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Quando si ha diritto alla disoccupazione?

6 aprile 2017


Quando si ha diritto alla disoccupazione?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 aprile 2017



L’assegno di disoccupazione scatta tutte le volte in cui il licenziamento avviene per una causa contraria alla volontà del lavoratore.

Tutte le volte in cui si perde il posto di lavoro e ciò avviene per cause estranee alla volontà del lavoratore, quest’ultimo ha diritto alla disoccupazione erogata dall’Inps. La disoccupazione spetta pertanto ogni qualvolta in cui c’è stato un licenziamento: non quando c’è dimissione (ossia un atto spontaneo e unilaterale di recesso dal lavoro) o quando la cessazione del rapporto con l’azienda avviene su iniziativa concorde del datore di lavoro e del dipendente.

Pertanto, chi impugna il licenziamento ha diritto alla disoccupazione. Né l’Inps può rigettare la richiesta del lavoratore disoccupato solo perché è a conoscenza di un giudizio in corso contro l’azienda; né la possibilità di un eventuale esito positivo di tale giudizio può influenzare l’accoglimento della domanda di disoccupazione. Tutt’al più, nel caso di vittoria della causa da parte del lavoratore, dall’eventuale risarcimento andrà detratta l’indennità di disoccupazione percepita; se, invece, il giudice dispone la reintegra sul posto di lavoro, il lavoratore dovrà restituire all’Inps le indennità previdenziali ricevute a titolo di disoccupazione.

Si ha diritto alla disoccupazione anche quando il dipendente è stato licenziato per «giusta causa» ossia per sua colpa. Anche se il lavoratore ammette la propria responsabilità e non impugna il licenziamento, potrà ugualmente presentare la domanda di disoccupazione all’Inps. Non rileva che la perdita del lavoro sia avvenuta a causa di una sanzione disciplinare particolarmente grave, come quella del licenziamento per giusta causa, senza preavviso. Secondo infatti i chiarimenti dell’Inps, rileva il fatto che il dipendente sia stato licenziato per causa contraria alla sua volontà, anche se riconducibile a una sua colpa grave.

Non cambia la soluzione se il licenziamento avviene sì per motivi disciplinari, ma di gravità meno importante rispetto a quelli che danno origine al licenziamento in tronco senza preavviso (cosiddetto licenziamento per giustificato motivo). Anche in questo caso si ha diritto alla disoccupazione.

Si ha diritto alla disoccupazione del caso di lavoratore assunto con contratto a termine quando, alla scadenza del contratto, l’azienda non l’abbia rinnovato.

Sicuramente il dipendente ha diritto alla disoccupazione quando l’azienda fallisce o quando chiude un ramo di impresa o, ancora, effettua licenziamenti collettivi per riduzione del personale.

La disoccupazione spetta quando le dimissioni sono dovute a un giustificato motivo, che il dipendente deve dimostrare. È il caso in cui il lavoratore sia stato costretto a “licenziarsi” per mancato pagamento dello stipendio, per un atteggiamento prevaricatore e oppressivo del datore, per mobbing, per riduzione delle mansioni o adibizione a mansioni di rango inferiore, per eccessivo controllo, per mancato rispetto della normativa anti infortuni, per stress lavorativo e mancata concessione del riposo settimanale o annuale, per molestie sessuali, per spostamento del lavoratore da una sede ad un’altra, senza che sussistano le «comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive», per mancata tutela della salute sul luogo di lavoro.

Invece le dimissioni pure e semplici, quelle che avvengono per ragioni personali del dipendente – come può essere anche il mancato accoglimento di una richiesta di promozione o di aumento dello stipendio – non danno diritto alla disoccupazione.

Non si ha infine diritto alla disoccupazione se la cessazione del rapporto di lavoro avviene a seguito di un accordo di transazione firmato da ambo le parti, per reciproche contestazioni.

Disoccupazione, cosa spetta?

Dal 1° maggio 2015, tutti gli eventi di disoccupazione sono indennizzati con la Naspi. Essa ha la funzione di fornire un’indennità mensile di disoccupazione ai lavoratori che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione e che siano in possesso di determinati requisiti.

Terminato il periodo di fruizione dell’indennità Naspi, il lavoratore può fruire dell’assegno di disoccupazione Asdi.

Per fruire della Naspi, in aggiunta alla perdita involontaria dell’occupazione, occorre che il lavoratore sia in possesso, congiuntamente, dei seguenti requisiti:

  • stato di disoccupazione;
  • almeno 13 settimane di contribuzione nei 4 anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione;
  • 30 giornate di lavoro effettivo, a prescindere dal minimale contributivo, nei 12 mesi che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione.

La Naspi consiste in un contributo mensile pari al 20% dell’indennità mensile residua che sarebbe stata corrisposta al lavoratore.

Se il lavoratore è stato retribuito per tutto il mese, il contributo compete in misura intera; in presenza di giornate non retribuite (ad esempio astensione dal lavoro per sciopero, malattia o maternità), invece, l’importo mensile dovrà essere diviso per i giorni di calendario del mese da considerare e il quoziente così ottenuto, moltiplicato per il numero di giornate non retribuite, deve essere detratto dal contributo riferito allo stesso mese.

La Naspi è corrisposta mensilmente, per un numero di settimane pari alla metà delle settimane di contribuzione degli ultimi 4 anni per un massimo quindi di 24 mesi.

note

Autore immagine: 123rf com

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7 Commenti

  1. si ha diritto alla naspi anche nel caso di dimissioni rassegnate per la cura del minore sotto un anno di eta (a partire dal momento del concepimento). Tali dimissioni vanno convalidate in dtl

    per la risoluzione consensuale nell’ambito della procedura conciliativa presso la Direzione Territoriale del Lavoro Legge 28 giugno 2012 n.92;

    nell’ipotesi di licenziamento con accettazione dell’offerta di conciliazione di cui D. Lgs n. 23 del 2015, proposta dal datore di lavoro entro i termini di impugnazione stragiudiziale del licenziamento

    qualora la risoluzione consensuale intervenga a seguito del rifiuto del lavoratore al proprio trasferimento ad altra sede della stessa azienda distante oltre 50 km dalla residenza del lavoratore e/o mediamente raggiungibile in 80 minuti o oltre con i mezzi di trasporto pubblici.

  2. La disoccupazione viene chiesta con i termini che ormai conosciamo ma la si richiede per necessità e quindi fare fronte alle spese, giusto? Bene, allora mi possono spiegare perché dopo quasi tre mesi a me non arriva nulla? Una famiglia in tre mesi ha spese e tante tra mutuo figli ecc di che si campa? Aria? Grazie.

  3. Buongiorno, io per ben 10 anni ho tenuto in piedi un’attivita società sas, poi nel 2013 sono stata costretta ad effettuare un’affitto di azienda per salvare il posto di lavoro ai miei ex dipendenti . ora percepisco un contributo per affitto azienda ma non posso lavorare, ho diritto ad un sostegno economico da parte dello stato?

  4. Buongiorno volevo un’informazione io a dicembre mi sono licenziata . adesso dovrei essere assunta in una azienda per 10 giorni con contratto a tempo determinato , vorrei sapere alla fine del contratto a me tocca la disoccupazione visto che ho lavorato con la precedente azienda per quasi 4 anni ma essendomi licenziata non mi toccava disoccupazione ora dopo questo contratto mi tocca la disoccupazione ??

  5. sono stata disoccupata 4 anni dopo essermi dimessa. Non ho percepito alcun assegno di disoccupazione poiché non ne avevo il diritto. A giugna sono stata assunta con un contratto a tempo determinato, alla fine di settembre termina il mio lavoro. ho diritto alla disoccupazione?
    grazie

    1. si, perché ricadi nel caso di “contratto a termine”: inoltre risultano soddisfatti i requisiti di almeno 13 settimane di contributi pagati e di almeno 30 giornate di lavoro effettivo.

  6. Buongiorno,
    mia moglie sara’ licenziata poiche’ tra un mese chiudera’ lo studio presso il quale lavora part-time (3 giorni alla settimana).
    Lavora in questo studio da circa un anno dopo essere stata in disoccupazione (Naspi regolarmente percepita) per 4 mesi in seguito alla chiusura dello studio dove aveva precedentemente lavorato per 15 anni.
    In questa situazione ha diritto alla Naspi ?
    Grazie e saluti

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