HOME Articoli

Lo sai che? Falso in bilancio: come difendersi?

Lo sai che? Pubblicato il 24 aprile 2017

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 24 aprile 2017

Socio al 20% di srl e presidente della stessa fino al 2014 quando mi dimetto perché in contrasto col cda. Non ho soldi per chiedere i danni per responsabilità. Posso denunciarli per falso in bilancio?

La normativa in tema di false comunicazioni sociali che integrano poi la fattispecie di reato è stata oggetto di un’importante riforma entrata in vigore lo scorso giugno 2015.

Il reato di falso in bilancio è un reato proprio, cioè può essere commesso soltanto da determinate persone titolari di una specifica qualifica quali gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci ed i liquidatori. La condotta richiesta ai fini della punibilità consiste nell’esporre, nei bilanci, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali previste dalla legge, fatti materiali non rispondenti al vero o nell’omettere informazioni la cui comunicazione è imposta dalla legge sulla situazione economica, finanziaria o patrimoniale della società.

Secondo la precedente normativa le condotte appena richiamate, per essere penalmente rilevanti, dovevano essere tali da indurre in errore i destinatari.

Tuttavia la punibilità era esclusa nei seguenti casi:

  • se le falsità o le omissioni non alteravano in modo sensibile la rappresentazione della situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società;
  • se le falsità o le omissioni determinavano una variazione del risultato economico di esercizio, al lordo delle imposte, non superiore al 5% o una variazione del patrimonio netto non superiore all’1%;
  • se il fatto era conseguenza di valutazioni estimative che, singolarmente considerate, differivano in misura non superiore al 10% da quella corretta.

Inoltre, qualora la condotta avesse cagionato un danno patrimoniale alla società, ai soci o ai creditori, il reato era punibile a querela della persona offesa. La querela deve essere proposta entro 90 giorni dal momento in cui il fatto è stato commesso e, quindi, nel caso di falso in bilancio, dal momento in cui il bilancio è stato approvato o dal momento in cui la persona offesa è venuta a conoscenza dell’approvazione del bilancio.

La nuova normativa ha inasprito la disciplina eliminando le soglie di punibilità prima elencate.

Fermo restando che il reato può essere commesso soltanto dai soggetti indicati (cioè gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci ed i liquidatori) è oggi necessario che i fatti materiali non rispondenti al vero siano stati esposti consapevolmente e che siano rilevanti ovvero che le omissioni concernano fatti materiali rilevanti. È, inoltre, necessario che le condotte specificate siano “concretamente idonee” ad indurre in errore.

In base alla riforma normativa il reato di falso in bilancio è punibile d’ufficio (cioè senza le limitazioni di tempo previste per la proponibilità della querela) a meno che la società in oggetto non sia una società fallibile: in tal caso, sarà necessaria la proposizione della querela da parte della società o dei soci o dei creditori o degli altri destinatari delle comunicazioni sociali entro il termine di 90 giorni dalla commissione del fatto. La nuova normativa si applica a tutte le condotte illecite poste in essere dopo il 14 giugno 2015 (data di entrata in vigore della riforma) e cioè a tutti i casi in cui – secondo l’orientamento di pensiero prevalente – il bilancio è stato approvato (e non semplicemente depositato presso la sede della società) dopo la data suindicata.

Alla luce di questa premessa e per capire qual è la disciplina applicabile al caso del lettore, deve preliminarmente individuarsi il momento di approvazione del bilancio.

Qualora le false comunicazioni sociali riguardino un bilancio approvato prima del 14 giugno 2015 si applicherà la vecchia normativa: di conseguenza sarà bene accertare che le condotte poste in essere dai soci superino le soglie su elencate affinché possano ravvisarsi gli estremi di un illecito penale. Inoltre, poiché il lettore ha la qualità di socio, ai fini della punibilità e per ottenere il risarcimento del danno subito, sarà necessaria la proposizione della querela purché però non siano stati superati i 90 giorni dalla commissione del fatto.

Al contrario, qualora i fatti si riferiscano ad un bilancio approvato dopo il 14 giugno 2015, opererà la nuova normativa, il ché vuol dire che se la società non è fallibile il delitto è punibile d’ufficio ed egli potrà segnalare le condotte illecite agli organi inquirenti senza particolari limitazioni di tempo, altrimenti (qualora la società sia sottoposta alla disciplina del fallimento) sarà necessario che il lettore proponga la querela entro 90 giorni dall’approvazione del bilancio o da quando ne è venuto a conoscenza.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Giovanna Pangallo


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI