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Competenza del giudice: che succede se cambia?

28 aprile 2017


Competenza del giudice: che succede se cambia?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 aprile 2017



Che succede se la competenza, prima del giudice amministrativo, passa al giudice ordinario? A chi rivolgersi in tal caso?

Il lettore ci riferisce che un’impresa ha impugnato nel 2002, davanti al Tar, il decreto con il quale la Pubblica Amministrazione (Pa) aveva rideterminato, in danno dell’impresa medesima, il contributo che le era dovuto ed, in ragione di ciò, aveva richiesto la ripetizione della maggiore somma erogata, dichiarando, inoltre, non dovuta la somma residua ancora da erogare. Il Tar ha sospeso il provvedimento impugnato solo per quel che riguardava le somme da ripetere in favore della Pa. A seguito di un sopravvenuto orientamento giurisprudenziale, la Corte di Cassazione ha ritenuto che la cognizione dei giudizi del tipo di quello considerato fosse del giudice ordinario. Il Tar, seguendo tale orientamento, su impulso della stessa parte ricorrente, ha declinato la propria giurisdizione in favore del giudice ordinario. Sono ormai trascorsi più di dieci anni dal provvedimento impugnato e, dunque, si pone un problema di prescrizione del diritto della Pa ad esigere ancora la ripetizione della asserita maggiore somma erogata all’impresa. Trattandosi di materia riguardante, secondo la Cassazione, diritti ed obblighi reciproci (in quanto tali rientranti nella giurisdizione del giudice ordinario), la Pa avrebbe, nell’arco dei dieci anni trascorsi dal sorgere del suo diritto alla ripetizione (sorto nel 2002), potuto e dovuto far valere tale diritto davanti al giudice ordinario, non essendo d’ostacolo, proprio per la carenza di giurisdizione del giudice amministrativo, la sospensione della esecutorietà del provvedimento che disponeva il recupero.

Il credito vantato dalla Pa può dirsi astrattamente prescritto per effetto del mancato esercizio dell’azione di ripetizione avanti al giudice ordinario nel termine di 10 anni ai, ma si ritiene tuttavia opportuno fare alcune precisazioni per meglio inquadrare la situazione.

Per poter stabilire la regola applicabile per determinare la giurisdizione tra giudice ordinario e giudice amministrativo in materia di contributi e sovvenzioni pubbliche, la giurisprudenza ha costantemente affermato la necessità di fare un distinguo tra due diverse situazioni.

Il soggetto destinatario di contributi e di sovvenzioni pubbliche può, infatti, vantare nei confronti della Pubblica Amministrazione (Pa) concedente una posizione tanto di:

  1. interesse legittimo rispetto al potere della Pa di annullare i procedimenti concessori qualora venga accertata la sussistenza di vizi di legittimità oppure di revoca per effetto della sussistenza di un originario contrasto con l’interesse pubblico;
  2. diritto soggettivo rispetto sia alla erogazione delle somme di denaro oggetto della sovvenzione sia alla conservazione degli importi concessi.

Se, pertanto, la controversia ha ad oggetto la legittimità della decadenza o della revoca del contributo già concesso ovvero alla ripetizione degli importi già erogati, la giurisprudenza ha affermato che la giurisdizione deve essere riconosciuta al giudice ordinario [1]. La giurisdizione del giudice ordinario sussiste, peraltro, anche quando la controversia abbia ad oggetto il caso in cui la Pa abbia ritirato un contributo o una sovvenzione attraverso l’uso degli istituti della revoca, della decadenza o della risoluzione in ragione di un preteso inadempimento da parte del soggetto beneficiario degli obblighi imposti dalla legge [2].

Alla luce della costante giurisprudenza sopra richiamata, si ritiene, pertanto, corretto il riconoscimento, nel caso di specie, della giurisdizione al giudice ordinario a cui avrebbe dovuto essere indirizzata – a pena di inammissibilità – l’impugnazione del decreto con cui la Pa aveva rideterminato il contributo riconosciuto all’impresa.

Si concorda, inoltre, che l’azione di ripetizione dell’indebito che la Pa avrebbe dovuto esercitare per il recupero dell’asserita maggiore somma erogata all’impresa a titolo di contributo doveva essere proposta anch’essa avanti al giudice ordinario nel termine decennale di prescrizione [3]. Ai fini del computo del termine di prescrizione non si può trascurare anche la possibile interruzione del decorso della stessa [4] per effetto del giudizio di impugnazione proposto dall’impresa avanti al Tribunale Amministrativo Regionale e delle possibili conseguenti domande avanzate in quella sede dalla Pa ai fini della ripetizione delle somme. Nel qual caso, non si può a priori escludere che l’eccezione di prescrizione potrebbe essere contestata con una contro-eccezione di interruzione, per cui è necessario valutare ed esaminare il contenuto della domanda proposta avanti al Tribunale Amministrativo Regionale dalla Pa. Nel qual caso infatti la prescrizione non inizierebbe a decorrere sino al momento in cui non fosse passata in giudicato la sentenza che ha definito il giudizio avanti al Tribunale Amministrativo Regionale proposto dall’impresa contro il decreto emesso dalla Pubblica amministrazione.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Leonardo Serra

note

[1] Cass., SS.UU., sent. n. 5617 del 10.04.2003.

[2] Cass., SS.UU. sent. n. 10689 del 22.07.2002.

[3] Ai sensi del combinato disposto ex art. 2033 cod. civ. ed art. 2946 cod. civ.

[4] Ai sensi dell’art. 2943 cod. civ.

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