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Entro quanto si può chiedere il riconoscimento della paternità naturale?

25 aprile 2017


Entro quanto si può chiedere il riconoscimento della paternità naturale?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 aprile 2017



Vorrei proporre azione di disconoscimento nei confronti di mio padre legittimo e chiedere il riconoscimento della paternità naturale. Si può? Considerati gli anni trascorsi mi verrà concesso quanto chiedo?

Al fine di rispondere al quesito è necessario esaminare la disciplina attualmente vigente in materia di riconoscimento e di disconoscimento di paternità.

Lo spirito che anima la normativa in materia di filiazione è quello di garantire la piena uguaglianza tra i figli nati all’interno del matrimonio e quelli nati al di fuori del nucleo familiare. La finalità, quindi, è data dalla volontà del legislatore di introdurre una disciplina il più possibile garantista che possa riconoscere una tutela adeguata non solo ai figli nati in costanza di matrimonio, ma anche ai figli nati in situazioni differenti. Più nel dettaglio, il codice civile nella parte che disciplina i termini dell’azione di disconoscimento [1], prevede espressamente che, mentre l’azione di disconoscimento proposta da uno dei genitori è soggetta a limite di prescrizione, nessun termine prescrizionale è previsto per il figlio. In altre parole, il figlio può in qualunque momento esercitare l’azione di disconoscimento della paternità purché abbia raggiunto la maggiore età.

Poiché il presunto padre, la madre ed il figlio sono litisconsorti necessari nel giudizio di disconoscimento, il figlio che esercita l’azione giudiziale dovrà chiamare in giudizio non solo il presunto padre ma anche la propria madre o, nel caso di decesso, i loro eredi. Quanto detto vale anche per la dichiarazione giudiziale di paternità: l’azione per ottenere il riconoscimento giudiziale della paternità è imprescrittibile riguardo al figlio [2]. A differenza, però, dell’azione di disconoscimento, quella volta ad ottenere la dichiarazione giudiziale di paternità deve essere proposta soltanto nei confronti del presunto genitore o, se questi è defunto, nei confronti degli eredi oppure – in mancanza di eredi – nei confronti di un curatore nominato dal giudice. Il legislatore, tuttavia, subordina l’ammissibilità dell’istanza alla ricorrenza di specifiche circostanze tali da farla apparire giustificata: questo inciso deve essere inteso nel senso che, ai fini dell’ammissibilità dell’azione di riconoscimento della paternità, non è sufficiente la mera volontà di vedersi riconosciuto quale figlio di una determinata persona, ma è necessario un altro come, ad esempio, ragioni affettive che legano il richiedente al proprio genitore naturale o una condizione di difficoltà economica a fronte di una situazione di benessere del genitore. Il giudizio si conclude con sentenza la quale produce gli effetti del riconoscimento.

Tanto premesso in termini di disciplina generale è ora possibile rispondere al quesito.

Poiché la legge non pone per il figlio alcun termine di prescrizione, il lettore potrà agire in giudizio per ottenere una sentenza che disponga il disconoscimento della paternità del suo genitore legittimo. Successivamente potrà avviare altra azione legale, nei confronti degli eredi del suo padre naturale, al fine di ottenere una pronuncia che riconosca la paternità. Il decorso del tempo non rappresenta un ostacolo al fine di poter esercitare correttamente entrambe le azioni legali.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Giovanna Pangallo

note

[1] Art. 244 cod. civ.

[2] Art. 270 cod. civ.

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