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Conto corrente in rosso, che può fare la banca?

9 aprile 2017


Conto corrente in rosso, che può fare la banca?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 aprile 2017



Se il correntista non ha stipulato un contratto di apertura di credito, il conto corrente in rosso costituisce un inadempimento contrattuale con obbligo di corrispondere gli interessi moratori.

  Se lo stipendio non ti basta ad arrivare a fine mese è probabile che il tuo conto corrente venga prosciugato integralmente prima del successivo accredito o, addirittura, che vada in rosso, almeno nei limiti in cui la banca te lo consenta. Quando si tratta, infatti, di piccole somme (qualche decina di euro), di solito la filiale non richiama il correntista anche se sul debito iniziano subito a maturare gli interessi di mora. Diversamente, quando il debito inizia a farsi più consistente arriva l’ordine del rientro immediato con una lettera raccomandata e la revoca di una serie di benefici come la carta di credito e il blocchetto degli assegni. Ma procediamo con ordine e vediamo cosa può fare la banca in caso di conto corrente in rosso.   Quando si parla di conto corrente in rosso ci si riferisce a una situazione in cui, sul conto corrente, non ci sono più soldi ma, al contrario, si registra una passività, ossia un debito: in altri termini, il correntista ha speso più di quello che aveva. Ciò però non avviene sempre. Anzi, la regola vuole che la banca non consenta spese superiori al deposito presente sul conto. Per cui se un assegno viene emesso per un importo maggiore rispetto a quando il correntista ha in banca, quest’ultima avvisa subito il proprio cliente invitandolo a versare l’importo necessario per pagare il titolo (è il cosiddetto avviso di «insoluto a prima presentazione»). Se l’interessato non risponde a questo invito, l’assegno viene protestato, con tutte le conseguenze che da ciò dipendono (sanzione della prefettura, revoca all’emissione dell’assegno, segnalazione alla Centrale Rischi, iscrizione nel registro dei protesti). Il conto, però, non viene toccato e non può andare in rosso. Invece, nel caso di pagamenti con bancomat, è lo stesso Pos a negare la transazione e ad avvisare il venditore che sul conto non c’è provvista sufficiente a quel determinato acquisto.   Il conto va in rosso tutte le volte in cui, per contratto, la banca ha concesso al proprio cliente una «apertura di credito» (comunemente detto «fido»), ossia la possibilità di sconfinare entro determinati limiti e il correntista, oltre a utilizzare tutto il credito concesso, sia andato oltre. Se, invece, rimane nel limiti del fido, non si parla più propriamente di conto in rosso. In questi casi cosa succede al correntista? Cosa può fare la banca in caso di conto in rosso? 

Conto in rosso: gli interessi

Innanzitutto la banca inizia a calcolare gli interessi moratori, che sono quelli nella misura indicata in contratto tutte le volte in cui c’è un debito. Sugli interessi moratori può essere applicato l’anatocismo che è la capitalizzazione degli interessi passivi. In pratica, gli interessi moratori vengono calcolati non solo sul capitale, ma anche sugli stessi interessi non pagati: con la conseguenza che gli interessi aumentano più che proporzionalmente di anno in anno. Per capire come funziona l’anatocismo, facciamo un esempio: se io chiedo un prestito al 2%, su una somma di 100 e non restituisco nulla, in caso di anatocismo, dall’anno successivo gli interessi si calcolano non più su 100 ma su 102. Quello dopo da 104 e così via. La pratica dell’anatocismo è stata di recente resa lecita dalla legge (in passato i giudici l’avevano vietata) ma solo a condizione che:

  • sia espressamente previsto nel contratto e autorizzato dal cliente;
  • venga calcolato sui soli interessi moratori;
  • il calcolo avvenga massimo una volta all’anno e non per trimestri come un tempo;
  • l’anatocismo sia anche a favore del cliente, ossia venga applicato non solo sugli interessi moratori ma anche su quelli creditori.

Oltre agli interessi, i correntisti sono solitamente tenuti a pagare anche delle commissioni e spese i cui metodi di calcolo sono i più svariati.  

Conto in rosso: che può fare la banca?

Tornando a ciò che può fare la banca in caso di conto in rosso, avviene talvolta che, se il correntista dispone di più conti correnti, l’istituto di credito ripiana il debito presente su uno attingendo dall’altro. Lo fa spontaneamente e senza avvisare il correntista, che peraltro, se ha autorizzato ciò in contratto, non può neanche opporsi. Se però manca qualsiasi previsione del genere nel contratto firmato dal cliente, il comportamento della banca che preleva fondi da un conto per ripianare debiti dello stesso cliente su un altro conto, senza la sua autorizzazione, commette illecito. È quanto chiarito dalla giurisprudenza e dall’Arbitro bancario e finanziario in diverse pronunce. Tale comportamento è stato ritenuto una “indebita appropriazione di una somma disponibile” [1]. In questi casi, la banca dovrebbe piuttosto promuovere un pignoramento delle somme depositate dal correntista presso sé stessa, e quindi agire sempre dopo aver avviato una procedura in tribunale (previo decreto ingiuntivo).  

La banca può poi ordinare l’immediato rientro del correntista nel debito, dandogli comunque un congruo termine in ragione dell’entità dell’esposizione debitoria. Può poi procedere al blocco dei principali strumenti di pagamento come carte di credito, bancomat, assegni. Ad essere bloccati sono anche i pagamenti con Rid bancario, ossia gli addebiti automatici in conto come le utenze (bollette della luce, del gas, del telefono) o i contratti di abbonamento (pay-tv).  

Se la morosità persiste, la banca invia una raccomandata al correntista intimandogli l’avvio delle azioni giudiziarie (di natura civile), l’iscrizione alla Centrale Rischi (il cosiddetto elenco dei “cattivi pagatori”).   Non si viene protestati per conto corrente in rosso. Il protesto scatta infatti solo nel caso di emissione di assegni o cambiali senza copertura in conto corrente. Né si può essere segnalati in Centrale Rischi senza un previo avvertimento che dia la possibilità al correntista di rientrare nel debito.  

Conto in rosso: che può fare il correntista?

Cosa può fare il correntista? La giurisprudenza ritiene che il correntista abbia diritto a chiudere il conto corrente in rosso senza essere perciò soggetto a pagare prima il debito (pratica che, a volte, le banche impongono). In questo modo, pur permanendo l’obbligo di pagare il debito, coi relativi interessi che continueranno a maturare, almeno si risparmia sulle spese di tenuta del conto e sull’imposta di registro.

note

[1] ABF decisione n. 4484/15.   Autore immagine: 123rf com

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3 Commenti

  1. Ho sconfinato dal fido alla fine di marzo per un importo di 157 euro per 3 giorni dal 29 marzo al 3 aprile .
    Mi hanno accreditato la riba di 4000 euro e sono rientrata ma la banca in questo caso può rifiutarmi un mutuo per l acquisto della casa al 100%?
    Ringrazio
    Monica

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