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Lavoro in nero: conseguenze per lavoratore e datore

9 Aprile 2017


Lavoro in nero: conseguenze per lavoratore e datore

> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 Aprile 2017



Sommerso: la maxi sanzione per l’azienda che impiega personale in nero non è l’unica conseguenza per gli irregolari; anche il lavoratore non dichiarato rischia la denuncia e un procedimento penale.

 

Spesso si crede che, in caso di lavoro in nero, a rischiare sia solo il datore di lavoro: a tutti è noto, infatti, che se l’azienda assume personale non dichiarato al Centro per l’impiego, subisce una maxisanzione per lavoro sommerso, di natura amministrativa, che varia a seconda della durata dell’impiego effettivo (da 1.500 a 36.000 euro per ciascun lavoratore irregolare). In verità, però, i pericoli del lavoro in nero gravano anche per il dipendente, il quale addirittura rischia una querela per il reato di falso in atto pubblico. Insomma, in caso di lavoro in nero, le conseguenze per lavoratore e datore sono tutt’altro che lievi e val la pena approfondirle qui di seguito.

Cosa significa lavoro in nero?

Quando si parla di «lavoratore in nero» si intende colui per il quale non è stata inviata la comunicazione preventiva di assunzione, consistente nel modello telematico Unilav. Deve, dunque, trattarsi di un lavoratore sconosciuto alla pubblica amministrazione e, ciò nonostante, svolgente impiego all’interno dell’azienda anche se in modo non necessariamente giornaliero. Ad esempio è lavoratrice in nero la donna delle pulizie che aiuta nelle faccende di casa 2 giorni a settimana o il giardiniere che, una volta ogni tre giorni, innaffia le piante. È lavoratore in nero l’operaio che viene usato nel cantiere per una settimana di seguito o per un anno. Si considera lavoratore in nero anche il parente o il coniuge che presta aiuto non occasionale nell’azienda di famiglia.

Non perché si tratta di lavoratore irregolare, il contratto di lavoro non si considera concluso. Nel diritto di lavoro vige il cosiddetto «principio di effettività» in base al quale non conta tanto ciò che risulta dalle carte, ma l’effettiva realizzazione di una attività di lavoro dipendente soggetta al potere direttivo e di controllo del datore. Quindi, anche se il rapporto di lavoro si realizza «di fatto», l’azienda è soggetta a tutte le norme e obblighi previsti per quella determinata categoria di dipendente, obblighi di natura retributiva, contributiva e di sicurezza. Con la conseguenza che, oltre alle sanzioni di cui parleremo a breve, in caso di accertamento del sommerso, il datore dovrà versare al lavoratore in nero le differenze per le retribuzioni maturate e non versate (o non dimostrabili attraverso assegni o altra documentazione bancaria), oltre ai relativi contributi, al Tfr e alle varie indennità.

Lavoro in nero: cosa rischia il datore di lavoro?

In caso di sommerso, l’azienda che impiega lavoratori irregolari subisce due tipi di conseguenze: la prima è l’azione civile del lavoratore per ottenere la regolarizzazione del contratto, con pagamento delle eventuali differenze retributive; la seconda consiste nelle sanzioni cui invece provvedono gli ispettori della pubblica amministrazione, d’ufficio o su segnalazione dei dipendenti. Vediamo, nel dettaglio, entrambe le situazioni.

Sanzione amministrativa per l’azienda in caso di lavoro in nero

Il datore di lavoro che occupa lavoratori in nero rischia due diverse sanzioni amministrative (tra loro alternative):

  • Mancata comunicazione di assunzione ai Servizi per l’impiego nei casi in cui non è applicabile la maxisanzione (v. dopo): sanzione amministrativa: da € 100 a € 500 per ciascun lavoratore interessato;
  • Maxisanzione per lavoro sommerso: sanzione amministrativa variabile a seconda della durata dell’impiego. In particolare se l’impiego effettivo del lavoratore è fino a 30 giorni: da € 1.500 a € 9.000 per ciascun lavoratore irregolare; per l’impiego effettivo del lavoratore da 31 e fino a 60 giorni: da € 3.000 a € 18.000 per ciascun lavoratore irregolare; per l’impiego effettivo del lavoratore oltre 60 giorni: da € 6.000 a € 36.000 per ciascun lavoratore irregolare.

In caso di impiego di lavoratori stranieri o di minori in età non lavorativa, le sanzioni sono aumentate del 20%.

Sono esclusi dalla maxisanzione i datori di lavoro domestico.

La maxisanzione non si applica neanche nei seguenti casi:

  • se dagli adempimenti di carattere contributivo precedentemente assolti (ad esempio: dal flusso UniEmens), risulta comunque la volontà di non occultare il rapporto, anche se la qualificazione ad esso assegnata dalle parti è differente (ad esempio, è stata denunciata una collaborazione coordinata e continuativa mentre l’organo di vigilanza ritiene che il rapporto di lavoro abbia carattere subordinato). In questo caso si rendono applicabili solo la sanzione ordinaria per mancata comunicazione preventiva e le sanzioni dovute per le differenze di contribuzione;
  • se il datore di lavoro, prima dell’ispezione o dell’accertamento o di un’eventuale convocazione per un tentativo di conciliazione monocratica regolarizza spontaneamente ed integralmente, per l’intera durata, il rapporto di lavoro avviato originariamente senza la preventiva comunicazione obbligatoria;
  • se si tratta di rapporti di lavoro instaurati con lavoratori autonomi e parasubordinati per i quali non è stata fatta, se prevista, la comunicazione preventiva.

Prima della maxisanzione il datore di lavoro deve ricevere la cosiddetta «diffida». La procedura di diffida è necessaria per rendere valide le sanzioni per l’azienda che occupa personale in nero. In particolare, l’ispettore del lavoro notifica all’azienda una diffida a regolarizzare le inosservanze materialmente sanabili. Nei successivi 30 giorni l’azienda deve provvedere alla regolarizzazione. In caso di ottemperanza alla diffida, il datore di lavoro è ammesso al pagamento della sanzione – entro 15 giorni dal termine fissato per la regolarizzazione – nella misura pari al minimo previsto dalla legge o nella misura pari a ¼ (un quarto) della sanzione stabilita in misura fissa.

Viceversa, se il datore non provvede alla regolarizzazione del lavoratore in nero e al pagamento delle somme previste, gli ispettori – attraverso il verbale unico di accertamento e di notificazione – contestano e notificano gli addebiti accertati, ammettendo al pagamento della sanzione in misura ridotta. Verificata l’inottemperanza, l’attività ispettiva riprende il suo corso.

Conseguenze civili per l’azienda in caso di lavoro in nero

Come anticipato anche al lavoratore in nero si applicano le norme e il contratto collettivo previsto per la corrispondente categoria di dipendenti regolarmente assunti. Pertanto, in caso di violazione dei suoi diritti, il lavoratore irregolare potrà fare causa all’azienda (innanzi al tribunale civile, sezione lavoro) per ottenere:

  • il pagamento degli stipendi che non risultino versati: ad esempio, se il datore non ha versato determinate mensilità o le ha versate in contanti senza conservare traccia dell’adempimento, potrà essere condannato a pagare ciò che non risulti consegnato al lavoratore in nero;
  • il pagamento delle differenze retributive: ad esempio, se il lavoratore in nero ha percepito uno stipendio più basso di quello previsto dal contratto collettivo potrà rivolgersi al giudice per ottenere la differenza;
  • gli straordinari non pagati;
  • le indennità non pagate (si pensi al lavoro notturno, durante il week end o le festività o le ex festività);
  • il pagamento del Tfr (trattamento di fine rapporto), se il lavoro è cessato;
  • il versamento dei contributi relativi al periodo durante il quale si è svolto il rapporto di lavoro;
  • l’eventuale risarcimento per il licenziamento illegittimo.

Conseguenze per il lavoratore in nero

Come abbiamo anticipato, oltre alle sanzioni previste per il datore di lavoro, le conseguenze per il sommerso sono anche per il lavoratore in nero. Spesso infatti chi lavora in nero proviene da una precedente occupazione ormai risolta per licenziamento. In tali ipotesi il dipendente percepisce l’assegno di disoccupazione dall’Inps. Ebbene, in questo caso, il lavoratore che mentre presta lavoro in nero percepisce anche l’indennità di disoccupazione viene segnalato, se c’è un controllo, alla Procura della Repubblica, per il reato di «Falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico» [3], nel dichiarare il proprio stato di disoccupato all’Inps. Si rischia la reclusione fino a 2 anni. Inoltre, per aver indebitamente percepito erogazioni ai danni dello Stato, si rischia la reclusione da sei mesi a tre anni [4]. Infine, l’Inps chiederà la restituzione delle somme percepite indebitamente e forse il risarcimento dei danni subiti.

note

[1] Art. 19, co 3, D.Lgs. 276/2003.

[2] In caso di irrogazione della maxisanzione non trovano applicazione le altre sanzioni amministrative ordinarie previste in caso di mancate comunicazioni obbligatorie e di omessa o infedele registrazione sul LUL: art. 19, co. 2 e 3, D.Lgs. 276/200. Art. 39, c. 7, DL 112/2008 conv. in L. 133/2008.

[3] Art. 483 cod. pen.

[4] Art. 316 ter cod. pen.

Autore immagine: 123rf com


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13 Commenti

  1. Tutto molto chiaro. Mancano le evidenziazioni sul lavoro in nero attuato attraverso l’utilizzo di persone domiciliate fisicamente in italia, magari anche extraeuropee, prive di permesso di soggiorno, che vengono impiegate per le attività più disparate dall’agricoltura ai servizi in casa (colf – badanti) che non possono essere assunte perché prive di documenti italiani e che non possono neppure essere regolarizzate perché sono arrivate in italia con visto turistico e poi restano in italia

  2. vorrei delle delucidazioni, sono stato preso come tecnico informatico per un azienda che si occupa di fornire internet via etere (tipo EOLO, non loro,che anzi ,sentendo le mie lamentele via terzi,e conoscendo le mie capacità ,mi han offerto un posto vero,visto che si tratta di azienda seria), in poche parole ormai sono 25 giorni che lavoro fino a 13-14 ore al giorno, e nno ho percepito un centesimo, il primo giorno s’è parlato di “prenderemo il gettone, come a riferirsi al compenso) , dato che la serieà in quell azienda è pari a 0 , ed io mi sono stufato di aver a che fare con degli incompetenti, e oltre tutto non esser pagato, ho detto chiaro e tondo che entro mercoledi voglio i miei soldi, il datore, mi ha detto OK, ma lui ha calcolato SOLO le installazioni andate a buon fine, (4) non ha preso in considerazione gli interventi di manutenzione ,i soppralluoghi tecnici, e come io mi aspettavo le giornate, se non le ore che ho passato li, visto che sono venuti loro in cerca di me, non io di loro .. (sono iscritto alle liste di dissocupazione, ma non percepisco alcun assegno di dissocuppazione!, visto che i calcoli che io ho fatto, alla miseria di 6€/h (quando come tecnico ho sempre lavorato per un minimo di 25 iscritto, e non in nero..quindi in nero dovrei aspettarmi moolto di piu’), e da quanto ho capito chi mi ha preso a lavorare in nero pensa di pagarmi attorno le 150€ per 25 giorni a 14 ore giornaliere…e la cosa NON mi piace per niente… cosa mi consigliate di fare quando entro mercoledi (oggi è lunedi’) mandero a quel paese tutti perchè sono stufo, ed esigero’ il mio compenso, NON per le installazioni andate a buon fine, ma per tutti i giorni passati li … in poche parole ,,,rischio qualcosa io? come devo comportarmi se come penso mi offenderanno con pochi spiccioli? ..ricordo 25giorni 14 ore al giorno … cosa rischio io? come mi devo comportare? capisco che i tempi siano di estrema crisi per tutti, ma esser sfruttato in una materia in cui eccello, non mi sta bene, mi fa molto arabbiare, graize in anticipo S.

  3. Ho lavorato per DPS – kplus (kirby) di merate come centralinista al call center. Mi era stato promesso che sarei stata pagata 350 € fissi al mese più una provvigione di 5 € su ogni appuntamento fissato. Il giorno del pagamento mi è stato detto che si è pagati solo se si fissano 35 app. al mese, mentre in precedenza mi era stato garantito che non c’era un numero minimo di appuntamenti da fissare. Ovviamente tutti assunti in nero io e altri non abbiamo visto mai un centesimo.

  4. io vorrei denunciare un lavoro in nero perpetrato in famiglia , cioè una sorella che sistematicamente lavora nel trattoria del fratello senza detto da lei percepire nessun compenso , in quanto lei ha molte cause per debiti e cosi risulta disoccupata , cosi il fratello secondo me paga in nero la sorella , prendendo in giro chi onestamente versa i contributi e paga i suoi debiti , a chi denunziare questa situazione che va avanti da anni
    il
    mio numero di telefono per chi ha un consiglio valido da darmi

    1. Mi dispiace ma per il lavoro dei famigliari esiste una presunzione legale di gratuità della prestazione. Se c’è prestazione onerosa tocca ai verificatori o ai terzi provarlo.

  5. Salve, sono quasi due anni che lavoro come segretaria in un agenzia immobiliare. Dal primo incontro con il titolare mi era stato detto che averei percepito fissi 500 euro iniziali per 8 ore al giorno (non avrei accettato ma avevo bisogno di lavorare!) e che avrei avuto tutto regolare, contratto e contribuiti. Ho inviato i miei documenti ma mi è stato rimandato il momento del contratto più di una volta con numerose scuse. L’unica cosa che sono riuscita a ottenere è di avere un aumento a 700 euro! Ora sono tre mesi che nemmeno mi pagano e il titolare non lo vedo da dicembre. Cosa dovrei fare? Almeno recuperare i soldi del periodo in cui ho lavorato. Grazie.

  6. Buonasera. Nel corso di un’attività ispettiva viene rilevata la presenza di un lavoratore che prima tenta di scappare, poi fermato dagli ispettori dichiara di essere lì per caso, che lavorava a titolo di amicizia. In sede di definizione il datore di lavoro presenta un contratto di lavoro autonomo occasionale con quel lavoratore retrodatato per un periodo lavorativo di 10 giorni, pagano anche i contributi previdenziali e fanno firmare una dichiarazione al lavoratore. Ai sensi del comma 9 e 12 dell’art. 54 bis del d.l. 50 del 2017 i lavoratori autonomi occasionali devono essere iscritti alla gestione separata Inps a prescindere dall’importo percepito. Viene dimostrato che il lavoratore ha avuto altri rapporti lavorativi con l’azienda in questione sempre e solo come lavoratore dipendente, poi licenziatosi. Nè il lavoratore nè il datore di lavoro si sono mai iscritti alla gestione separata Inps e non vengono nemmeno fatte le comunicazioni obbligatorie. La mia domanda è: il datore di lavoro in questione rischia la maxisanzione? Se sì 1500 euro in totale o 1500 al giorno (visto il contratto presentato per dieci giorni farebbero 15.000 euro)? Il lavoratore rischia la denuncia penale per aver dichiarato il falso? Grazie in anticipo a tutti.

  7. Sono stato a lavorare come Magazzinieri , partime dalle 9:30 alle 13:30 , con un compenso offerto di €7,00 l’ora . Poi le cose il datore la ha cambiata , dandomi €6,00 l’ora ! Poi non facevo ne 4 ore neanche al mattino ,, quindi lavoravo anche tipo delle 16:00 fino all’evento 22 . Poi li ho detto di farmi il contratto che adesso ci sono le agevolazione di asunzione per Over 50 come nel mio caso ! Quindi il datore mi ha praticamente licenziato , non mi chiama più , ed io con questa situazione illegale di parte sua non ci Sto piu. Sono stato a lavorare per 3 messi è facevo una media fin 50 ore settimanalmente . Come mi dovrei comportare con questo soggetto .?? Grazie mille

  8. Una domanda : se decido di pagare la maxi sanzione e non regolarizzare (perchè mi conviene essendo stato accertato un giorno di nero per due lavoratori) , il pagamento della maxisanzione fa venir meno (sana) anche la sospensione cautelare dell’attività di impresa (previo pagamento della somma aggiuntiva € 2000,00 richiesta per revocare la sospensione) ?

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