querela di falso, della provenienza delle dichiarazioni da chi l’ha sottoscritta, se colui contro il quale la scrittura è prodotta ne riconosce la sottoscrizione, ovvero se questa è legalmente considerata come riconosciuta”.

Pertanto, l’efficacia di prova legale prevista dalla norma in commento richiede che la sottoscrizione sia riconosciuta (o autenticata: v.art. 2703 c.c.) o comunque legalmente considerata come riconosciuta ex art. 215 c.p.c.: è quest’ultimo il caso per cui è giudizio, non avendo il convenuto disconosciuto la scrittura contro di lui prodotta nella prima udienza o nella prima risposta successiva alla produzione.

Conformemente   al   citato   dettato   normativo,   la   giurisprudenza   ha   chiarito   che   “il riconoscimento tacito  della  scrittura privata ai  sensi  dell’art. 215  cod.  proc.  civ.  e  la verificazione della stessa ex art. 216 stesso codice, attribuiscono alla scrittura il valore di piena prova fino a  querela di  falso, secondo quanto dispone l’art. 2702 cod. civ., della sola provenienza della stessa da chi ne appare come sottoscrittore e non anche della veridicità delle dichiarazioni in essa rappresentate, sicché il contenuto di queste ultime può essere contestato dal sottoscrittore con ogni mezzo di prova, entro i limiti di ammissibilità propri di ciascuno di essi” (cfr. Cass., sez. III, sentenza n. 13321 del 30/06/2015).

4.2 Inoltre, in relazione alla fattispecie dell’abusivo riempimento di foglio firmato in bianco, quale quella lamentata dall’attore nel caso di specie, sono intervenute le Sezioni Unite della Corte di Cassazione al fine di sanare il contrasto giurisprudenziale sorto in subiecta materia, ritenendo necessaria la querela di falso solo nell’ipotesi di riempimento absque pactis (cioè senza che l’autore sia stato autorizzato dal sottoscrittore con preventivo patto; ipotesi alla quale la giurisprudenza successiva assimila quella di riempimento sine pactis) e non anche in quella di riempimento contra pacta (avvenuto in modo non conforme ai patti), risultando in questo ultimo caso esperibili gli ordinari mezzi di impugnazione (Cass. 5417/2014; Cass. 25445/2010; Cass. 18059/2007; Cass. 5245/2006; Cass. 2524/2006; Cass. 3155/2004; Cass. 308/2002; Cass. 3624/1996; Cass. 6200/1984; T. Cassino 10.3.2016; T. Treviso 20.1.2016). Ciò perché, mentre nel caso di riempimento absque pactis, l’interpolazione del testo integra gli estremi del falso materiale, alla base del riempimento contra pacta vi è pur sempre un mandato ad scribendum del sottoscrittore, il quale ha quindi l’onere di provare con ogni mezzo la difformità tra la formula adottata dal riempitore e quella pattuita (Cass. 18989/2010).

Pertanto, la circostanza che il testo redatto successivamente sia difforme da quello previamente concordato (c.d. riempimento contra pacta) non può essere fatta valere tramite querela di falso (Cass. 1259/1995; cfr., da ult., Cass. 5245/2006; Cass. 2524/2006): in tal caso può piuttosto denunciarsi, ove ne  sussistano i presupposti, un vizio della volontà  (Cass. 3624/1996; Cass. 10732/1994; cfr. anche Cass. 308/2002; Cass. 14091/2000; Cass. 7975/2000). La differenze tra le citate ipotesi si spiega in ragione del fatto che “la denunzia dell’abusivo riempimento di un foglio firmato in bianco postula la proposizione della querela di falso tutte le volte in cui il riempimento risulti avvenuto “absque pactis”, non anche nell’ipotesi in cui il riempimento abbia avuto luogo “contra pacta”: nel primo caso, infatti, il documento esce dalla sfera di controllo del sottoscrittore completo e definitivo, sicché l’interpolazione del testo investe il modo di essere oggettivo dell’atto, tanto da realizzare una vera e propria falsità materiale, che esclude la provenienza del documento dal sottoscrittore; nel secondo caso, invece, tale provenienza non può essere esclusa, in quanto attraverso il patto di riempimento il sottoscrittore fa preventivamente proprio il risultato espressivo prodotto dalla formula che sarà adottata dal riempitore. Ciò che rileva, ai fini dell’esclusione della querela di falso, è che il riempitore sia stato autorizzato al riempimento, mentre nessuna importanza ha il fatto che egli miri a far apparire il documento come collegato ad un’operazione economica diversa da quella alla quale si riferisce l’autorizzazione”.

Pertanto, come da ultimo ribadito dalla Suprema Corte, “la denunzia dell’abusivo riempimento di un foglio firmato in bianco postula la proposizione della querela di falso tutte le volte in cui il riempimento risulti avvenuto “absque pactis”, non anche nell’ipotesi in cui il riempimento abbia avuto luogo ” contra pacta” (cfr. Cass., sez. 3,  sentenza n. 5417 del 07/03/2014).

4.3 Coniugati i superiori principi di diritto con le citate risultanze di fatto, ne consegue nel caso di specie l’inammissibilità della querela di falso prRopeopsteardt.a np.ar1te33at/t2ric0e1n7eidceolnf2ro2n/t0i della citata scrittura privata, avendo lo stesso attore dedotto sin dall’atto di citazione l’abusivo riempimento della stessa da parte del convenuto, in difformità da quanto concordato tra le parti, ossia un prezzo pari a euro 800,00: ipotesi, questa, integrante indubbiamente un riempimento contra pacta.

4.4. Per di più, deve evidenziarsi che nel caso di specie l’attore non ha confermato la querela di falso proposta in via principale nella prima udienza del 17.2.2011 davanti al giudice istruttore, in violazione del disposto dell’art. 99 disp. att. c.p.c., a tenore del quale “la querela di falso proposta con atto di citazione deve essere confermata nella prima udienza davanti al giudice istruttore dalla parte personalmente o dal difensore munito di procura speciale”.

Come chiarito dalla giurisprudenza, la conferma della querela di falso nella prima udienza di trattazione davanti al giudice istruttore, richiesta dall’art. 99 disp. att. cod. proc. civ., per il caso di proposizione in via principale della querela stessa, integra una condizione di procedibilità della domanda (cfr. Cass., Sez. 6 – 2, Ordinanza n. 23896 del 10/11/2014), mancante nel caso di specie.

Anche tale circostanza induce alla declaratoria di inammissibilità della querela di falso proposta in via principale dall’attore.

  1. Le spese del giudizio seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo, in applicazione dei parametri di legge (scaglione di valore da euro 1.101,00 a euro 5.200,00).

P.Q.M.

Il Tribunale, definitivamente pronunciando, disattesa ogni contraria istanza, eccezione  e deduzione, così provvede:

  • dichiara inammissibile la querela di falso proposta da D’Agosta Lorenzo;
  • condanna D’Agosta  Lorenzo  al  pagamento  in  favore  di  Caniglia  Sebastiano,  nella qualità di titolare dell’omonima ditta di soccorso stradale e autocarrozzeria, delle spese processuali, che liquida ai sensi del D.M. n° 55/2014 in euro 1.400,00 per compensi, oltre spese generali al 15%, i.v.a., e c.p.a.

Così deciso in Caltagirone, il 19 febbraio 2017.

IL GIUDICE RELATORE                                                               IL PRESIDENTE

dott.ssa Cristina Giovanna Cilla                                                  dott.ssa Concetta Grillo

 


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