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Cartelle Equitalia: in quanto si prescrivono?

9 maggio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 maggio 2017



Contributi Inps, multe e bollo auto si prescrivono in 5 anni anche dopo la notifica; non vale il termine decennale di prescrizione delle sentenze definitive.

Le pretese della Pubblica Amministrazione (Agenzia delle Entrate, Inps, Inail, Comuni, Regioni, ecc.) si prescrivono nel termine “breve” di cinque anni, eccetto nei casi in cui la sussistenza del credito non sia stata accertata con sentenza passata in giudicato (cioè definitiva perché non più impugnabile) o a mezzo di decreto ingiuntivo. A dirlo è il Tribunale di Cassino [1] intervenendo nuovamente a proposito di cartelle di pagamento, incubo per molti contribuenti: si tratta, infatti, di quegli atti notificati da Equitalia al contribuente (persone fisiche come Tizio o Caio o giuridiche come società, associazioni, ecc…) che viene, così, informato, di una richiesta di pagamento per somme dovute a un altro ente (per esempio, l’Inps, l’Agenzia delle Entrate, il Comune, la Camera di Commercio, ecc…). In poche parole, quando un soggetto deve dei soldi alla Pubblica Amministrazione, quest’ultima non si occupa in prima persona di riscuoterli.  A tal fine, delega Equitalia che provvede mediante pignoramenti direttamente, senza – cioè – prima dover prima ricorrere al giudice. Facciamo un esempio: un uomo riceve una multa per sosta vietata; il Comune è l’ente a cui quei soldi sono dovuti ma non li riscuote lui in prima persona: affida questo compito a Equitalia che provvede recuperare quella somma tramite un’azione esecutiva come un pignoramento.

Cosa si può fare per difendersi da Equitalia? Se si ritiene che l’importo non sia dovuto o non sia corretto, può fare ricorso al giudice entro un termine che varia a seconda della tipologia di somma richiesta:

  • 60 giorni se oggetto della cartella sono tributi;
  • 40 giorni se oggetto della cartella sono contributi dovuti all’Inps o all’Inail;
  • 30 giorni se oggetto della cartella sono multe.

Se è in atto un pignoramento e il contribuente intende opporsi ai vizi formali degli atti del pignoramento, il termine si riduce a 20 giorni. Si legga, per approfondire, Cartella di Equitalia come si contesta.

Non è tutto: le cartelle di pagamento notificate da Equitalia (o da qualsiasi altro agente della riscossione) hanno una data di scadenza: è la cosiddetta prescrizione che, una volta compiutasi, non consente più di procedere al pignoramento, al fermo dell’auto o all’ipoteca sulla casa. Il termine di prescrizione non è uguale per tutte le cartelle di pagamento, ma varia a seconda della causale, cioè del tributo, della sanzione, ecc… Quindi, per prima cosa bisogna leggere lo spazio della cartella di pagamento dedicato alla descrizione degli importi richiesti. Su tutte le cartelle è presente una scheda riepilogativa con l’indicazione delle ragioni che hanno portato all’emissione della cartella stessa: mancato pagamento di una multa stradale, di una tassa, di una sanzione del Prefetto, ecc… Per cancellare la cartella prescritta non si può fare un ricorso al giudice, poiché – come abbiamo detto – il termine per presentare opposizione contro un atto di Equitalia è, di norma, 60 giorni (30 per le multe, 40 per i contributi Inps e Inail). Questo significa che se la cartella è stata notificata diversi anni prima, non è più impugnabile. Il contribuente allora dovrà attendere la successiva mossa di Equitalia (ad esempio un’intimazione di pagamento, un preavviso di fermo o di ipoteca, un pignoramento) e impugnare quest’ultimo.

Quindi, se non si impugna l’avviso di accertamento della Pubblica Amministrazione o un provvedimento esattoriale dell’Ente della Riscossione, il credito statale diventa definitivo (e non può più essere messo in discussione in futuro, eccetto le ipotesi in cui la notifica dell’atto originario presenti degli errori). Non si ha come ulteriore effetto la conversione del termine di prescrizione breve in quello ordinario decennale. Ciò, infatti, accade solo se è presente un “titolo giudiziale divenuto definitivo” (come una sentenza o decreto ingiuntivo): al contrario, la cartella esattoriale, l’avviso di addebito dell’Inps e l’avviso di accertamento dell’Amministrazione finanziaria costituiscono – per propria natura – semplici atti amministrativi di autoformazione e pertanto sono privi dell’attitudine a diventare definitivi.

Nel caso della nostra sentenza, un uomo si opponeva al preavviso di fermo amministrativo della sua auto notificatogli da parte di Equitalia. L’iscrizione era stata effettuata su ordine dell’Inps, a fronte di contributi non pagati risultanti da alcune cartelle di pagamento. In particolare, l’uomo sosteneva che queste ultime non gli erano state notificate e che l’azione esecutiva si era prescritta successivamente alla formazione e alla notifica del titolo esecutivo. Chiedeva, quindi, la cancellazione del fermo e l’annullamento delle cartelle di pagamento poste a suo fondamento, senza però opporsi alla cartella.

Sulla base di quanto abbiamo detto, tale fatto non comporta l’automatica trasformazione del termine prescrizionale breve in ordinario (dieci anni). Perciò l’azione esecutiva attivata con la notifica del preavviso di fermo si è prescritta e, dunque, il fermo deve essere annullato.

note

[1] Rientranti nell’ampia previsione dell’art. 474, 2° co., n. 2, cod. proc. civ.

[2] Cass. sent. n. 16203 del 2008.

[3] Trib. Cassino sent. n. 228 dello 08.03.2017.

[4] Art. 3, co. 9 e 10, l. n. 335 dello 08.08.1995.

[5] Cass., SS.UU., sent. n. 23397 del 17.11.2016.

Fonte della sentenza: lesentenze.it

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

TRIBUNALE DI CASSINO

Sezione Lavoro

Il  Giudice  del  lavoro  presso  il  Tribunale  di  Cassino,  Dott.  Amalia  Savignano,  ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nella causa iscritta al Ruolo Generale delle Controversie di Lavoro e Previdenza per l’anno 2016 al n. 548, decisa alla pubblica udienza del 8.3.2017, e vertente

TRA

PAPALE PECCERILLO Salvatore, rappresentato e difeso, in virtù di procura a margine del ricorso introduttivo dall’Avv. Anita Petrone, presso il cui studio è elettivamente domiciliato, in Vairano Scalo, Via Madonna del Carmine 18

RICORRENTE

CONTRO

INPS – Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, che agisce in proprio e quale mandatario  della  S.C.C.I.  SpA  (Società  di  Cartolarizzazione  dei  Crediti  INPS),  in persona del legale rappresentante p.t., elettivamente domiciliato presso la sede INPS di Cassino, con  l’Avv. Daniela Bellassai, che lo  rappresenta e difende giusta procura generale alle liti, per atto notaio, depositata in cancelle

NONCHE’

EQUITALIA SUD SpA, in persona del legale rappresentante p.t., quale concessionario per   la   Provincia   di   Caserta   del   Servizio   Nazionale   della   Riscossione   Tributi, rappresentata e difesa dall’Avv. Emanuela Ranelli, presso il cui studio è elettivamente domiciliata in Frosinone, C.so della Repubblica 7

RESISTENTE

OGGETTO: opposizione a provvedimento di iscrizione di fermo amministrativo

CONCLUSIONI: per ciascuna delle parti, quelle del rispettivo atto costitutivo, da intendersi qui integralmente riportate.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso depositato in data 16.3.2016, Papale Pecerillo Salvatore, proponeva opposizione avverso il preavviso di fermo amministrativo datato 11.1.2016, relativo al veicolo tg. DX57685, notificatogli in data 2.2.2016, da parte dell’Equitalia Sud SpA; iscrizione questa effettuata su ordine dell’INPS, a fronte di contributi non pagati di cui alle seguenti cartelle di pagamento: n. 028 2006 0051764454503 (indicata come asseritamente notificata il 14.6.2007), per euro 45.208,54, relativa a contributi DM/10 degli anni 1996, 1997, 2000, 2005 e 2006; n. 028 2007 0001896524503 (indicata come asseritamente notificata il 14.6.2007), per euro 1.469,77, relativa a contributi DM/10 dell’anno 2002; n. 028 2007 0005835878503 (indicata come asseritamente notificata il

14.6.2007), per euro 1.260,58, relativa a contributi DM/10 degli anni 1996 e 1997.

A  fondamento  dell’opposizione,  deduceva:  la  mancata  notifica  delle  cartelle  di pagamento  poste a base del  fermo;  la prescrizione dell’azione esecutiva, successivamente alla formazione e alla notifica del titolo esecutivo. Tanto premesso, chiedeva che fosse disposta la cancellazione del fermo e l’annullamento delle cartelle di pagamento poste a suo fondamento. Il tutto con vittoria di spese.

Si costituiva in giudizio l’INPS, eccependo, preliminarmente, il proprio difetto di legittimazione passiva e contestando, nel merito, la fondatezza dell’opposizione, di cui chiedeva il rigetto.

Si costituiva altresì Equitalia Sud SpA, analogamente eccependo, preliminarmente, il proprio difetto di legittimazione passiva e contestando, nel merito, la fondatezza dell’opposizione,  di  cui  chiedeva  il  rigetto.  In  particolare  assumeva  la  “perfetta regolarità delle notifiche delle cartelle di pagamento” producendo in atti le relative relate.

Acquisita la documentazione prodotta dalle parti, all’udienza dell’8.3.2017, all’esito

della discussione orale, il Giudice decideva la causa come da dispositivo in calce, letto in aula.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Dall’esame della documentazione prodotta dalla Equitalia Sud SpA (v. docc. prodotta sub  allegato  4) emerge con  tutta evidenza  della regolarità della notifica di  tutte le cartelle.

Considerato però che le cartelle in questione sono state tutte e tre notificate in data 14.6.2007 e che il preavviso di fermo è stato notificato in data 2.2.2016, risulta fondata l’eccezione di prescrizione sollevata dalla difesa dell’opponente.

Deve, infatti, escludersi che la cartella di pagamento non opposta acquisti efficacia di giudicato, facendo stato tra le parti, secondo quanto invece previsto dalle disposizioni sul giudicato contenute nel codice civile. Secondo la disciplina dettata dagli artt. 2907-

2909 c.c., la tutela dei diritti compete soltanto all’autorità giudiziaria, che la esercita nelle forme processuali previste dalla legge, e soltanto l’accertamento contenuto nella sentenza passata in giudicato è idoneo a fare stato, ad ogni effetto, tra le parti, i loro

eredi o aventi causa.

Il ruolo e la connessa cartella di pagamento rappresentano, invece, soltanto dei titoli esecutivi di formazione non giudiziaria, rientranti nell’ampia previsione dell’art. 474, 2° comma, n. 2, c.p.c., e consistono in sostanza in documenti che abilitano il creditore, ricorrendo le condizioni previste dalla legge, ad agire esecutivamente per il recupero coattivo del credito da essi portato.

Da ciò consegue che “la mancanza di opposizione … non comporta la costituzione di un titolo assimilabile al giudicato” (v. Cass. 16203/2008).

La cartella di pagamento non opposta, non assumendo gli effetti di una sentenza di condanna passata in  giudicato,  non  può  dunque determinare una  modificazione del regime della prescrizione dei crediti previdenziali, che, a seguito della riforma introdotta con l’art. 3, 9° e 10° comma, L. 335/1995, è di regola quinquennale e non si trasforma, come nell’actio iudicati di cui all’art. 2953 c.c., in decennale, per effetto della mancata opposizione.

In altre parole, quindi, come da ultimo definitivamente chiarito dalla Suprema Corte (v. SS.UU. 23397/2016), “la scadenza del termine per proporre opposizione a cartella di pagamento di cui all’art. 24, comma 5, del D. Lgs. n. 46 del 1999, pur determinando la decadenza della possibilità di produrre l’impugnazione, produce soltanto l’effetto sostanziale  della  irretrattabilità  del  credito  contributivo,  senza  determinare  anche  la ‘conversione’ del termine di prescrizione breve (nella specie quinquennale, secondo l’art. 3, commi 9 e 10, della L. n. 335 del 1995) in quello ordinario (decennale), ai sensi dell’art. 2953 c.c.”, applicandosi, come detto, “tale ultima disposizione solo nelle ipotesi in cui intervenga un titolo giudiziale divenuto definitivo”, laddove le cartelle di pagamento (e gli avvisi di addebito, che dal 1°.1.2011 hanno sostituito le cartelle per i crediti  di  natura previdenziale  dell’INPS)  hanno  natura di  atto  amministrativo, non avente quindi attitudine ad acquistare efficacia di giudicato.

Rilevata  quindi  la  prescrizione  dell’azione  esecutiva  attivata  con  la  notifica  del preavviso di fermo, non può che disporsi l’annullamento del predetto.

Considerato che solo con la recente pronuncia sopra richiamata la Cassazione a Sezioni Unite  ha  posto  fine al  contrasto  giurisprudenziale  esistente in  tema  di  prescrizione dell’azione esecutiva promossa sulla base delle cartelle non opposte, può disporsi l’integrale compensazione tra le parti delle spese di lite.

P.Q.M.

Definitivamente pronunciando, così provvede:

  1. Annulla il preavviso di fermo oggetto di opposizione;
  2. Compensa integralmente tra le parti le spese di lite. Cassino, 8.3.2017.

Il Giudice del Lavoro

 

Dott. Amalia Savignano

 

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