Arriva la rottamazione delle cause contro il fisco

8 Aprile 2017
Arriva la rottamazione delle cause contro il fisco

Chi ha una causa contro l’Agenzia delle Entrate o contro Equitalia potrà chiudere il contenzioso riportando la situazione al momento in cui ha ricevuto l’atto impugnato.

Non solo le cartelle di pagamento. Ora arriva anche la rottamazione delle cause. Chi ha un giudizio in corso contro il fisco e, magari non ha molte speranze di vincerlo o vuole evitare il rischio di una possibile condanna alle spese processuali, potrà chiudere la lite evitando di pagare sanzioni e interessi che, nel frattempo si sono prodotti. In buona sostanza potrà riportare la situazione a come era nel momento in cui ha avviato il ricorso. È quanto prevede la manovrina messa a punto dal Governo per aggiustare i conti, secondo quanto chiesto dalla Comunità Europea.

La rottamazione delle liti fiscali varrà per tutte le cause contro l’Agenzia delle Entrate (ad esempio, per le impugnazioni degli avvisi di accertamento) o contro Equitalia (nel caso di impugnazione di cartelle di pagamento, pignoramenti, fermi e ipoteche).

Il Governo è partito da un dato di fatto indiscutibile: il contenzioso tributario ha raggiunto, nel nostro Paese, un livello insostenibile e le aule giudiziarie sono ingolfate. Segno che il problema dei rapporti con il fisco non è stato ancora risolto né dalla mediazione né dalla tanto proclamata compliance.

E proprio per questo, nella manovrina, oltre alla rottamazione delle liti fiscali, prenderà posto anche un’ulteriore estensione della mediazione tributaria, portandola a tutti i contenziosi fino a 50 mila euro (attualmente il limite è 20mila euro).

Ci sarà anche un ulteriore inasprimento delle norme sui pignoramenti contro i morosi. In particolare potrebbe arrivare il cumulo del valore dei beni immobili (la prima casa resta sempre impignorabile) per il calcolo del tetto dei 120mila euro a partire dal quale il Fisco può ricorrere all’esecuzione forzata immobiliare.

In tutto il governo dovrà recuperare circa 3,4 miliardi. E una parte di questi arriverà da un aumento delle accise sui tabacchi, da una mini-stangata sul mercato dei giochi da 700-800 milioni, su cui la partita è ancora aperta, e da ulteriori tagli sulla spesa pubblica.



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