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Lo sai che? Multa per assenza del trasgressore: posso impugnarla se è falso?

Lo sai che? Pubblicato il 27 aprile 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 27 aprile 2017

Ho ricevuto una multa in cui mi si contesta la mancata immediata contestazione a causa dell’assenza del trasgressore. Ma io ero lì. Posso ricorrere dato che la contestazione doveva essere immediata?

Dai fatti descritti non vi è dubbio circa l’illegittimità della sanzione irrogata nei confronti del lettore. Pertanto, al fine di risolvere adeguatamente la questione, è opportuno partire dal dettato legislativo per concentrarsi, successivamente, sull’individuazione della strategia migliore per far valere in giudizio le sue ragioni.

In merito alle modalità di contestazione di un’infrazione stradale, la legge parla chiaro. In particolare, il codice della strada [1] dispone che la violazione deve essere contestata immediatamente al trasgressore, salvo la sussistenza di specifici casi, per i quali è consentita la notifica del verbale in un momento successivo. Le ipotesi in cui è consentito derogare al principio generale possono essere sintetizzate in tutti quei casi in cui gli agenti si trovano nell’oggettiva impossibilità di contestare immediatamente la violazione. Tra queste rientra anche l’assenza del trasgressore o del proprietario del veicolo [2].

Ora, è palese come le dichiarazioni rilasciate dagli agenti nel verbale non corrispondano al vero poiché il lettore, non soltanto era presente, ma ha avuto addirittura l’opportunità di interagire con costoro. Questi motivi sono già di per sé sufficienti per ritenere il verbale illegittimo. Ciò nonostante per ottenere l’annullamento della sanzione è necessario dimostrare al giudice la veridicità dei fatti da lui sostenuti e, di riflesso, l’infondatezza delle ragioni addotte nel verbale. Però, a dispetto del comune sentire, le dichiarazioni immesse in un verbale di accertamento non hanno la stessa valenza di quelle rilasciate da un cittadino qualunque o dal trasgressore. Infatti, il verbale di accertamento fa piena prova fino a querela di falso [3]. Ciò significa che il giudice sarà tenuto a considerare sempre veritiera la versione degli agenti che hanno elevato la multa, salvo la proposizione da parte del soggetto interessato – in questo caso il lettore – della querela di falso, consistente in un procedimento nel quale si denunciano gli agenti, accusandoli di aver dichiarato il falso e presentando, contestualmente, al giudice competente, le prove che dimostrano le asserzioni sostenute e l’inattendibilità delle dichiarazioni presenti in verbale. Si può evitare la querela e limitarsi alla proposizione del ricorso avverso il verbale, seguendo le vie ordinarie, solo se le prove in possesso siano idonee a dimostrare la presenza di circostanze che, sebbene avvenute, non sono state attestate dal verbale, oppure situazioni che sono addirittura contraddittorie rispetto a quanto asserito dagli agenti. Classico caso è la dimostrazione chiara e certa che, nell’istante in cui gli agenti sostengono di aver accertato l’infrazione, il lettore in realtà era dall’altra parte della città, magari sul posto di lavoro. In definitiva, sebbene questa sia la strada tradizionale per contestare i fatti, se ne sconsiglia l’impiego poiché è impossibile, se non estremamente difficile, individuare prove certe a sostegno delle ragioni del lettore.

Ne consegue che, per ottenere adeguata tutela e quindi, nei fatti, l’annullamento della sanzione, è necessario individuare altri vizi di legittimità idonei ad inficiare la validità della contravvenzione. Da un’attenta lettura del documento inoltrato dal lettore, appare evidente la superficialità con la quale gli agenti hanno motivato l’impossibilità di procedere alla contestazione immediata dell’infrazione. In particolare, la motivazione addotta nel verbale consta nella mera riproduzione del testo del codice della strada, pertanto non è sufficiente a comprovare la impossibilità nel caso concreto di esperire la contestazione immediata. Sulla questione, la legge dispone che qualora la violazione non possa essere immediatamente contestata, deve essere notificato in termini un verbale con gli estremi precisi e dettagliati della violazione e con la indicazione dei motivi che hanno reso impossibile la contestazione. Nell’interpretare l’esatto significato della disposizione summenzionata, in diverse occasioni la Corte di Cassazione ha specificato che l’impiego di una motivazione generica e di stile (come nel caso del lettore) non è idonea a rappresentare le ragioni per cui non si è proceduto a dare immediato atto dell’entità dell’addebito, né discende l’illegittimità dell’accertamento e degli atti successivi del procedimento [4]. D’altronde, sempre a detta della Cassazione, è evidente come il legislatore sia orientato ad imporre agli agenti la contestazione immediata dell’infrazione, relegando eventuali deroghe a poche eccezioni, poiché solo questa consente:

  • di risolvere a monte possibili equivoci, non risolubili con certezza proprio per l’assenza degli agenti sul posto;
  • garantire al trasgressore la piena esplicazione del suo diritto di difesa già nella fase precontenziosa.

A tal fine, in giurisprudenza, ci si è spinti a ritenere che se il contravventore non è reperibile nell’immediatezza, prima di raccogliere i dati del veicolo per la successiva notifica del verbale, è necessario esperire tutte le ordinarie forme di ricerca e, solo se non dovessero portare i frutti sperati, si può procedere con la contestazione differita. Ne consegue che, qualora vi fossero ragioni obiettive che impediscono la contestazione immediata, devono essere esplicitate puntualmente e per esteso nel verbale di accertamento congiuntamente alla rappresentazione delle modalità di ricerca esperite, pena la sua illegittimità [5].

Per le ragioni qui espresse, nel caso del lettore vi siano i presupposti per ottenere l’annullamento della contravvenzione per motivazione carente e generica. L’impugnazione di fronte al giudice di pace deve essere proposta entro 30 giorni dalla notifica del verbale, entro 60 se preferisce richiedere tutela al Prefetto.

Articolo tratto da una consulenza del dott. Nicola Giofrè

note

[1] Art. 200 cod. str.

[2] Art. 201, co. 1 bis, lett. d, cod. str.

[3] Art. 2700 cod. civ.

[4] Cass., sent. n. 11184 del 2001.

[5] Cass. sent. n. 7388 del 19.02.2009.


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