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Bomboletta spray al peperoncino per difesa: è legittima?

10 Aprile 2017


Bomboletta spray al peperoncino per difesa: è legittima?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 Aprile 2017



È legale in Italia l’uso della bomboletta spray al peperoncino irritante se rispetta il decreto ministeriale e se è volto a difendere e non ad aggredire.

Il tema della legittima difesa è sempre più sentito, sia all’interno delle nostre case (su cui spesso si inasprisce il dibattito sull’uso delle armi per finalità preventive) che nelle strade. Come può difendersi una giovane ragazza (ma anche un ragazzo) che torna tardi a casa la sera? Se il porto d’armi in Italia non è consentito a tutti e non è legale uscire con coltelli o altri oggetti contundenti (considerati arme improprie) non resta che la bomboletta spray al peperoncino per difesa: il suo uso è legittimo, secondo una recente sentenza della Cassazione [1], solo a condizione che rispetti due condizioni di cui parleremo a breve.

In generale possiamo dire che il cosiddetto spray al peperoncino è legale solo se si tratta di una delle confezioni che rispetta i parametri, le caratteristiche e i limiti di sostanza urticante stabiliti con l’apposito decreto ministeriale del 2011 [2]. Tali requisiti tecnici sono i seguenti:

  1. a) contenere una miscela non superiore a 20 ml;
  2. b) contenere una percentuale di oleoresin capsicum disciolto non superiore al 10%, con una concentrazione massima di capsaicina e capsaicinoidi totali pari al 2,5 per cento;
  3. c) la miscela erogata dal prodotto non deve contenere sostanze infiammabili, corrosive, tossiche, cancerogene o aggressivi chimici;
  4. d) essere sigillati all’atto della vendita e muniti di un sistema di sicurezza contro l’attivazione accidentale;
  5. e) avere una gittata utile non superiore a tre metri.

Ovviamente chi acquista una bomboletta spray al peperoncino per difesa dovrà limitarsi a controllare sulla confezione se la stessa rispetta i parametri del decreto ministeriale (Dm) n. 103 del 12 maggio 2011. L’acquisto può avvenire in farmacia dove, pertanto, è difficile trovare spray urticanti contrari alle previsioni ministeriali.

 

Quali sono gli effetti della bomboletta spray al peperoncino? Il contenuto non provoca lesioni permanenti, né danni gravi alla salute. Si tratta solo di una irritazione degli occhi (di dolore particolarmente intenso), sia pure reversibile in un breve tempo.

Ma vediamo più nel dettaglio quando è legale utilizzare una bomboletta spray al peperoncino e, in questo, come dicevamo, viene in soccorso la sentenza di qualche giorno fa della Cassazione [1]. Secondo la Corte, due sono le condizioni per poter portare con sé, fuori casa, la bomboletta al peperoncino:

  • la conformità alle caratteristiche tecniche di cui all’articolo 1, comma 1, del Dm 12 maggio 2011 n. 103 (approvazione del regolamento sulla definizione delle caratteristiche tecniche degli strumenti di autodifesa che nebulizzano un principio attivo naturale a base di oleoresin capsicum);
  • l’impiego deve essere finalizzato esclusivamente all’autodifesa personale (ossia alla legittima difesa). Chi invece utilizza lo spray al peperoncino come mezzo d’aggressione è soggetto alla normativa in tema di armi e a tutte le conseguenze penali che da ciò derivano quale, ad esempio, l’applicazione dell’aggravante al reato di lesioni personali [3].

Secondo la sentenza in commento è consentito il porto giustificato da esigenze di autodifesa della bomboletta spray al peperoncino, a far data dall’entrata in vigore del Dm del 12 maggio 2011 n. 103, in presenza di due condizioni:

  • che il preparato rispetti le specifiche tecniche stabilite nell’articolo 1 del decreto ministeriale
  • e che lo strumento non venga utilizzato con finalità di offesa.

In assenza delle suddette condizioni, o anche di una sola di esse, porterebbe a qualificare il fatto come reato: quello di porto abusivo di armi [4].

Oltre al reato di porto abusivo di armi, il detentore della bomboletta spray al peperoncino che usi tale «arma» contro qualcuno non per difendersi ma per aggredire, risponde del reato di lesioni personali con l’aggravante dell’uso delle armi improprie, trattandosi pur sempre di uno strumento atto a offendere, il cui porto sarebbe consentito solo in presenza di un giustificato motivo, e non certo per offendere.

note

[1] Cass. sent. n. 10889/2017 del 6.03.2017.

[2] Art. 1, comma 1, del Dm 12 maggio 2011 n. 103. «1.Gli strumenti di autodifesa di cui all’articolo 2, comma 3, della legge 18 aprile 1975, n. 110, in grado di nebulizzare una miscela irritante a base di oleoresin capsicum e che non hanno attitudine a recare offesa alle persone, devono avere le seguenti caratteristiche:

a)contenere una miscela non superiore a 20 ml;

b)contenere una percentuale di oleoresin capsicum disciolto non superiore al 10 per cento, con una concentrazione massima di capsaicina e capsaicinoidi totali pari al 2,5 per cento;

c)la miscela erogata dal prodotto non deve contenere sostanze infiammabili, corrosive, tossiche, cancerogene o aggressivi chimici;

d)essere sigillati all’atto della vendita e muniti di un sistema di sicurezza contro l’attivazione accidentale;

e)avere una gittata utile non superiore a tre metri.

2.Tutti gli strumenti di autodifesa di seguito denominati prodotti non conformi alle caratteristiche tecniche di cui al comma 1 rimangono disciplinati dalla normativa in materia di armi.

[3] Art. 585 cod. pen.

[4] E non, invece, del delitto previsto dall’art. 4 della legge 2 ottobre 1967 n. 895, e successive modificazioni, trattandosi di oggetto non ricompreso né tra le armi da guerra o tipo guerra, né tra le armi comuni da sparo (Cass. sent. del 7 gennaio 2016).

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE SESTA PENALE
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. CARCANO Domenico – Presidente
Dott. COSTANZO Angelo – Consigliere
Dott. DI STEFANO Pierluigi – Consigliere
Dott. VILLONI Orlando – rel. Consigliere
Dott. D’ARCANGELO Fabrizio – Consigliere
ha pronunciato la seguente:
SENTENZA
sul ricorso proposto da:
(OMISSIS), n. (OMISSIS);
avverso la sentenza n. 58/16 della Corte d’Appello di Trento, Sezione Distaccata di Bolzano del

10/03/2016;
esaminati gli atti e letti il ricorso e il provvedimento decisorio impugnato;
udita in camera di consiglio la relazione del consigliere, dott. O. Villoni;
udito il Pubblico Ministero in persona del sostituto P.G., dr. L. Tampieri, che ha concluso per

l’inammissibilita’. RITENUTO IN FATTO

1. Con la sentenza impugnata la Corte d’Appello di Trento, Sezione Distaccata di Bolzano ha confermato quella emessa dal Tribunale di Bolzano il 04/06/2014 che aveva affermato la responsabilita’ di (OMISSIS) in ordine ai reati di resistenza a pubblico ufficiale (articolo 337 c.p.) e lesioni personali aggravate (articoli 582 e 585 c.p.), commessi spruzzando negli occhi della guardia forestale, (OMISSIS), uno spray urticante e la pena, condizionalmente sospesa, di sette mesi di reclusione.

2. Avverso la sentenza ha proposto personalmente ricorso l’imputato che deduce i seguenti motivi.

2.1 Violazione di legge per erronea applicazione della legge penale in relazione all’articolo 192 c.p.p., nonche’ mancanza, contraddittorieta’ e manifesta illogicita’ della motivazione riguardo al

medesimo punto in tema di valutazione della prova, per essere state ritenute attendibili le dichiarazioni rese dalla persona offesa, (OMISSIS) e per contro inattendibili quelle rese dai testimoni a discarico.

Il ricorrente evidenzia, inoltre, che l’intervenuta assoluzione, gia’ in primo grado, dalla concorrente contravvenzione di cui all’articolo 651 c.p., perche’ il fatto non sussiste, dimostra come la parte lesa non si fosse in realta’ qualificata come pubblico ufficiale, da cui l’insussistenza pure del reato di cui all’articolo 337 c.p..

2.2 Violazione di legge in relazione all’articolo 521 c.p.p., comma 2, e articolo 522 c.p.p., e mancanza di motivazione sul punto.

Il ricorrente sostiene che l’unica aggravante contestatagli e’ quella di cui all’articolo 585 c.p., connessa all’uso di gas asfissianti e/o accecanti, ma che dall’istruttoria e’ emerso come lo spray urticante impiegato – contenente l’oleoresin capsicum, principio estratto dalle piante di peperoncino, disciolto in misura non superiore al 10% – rientri nella categoria degli strumenti di autodifesa che non hanno attitudine a recare offesa alle persone’ ai sensi del Decreto Ministeriale 12 maggio 2011, e che come tali non possono essere considerati armi o ad esse assimilabili per le finalita’ di cui all’articolo 585 c.p..

Venendo meno l’aggravante contestata, il reato e’ divenuto, percio’, perseguibile a querela, dalla cui mancanza avrebbe dovuto conseguirne la declaratoria di estinzione per assenza della condizione di procedibilita’.

In subordine, inoltre, ove invece si ritenesse contestata in fatto la diversa aggravante di cui all’articolo 576 c.p., la stessa avrebbe dovuto essere esclusa ai sensi dell’articolo 59 c.p., non potendo il ricorrente conoscere, al di la’ di ogni ragionevole dubbio, la qualifica di pubblico ufficiale rivestita dal (OMISSIS).

2.3 Violazione di legge in relazione all’articolo 62 bis c.p., per avere la Corte d’appello totalmente omesso di motivare in ordine alla invocata concessione delle attenuanti generiche.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso e’ infondato e deve essere rigettato.
2. Il primo, il terzo e in parte il secondo motivo di ricorso risultano inammissibili.

Il primo si rivela improponibile ai sensi dell’articolo 606 c.p.p., comma 3, perche’ investe in maniera diretta sia il merito dell’accusa e vale a dire la sussistenza o meno del reato di cui all’articolo 337 c.p., sia la valutazione delle fonti probatorie testimoniali, temi entrambi demandati in via esclusiva ai giudici del merito del giudizio.

Anche la questione della conoscibilita’ e quindi dell’imputabilita’ (articolo 59 cod. pen.) dell’aggravante di cui all’articolo 576 c.p., riferita al delitto di lesioni e concernente la qualifica di pubblico ufficiale della persona offesa finisce per riverberarsi in un aspetto che attiene al merito del vicenda processuale e che sia il giudice di primo grado che la corte d’appello hanno considerato e argomentato in maniera congrua (per la sentenza d’appello, v. da rigo 5 in poi della pag. 3).

Il terzo motivo appare, invece, manifestamente infondato, per avere la corte territoriale congruamente argomentato di non poter riconoscere le circostanze attenuanti di cui all’articolo 62

bis c.p., poiche’ la relativa richiesta formulata in termini generici e priva di motivi a sostegno della concedibilita’.

3. Risulta, inoltre, infondato anche il secondo motivo di ricorso, che nella sua articolazione individua come punto centrale, il tema della non configurabilita’ della aggravante del reato di lesioni di cui all’articolo 585 c.p., connessa all’uso del prodotto impiegato (spray urticante), asseritamente rientrante nella categoria degli strumenti di autodifesa che non hanno attitudine a recare offesa alle persone ai sensi del Decreto Ministeriale 12 maggio 2011, e come tale non rientrante nel concetto di arma o di strumento ad essa assimilabile per le finalita’ di cui all’articolo 585 c.p..

Le ragioni dell’infondatezza della censura sono diverse.

3.1 Una prima ragione e’ che la giurisprudenza prevalente di questa Corte di Cassazione ha affermato il principio che il porto in luogo pubblico di tale bomboletta, contenente gas urticante idoneo a provocare irritazione degli occhi, sia pure reversibile in un breve tempo, e’ idonea ad arrecare offesa alla persona e come tale rientra nella definizione di arma comune da sparo da cui alla L. n. 110 del 1975, articolo 2, (Sez. 1, sent. n. 11753 del 28/02/2012, Cecchetti, Rv. 252261; Sez. 1, sent. n. 44994 del 14/11/2007, Amantonico, Rv. 238704) o ancora e’ ricompresa nel novero degli aggressivi chimici (Sez. 1, sent. n. 6106 del 13/01/2009, Stabile, Rv. 243349).

Risulta, percio’, isolata la decisione della stessa Prima Sezione Penale di questa Corte che aveva stabilito che la bomboletta contenente spray urticante a base di peperoncino non e’ ricompresa ne’ tra le armi da guerra o tipo guerra ne’ tra quelle comuni da sparo (Sez. 1, sent. n. 3116 del 24/10/2011, P.G. in proc. Cantieri, Rv. 251825 riferita a fattispecie di porto accertato prima della entrata in vigore del Decreto Ministeriale Interno 12 maggio 2011, n. 103, di approvazione del regolamento sulla definizione delle caratteristiche tecniche degli strumenti di autodifesa che nebulizzano il principio attivo naturale a base di oleoresin capsicum).

3.2 Una seconda ragione di infondatezza della censura e’ che ove, per contro, si ritenesse di aderire alla tesi dell’efficacia scriminante del decreto ministeriale, andrebbero svolte le seguenti considerazioni.

Il Decreto Ministeriale 12 maggio 2011, n. 103, articolo 3, stabilisce, infatti, che “Le disposizioni del presente decreto si applicano decorsi sei mesi dalla data di pubblicazione dello stesso nella Gazzetta Ufficiale. Nel predetto periodo continuano ad applicarsi le nor-me precedentemente vigenti”.

Per quanto d’interesse, il decreto e’ stato pubblicato sulla G.U. Serie Generale n. 157 dell’8 luglio 2011 ed e’ entrato in vigore il 9 gennaio 2012, mentre il fatto in contestazione e’ stato commesso il 23 maggio 2010.

Cio’ posto, le norme regolamentari di cui all’articolo 1, commi 1 e 2 del Decreto (che definiscono le caratteristiche dei dispositivi contenenti l’oleoresin capsicum e stabiliscono la perdurante soggezione alla normativa in materia di armi di quelli ad esse non conformi) costituiscono all’evidenza norme extrapenali integratrici del precetto, nel senso che finiscono per limitare, attraverso un meccanismo di rinvio ad un generale ambito normativo tematico, la nozione di strumenti atti ad offendere assimilati alle armi e quindi l’ambito di operativita’ del precetto stesso, ma non incidono sulla struttura essenziale del reato ed e’ noto che per tali norme non vale il principio di applicazione retroattiva della legge piu’ favorevole di cui all’articolo 2 c.p., comma 4, come stabilito a piu’ riprese dalla consolidata giurisprudenza di questa Corte di legittimita’.

In tema di successione di leggi penali nel tempo, infatti, il principio di retroattivita’ della norma favorevole, affermato dall’articolo 2 c.p., comma 4, non si applica in caso di successione nel tempo di norme extrapenali integratrici del precetto penale che non incidano sulla struttura essenziale del reato e quindi sulla fattispecie tipica, ma ne comportino esclusivamente una variazione del contenuto, delineando la portata del comando (Sez. 5, n. 11905 del 16/11/2015, Branchi e altri, Rv. 266474; Sez. 3, sent. n. 40551 del 25/06/2014, Venuti, Rv. 260757 in tema di regolamenti doganali comunitari; Sez. 2, sent. n. 46669 del 23/11/2011, PG in proc. De Masi e altri, Rv. 252194;; Sez. 4, sent. n. 17230 del 22/02/2006, Sepe ed altri, Rv. 234029 nonche’ Sez. U, sent. n. 2451 del 27/09/2007, PG in proc. Magera, Rv. 238197 riferita all’adesione della Romania all’Unione europea, con il conseguente acquisto da parte dei rumeni della condizione di cittadini europei, vicenda, tuttavia, non comportante la non punibilita’ del reato di ingiustificata inosservanza dell’ordine del questore di allontanamento dal territorio dello Stato commesso dagli stessi prima dell’adesione; Sez. 6, sent. n. 10656 del 15/01/2003, Villani e altro, Rv. 224017 in tema di normativa di settore delle dirigenza medica).

La modifica di un elemento normativo di natura extrapenale assume, invece, effetto retroattivo ove il medesimo integri direttamente la fattispecie penale, in tal modo venendo a partecipare della natura di questa (Sez. 1, sent. n. 4050 del 17/10/2012 Canovari, Rv. 254190 riguardante la detenzione e il porto di caricatori di arma comune da sparo non piu’ previsti come reato a seguito della entrata in vigore del Decreto Legislativo 30 dicembre 1992, n. 527, articolo 1 bis, inserito dal Decreto Legislativo 26 ottobre 2010, n. 204, articolo 2, che espressamente non li contempla piu’ tra le parti di armi, categoria in cui essi, invece, rientravano in precedenza ai sensi dell’articolo 19 legge 18 aprile 1975, n. 110 nonche’ Sez. 3, sent. n. 15481 del 11/01/2011, Gutta’ e altro, Rv. 250119 in fattispecie in cui e’ stato, peraltro, escluso l’effetto abrogativo).

Conclusivamente, l’adozione del decreto ministeriale non esplica concreta incidenza sulla fattispecie considerata in ragione delle regole che presiedono alla applicazione intertemporale delle norme di carattere extrapenale.

3.3 Ultima ma non meno rilevante ragione d’infondatezza della censura risiede, infine, nel fatto che l’articolo 2 del citato Decreto stabilisce che “La confezione dei prodotti di cui al comma 1 deve riportare: (…) c) le istruzioni, le precauzioni d’uso e l’indicazione che l’uso dei prodotti e’ consentito solo per sottrarsi a una minaccia o a una aggressione che ponga in pericolo la propria incolumita'”.

Il tenore di detta previsione evidenzia che la sottrazione del dispositivo alla categoria degli oggetti atti ad offendere di cui alla L. n. 110 del 1975, articolo 4, e’ subordinata non solo alla condizione di conformita’ alle caratteristiche tecniche di cui all’articolo 1, comma 1, ma anche alle modalita’ di impiego esclusivamente finalizzate all’autodifesa personale, mentre l’impiego come mezzo d’offesa – quale verificatosi nella fattispecie – comporta la piena e incondizionata applicazione della normativa in tema di armi.

3.4 Privi di reale significato se non frutto di mero refuso appaiono, infine, i riferimenti presenti nel motivo di ricorso ora in esame agli articoli 521 e 522 c.p.p., atteso che l’iter processuale non e’ stato caratterizzato da alcuna vicenda lontanamente riconducibile al tema della correlazione tra accusa e sentenza.

4. Al rigetto del ricorso segue, come per legge, a condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.

rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.


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