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Licenziamento illegittimo se il lavoratore è depresso

5 Ottobre 2012 | Autore:
Licenziamento illegittimo se il lavoratore è depresso

Il datore di lavoro non può licenziare il lavoratore che non abbia comunicato la prosecuzione della propria malattia se sussisteva un impedimento grave alla comunicazione stessa, quale lo stato di ansia e depressione.

È illegittimo il licenziamento del lavoratore che non comunica tempestivamente al datore di lavoro la prosecuzione della propria malattia, se tale mancanza è dipesa da un oggettivo impedimento come, per esempio, l’alterazione del suo equilibrio psicologico.

Lo ha stabilito la Cassazione in una recente sentenza [1]. Nel caso di specie, la Corte ha sottolineato come, in base alla documentazione prodotta dal lavoratore, il fatto che questi soffrisse di disturbi d’ansia e di adattamento almeno da un anno prima della data del licenziamento (con attacchi di panico e labilità emotiva esasperata, progressivamente sfociati in depressione) sia da considerarsi un impedimento talmente grave da giustificare la sua inerzia nell’inviare la comunicazione in azienda.

Dunque l’impedimento, quando costituisce un oggettivo ostacolo, è ritenuto dai giudici come idoneo ad escludere la sanzione del licenziamento.

 

 


note

[1] Cass. civ., sentenza n. 11798 del 12.07.2012.


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1 Commento

  1. Sentenza sacrosanta: la malattia psicologica è infatti una patologia gravissima a tutti gli effetti, paragonabile nella tutela giuridica a quella delle altre malattie, con l’unica differenza, sul piano probatorio, del suo acclaramento: difatti, a differenza delle altre malattie, non vi sono accertamenti clinici con i quali evidenziare in maniera inequivocabile la presenza della patologia.

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