Diritto e Fisco | Articoli

Cedolini paga compilati male: mi possono chiedere indietro i soldi?

24 aprile 2017


Cedolini paga compilati male: mi possono chiedere indietro i soldi?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 aprile 2017



L’azienda può chiedere indietro delle somme per errata compilazione di cedolini paga da parte di un impiegato amministrativo?

Nel quesito viene chiesto di accertare il diritto di “ripetere”, da parte dell’azienda, delle somme per errata compilazione di cedolini paga da parte di un impiegato amministrativo.

Occorre, in prima specie, evidenziare che il codice civile [1] afferma che chi ha eseguito un pagamento non dovuto ha diritto di richiedere la restituzione di ciò che ha pagato. Si tratta, sostanzialmente di un pagamento privo di qualsivoglia causa giustificativa, cioè non dovuto né da colui che ha eseguito il pagamento né da altri soggetti. Il recupero di somme indebitamente corrisposte è un diritto che dovrà essere eseguito nella misura che in seguito si dirà.

In materia è presente ampia giurisprudenza, la quale, invero, è contrastante. Un primo orientamento, più recente ma minoritario stabilisce che il datore di lavoro che pretenda di ripetere una somma erogata al lavoratore in misura superiore rispetto alle retribuzioni minime previste dal contratto collettivo deve dimostrare che la corresponsione della maggiore retribuzione è frutto di un errore essenziale e riconoscibile dal dipendente stesso [2]. Il secondo orientamento, maggioritario, che è quello prevalente, è quello secondo cui il datore di lavoro può sempre ripetere quanto corrisposto in eccesso, configurandosi, in tal senso, un indebito oggettivo il quale richiede soltanto la prova dell’indebito pagamento e, quindi, dell’inesistenza di una legittima causa solvendi: vi è, in merito, giurisprudenza che, seppur riferita all’amministrazione pubblica, richiama principi e criteri a carattere generale [3]. Inoltre il Supremo Collegio ha avuto modo di precisare che nel caso in cui il datore di lavoro assuma di avere erogato per errore al proprio dipendente somme non dovute, la ripetizione dell’indebito oggettivo deriva non dall’annullamento della solutio per errore ma dal fatto che la prestazione eseguita non trova riscontro nella oggettiva esistenza di una corrispondente obbligazione, ed è pertanto superflua ogni indagine sulla natura e sulla scusabilità dell’errore dell’avvenuto pagamento, essendo unicamente rilevante l’inesistenza (originaria o sopravvenuta) di una legittima causa solvendi [4]. In merito, poi, alle modalità di recupero delle somme corrisposte in eccesso al lavoratore, occorre precisare, per completezza espositiva, che la giurisprudenza lavoristica [5] ha recentemente affermato che nel caso di retribuzione erroneamente corrisposta al dipendente per un ammontare maggiore del dovuto, il datore di lavoro non può pretendere di ottenere la restituzione delle somme al lordo delle ritenute (fiscali, previdenziali ed assistenziali), posto che le stesse non sono mai entrate nella sfera patrimoniale del dipendente.

In ultimo, si fa constare che il diritto a ripetere un indebito è soggetto all’ordinaria prescrizione decennale [6] che decorre dalla data di cessazione del rapporto di lavoro.

Su quanto tutto precede appare lecita la ripetizione delle somme erroneamente erogate in eccesso dall’azienda sussistendo un indebito.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Paolo Florio

note

[1] Art. 2033 cod. civ.

[2] Ex art.1431 cod. civ. Cass. sent. n. 818 del 16.01.2007.

[3] In tale senso, tra le tante, Tar Sicilia sent. n. 1272 del 12.08.2003.

[4] Cass. sent. n. 2209 del 27.02.1998.

[5] Cass. sent. n. 1464 dello 02.01.2012.

[6] Ex art. 2946 cod. civ. A corredo vedasi Cass. sent. n. 6626 del 1986.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

1 Commento

  1. Buongiorno, ho letto con molto interesse questo vostro articolo in quanto direttamente interessato alla materia. Sono un graduato di truppa della Gdf e sto restituendo, con trattenuta a monte, delle somme IRPEF, erronneamente non addebitatemi, al seguito del rientro in patria da una missione ONU. Infatti, la legge prevede, con apposito articolo inserito nel DEF del 2008, per quei militari impiegati nelle missioni internazionali in maniera prolungata, una riduzione dell’IRPEF pari al 50%. Nella fattispecie, io sono partito nell’aprile del 2007 e rientrato in patria a febbraio 2009. L’amministrazione, che avrebbe dovuto riconoscermi questo beneficio dal gennaio 2008, lo ha fatto a partire dal mese di agosto. Quindi, nel conteggio dalle somma da ripetere, io ho pensato che, a logica, sarebbero dovute essere stornate le quote IRPEF da gennaio ad agosto 2008.
    detto ciò, sto restituendo il 50% dell’IRPEF dovuto da 5 anni antecedente alla data del provvedimento di recupero (dal 2014), ovvero dal 2009.
    Ora, considerando ciò, avrei diritto a chiedere lo storno delle quote a me dovute e non riconosciute?
    Ove riteneste la cosa interessante, posso fornirvi pdf della relativa documentazione inclusa la memoria difensiva.
    Buona giornata

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI