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Lo sai che? Mantenimento al coniuge: deduzione fiscale sull’assegno

Lo sai che? Pubblicato il 14 aprile 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 14 aprile 2017

L’assegno di mantenimento al coniuge, deciso dal giudice all’atto della separazione o del divorzio, può essere scalato dalle tasse di chi è tenuto al pagamento.

Con una recente circolare l’Agenzia delle Entrate ha fornito importanti chiarimenti in merito alla deduzione fiscale sul mantenimento al coniuge. Chiarimenti di cui bisognerà tenere conto alla prossima dichiarazione dei redditi, anche per chi si vale del modello precompilato.

Come noto, infatti, la legge prevede la deduzione dei versamenti periodici al coniuge, anche se residente all’estero, in seguito a separazione, scioglimento o annullamento del matrimonio o cessazione degli effetti civili. Secondo l’Agenzia delle Entrate rientrano nella deduzione fiscale – e quindi possono essere “scalate dalle tasse” – anche le somme corrisposte in sostituzione dell’assegno di mantenimento per il pagamento della rata di mutuo intestato all’ex coniuge, nel caso in cui dalla sentenza di separazione risulti che l’altro coniuge non abbia rinunciato all’assegno di mantenimento.

Mantenimento al coniuge: quando spetta la deduzione fiscale?

Tutte le somme che, per legge o provvedimento del giudice devono essere corrisposte periodicamente all’ex coniuge (di solito mensilmente) possono essere interamente dedotte dalle tasse. In particolare sono deducibili dal reddito complessivo lordo del soggetto tenuto al versamento. Dall’altro lato l’assegno di mantenimento costituisce reddito per il beneficiario.

Andando ad analizzare le singole ipotesi, possiamo così sintetizzare la deduzione fiscale sull’assegno di mantenimento:

  • assegno per il mantenimento coniuge o parte dell’unione civile: sono corrisposti al coniuge o alla parte dell’unione civile, anche se residente all’estero, in seguito alla separazione legale ed effettiva (quella di fatto non rileva), allo scioglimento, all’annullamento del matrimonio o dell’unione civile ed al divorzio. È possibile ottenere la deduzione fiscale, nella misura prevista dal provvedimento del giudice, solo per gli assegni periodici e non il cosiddetto assegno «una tantum» ossia quello versato in un’unica soluzione [1].

Per quanto invece riguarda la parte di assegno per il mantenimento ai figli questa non è invece deducibile (a fronte di tali oneri al contribuente è concessa la detrazione per carichi di famiglia). Se il provvedimento del giudice non distingue la quota dell’assegno destinata al mantenimento dei figli, l’assegno si considera destinato al coniuge per ½;

  • assegno per gli alimenti dovuti al coniuge qualora versi in gravi difficoltà economiche: è deducibile nei limiti stabiliti dal giudice.

note

[1] Circ. Ag. Entrate 12 giugno 2002 n. 50/E, C. Cost. sent. n. 383/2001.


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