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Pensione, ne ho diritto se continuo a lavorare?

10 aprile 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 aprile 2017



Pensione anticipata, di anzianità o di vecchiaia: si può percepire se l’interessato non termina l’attività lavorativa? 

Tra poco maturo i requisiti per la pensione di vecchiaia, ma l’azienda vuole che continui a lavorare: posso pensionarmi dimettendomi e facendomi riassumere? Quando posso rincominciare a lavorare?

In base a quanto chiarito da una recente sentenza della Corte di Cassazione in materia [1], sia per quanto concerne la pensione di vecchiaia, che per quella di anzianità o anticipata, per ricevere il trattamento è necessario cessare l’attività sino alla decorrenza della pensione.

Ma procediamo per ordine e cerchiamo di capire, alla luce degli ultimi orientamenti, quali sono le norme che regolamentano questi aspetti specifici del pensionamento e qual è il loro scopo.

Pensione: obbligo di cessare l’attività

L’obbligo di cessare l’attività lavorativa subordinata è connesso alla finalità della pensione stessa, cioè allo stato di bisogno derivante dalla fine del rapporto di lavoro. L’obbligo di cessazione dell’attività, in particolare, è stato introdotto dalla cosiddetta Legge Amato [2] ed è stato confermato per le pensioni liquidate con il sistema contributivo dalla Legge Dini [3].

Analizzando quanto disposto dalla normativa, comunque, la non sussistenza di un rapporto di lavoro dipendente non deve essere permanente, ma deve essere verificata solo al momento di accesso alla pensione: in pratica, l’Inps verifica che non sia in atto un rapporto di lavoro subordinato al momento della decorrenza della pensione, non al momento in cui si perfezionano i requisiti di età e di contribuzione per l’accesso al trattamento.

Pensione e nuova occupazione

Una volta conseguita la pensione, l’interessato può tranquillamente iniziare un’altra attività lavorativa (o proseguire nella stessa attività dopo essere stato riassunto): nel 2008 [4], tra l’altro, sono stati aboliti i limiti di cumulo esistenti tra la pensione e i redditi derivanti dall’attività lavorativa, relativamente alle pensioni dirette, cioè di vecchiaia o di anzianità/anticipata. Considerando il fatto che, nonostante il pensionamento, i contributi previdenziali sono comunque dovuti, il pensionato che continua a lavorare matura, peraltro, ulteriori quote di pensione (parliamo dei cosiddetti supplementi di pensione), che andranno ad aumentare l’assegno già in godimento.

Cessazione di tutte le attività subordinate

Attenzione, però: perché sorga il diritto alla pensione, la cessazione deve riguardare tutti i rapporti di lavoro subordinati e non può limitarsi a quello in relazione al quale sono stati versati i contributi alla gestione che eroga la prestazione. In buona sostanza, se l’interessato ha due rapporti di lavoro subordinati, deve cessarli tutti e due, a prescindere dalla gestione presso cui ha maturato la pensione.

Ad ogni modo, il vincolo dell’assenza di rapporti di lavoro interessa solo i lavoratori dipendenti. Non esiste, invece, nessuna preclusione relativamente al lavoro autonomo o parasubordinato: in questi casi, l’interessato può ricevere la pensione pur continuando a lavorare.

Dimissioni e riassunzione: quanto deve durare l’intervallo?

Tornando al lavoro subordinato e alla cessazione dell’attività per ricevere la pensione, ci si chiede quanto debba essere lunga la “pausa” lavorativa, ossia quanto tempo deve trascorrere dalle dimissioni (o dal licenziamento) alla riassunzione.

In base alla storica circolare Inps sull’argomento [5], si potevano prospettare due casistiche differenti:

  • se il lavoratore continuava a lavorare presso la stessa azienda, ossia veniva riassunto subito dopo la cessazione del rapporto, era necessario almeno un giorno di interruzione del rapporto di lavoro (ad esempio, se il rapporto terminava il 31 dicembre, l’inizio del nuovo rapporto poteva avvenire dal 2 gennaio);
  • nel caso in cui, invece, fosse intervenuto un nuovo rapporto con un’azienda diversa, non era necessaria alcuna interruzione (ad esempio, se il rapporto terminava il 31 dicembre, l’inizio del nuovo rapporto poteva avvenire dal 1° gennaio).

L’Inps, comunque, per evitare finte dimissioni e finte riassunzioni al solo scopo di conseguire la pensione, era tenuta a verificare l’esistenza dei documenti comprovanti l’effettività della cessazione:  invio delle comunicazioni obbligatorie, liquidazione delle spettanze di fine rapporto come Tfr, ratei mensilità aggiuntive, ratei ferie e permessi non goduti, etc.

Nel 2016, è poi intervenuta la già citata sentenza della Cassazione a far chiarezza sull’argomento: secondo la Cassazione, come anticipato, il momento a cui far riferimento per la verifica della sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato è quello della decorrenza della pensione.

Di conseguenza, la “pausa lavorativa”, per evitare il rischio di rigetto della domanda di pensione, dovrà protrarsi almeno sino alla data di decorrenza della pensione stessa.

Decorrenza della pensione

La decorrenza della pensione anticipata, considerando che la riforma Fornero [6] ha abolito le vecchie finestre che intercorrevano tra la maturazione dei requisiti e la liquidazione della pensione, avviene il mese successivo rispetto a quello in cui è inviata la domanda di pensione, posta la cessazione dell’attività lavorativa.

Per quanto riguarda la pensione di vecchiaia, anche questa, come la pensione anticipata, decorre dal primo giorno del mese successivo a quello nel quale l’assicurato ha compiuto l’età pensionabile, posta la cessazione dell’attività lavorativa: in pratica, se l’attività lavorativa non è cessata ma l’età pensionabile è stata compiuta, non spettano ratei arretrati. I ratei spettano, invece, dal momento in cui cessa l’attività lavorativa.

Ad ogni modo l’Inps, in caso di cessazione e successiva riassunzione, anche dopo la decorrenza o la liquidazione, è sempre tenuta ad accertare se la cessazione sia stata veritiera o fittizia; a tal fine, come già detto devono essere verificate tutte le formalità conseguenti al termine del rapporto: dimissioni del lavoratore, comunicazioni e scritture di legge, liquidazione di tutte le competenze economiche. Non rileva se la riassunzione avvenga presso lo stesso o un diverso datore di lavoro, come già chiarito.

note

[1] Cass. sent n. 5052 del 15.03.2016.

[2] Art.1, Co.7, D.lgs 503/1992.

[3] Art.1, Co.20, L. 335/1995.

[4] Art 19 L.133/2008.

[5] Inps Circ. n. 89/2009.

[6] DL 201/2011.

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