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Lo sai che? È legale vendere sottocosto?

Lo sai che? Pubblicato il 10 aprile 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 10 aprile 2017

Se l’azienda fallisce, per evitare la bancarotta fraudolenza è necessario che al momento della vendita non vi erano sentori di crisi irreversibile.

Quando la barca affonda, il capitano non può abbandonare l’equipaggio con l’unica scialuppa di salvataggio. Diverso è salire sulla barchetta a remi quando non ci sono pericoli di un imminente naufragio. Un paragone che calza a pennello per giustificare il reato di bancarotta fraudolenta: chi svende i beni dell’azienda per frodare i creditori e magari occultare i ricavi altrove (sottraendoli così al pagamento dei debiti), commette reato solo se è consapevole dell’irreversibilità della crisi. Invece è legale vendere sottocosto, anche a propri parenti, diversi anni prima del fallimento, quando il tracollo dell’azienda non è ancora certo. A chiarirlo è una recente sentenza della Cassazione [1]. Ma procediamo con ordine e vediamo, più nel dettaglio, tutti i divieti di legge alla vendita sottocosto e cosa, materialmente, deve fare il commerciante o l’imprenditore per evitare problemi legali.

La vendita sottocosto è vietata solo in due situazioni: la prima è quando la sua finalità è solo quella di sbarazzarsi della concorrenza; la seconda è quando si tende a liquidare l’attivo dell’azienda per sottrarlo ai creditori in caso di fallimento. Nel primo caso si parla di dumping interno e di un atto di concorrenza sleale; nel secondo caso invece si può verificare il reato di bancarotta fraudolenta. In tutti gli altri casi, è legale vendere sottocosto uno o più prodotti.

Analizziamo singolarmente le due predette fattispecie.

Vendita sottocosto e concorrenza sleale

Vendere sottocosto può essere considerato un atto di concorrenza sleale se finalizzato solo a eliminare dal mercato le aziende rivali ed accaparrarsi i loro clienti per poi rialzare i prezzi secondo la normale proporzione costi-ricavi.

Si definisce vendita sottocosto quella vendita al pubblico di uno o più prodotti a un prezzo inferiore a quello risultante dalle fatture d’acquisto maggiorato dell’imposta del valore aggiunto e di tutte le altre imposte o tasse connesse alla natura del prodotto. In pratica, la vendita sottocosto si verifica quando il venditore ricava, dalla cessione del bene, una somma inferiore a quella sborsata per l’acquisto dal proprio fornitore. È quindi una vendita in perdita, che può essere sopportata solo per un periodo più o meno breve e se supportata da altri capitali che consentono all’azienda di far fronte ai propri costi. Lo scopo della vendita sottocosto, specie all’inizio dell’attività, è quella di sbaragliare dal mercato i competitors, ossia i concorrenti. Ma questo atto viene considerato concorrenza sleale. In particolare, in base al codice civile [2] compie un atto di concorrenza sleale chi si vale direttamente o indirettamente di qualsiasi mezzo non conforme ai principi della correttezza professionale e idoneo a danneggiare l’altrui azienda.

In pratica, se in generale la vendita sottocosto non è vietata, lo diventa solo nel momento in cui l’intento dell’imprenditore è esercitare un potere monopolistico e, sfruttando una propria posizione dominante sul mercato, onde eliminare i concorrenti dal mercato, pratica “prezzi pazzi” che i concorrenti non sono in grado di sostenere, o che comunque non sono in grado di sostenere per lo stesso periodo.

Vendita sottocosto e bancarotta fraudolenta

In tempi di crisi non può essere punito per bancarotta fraudolenta chi vende l’immobile sottocosto anni prima del fallimento. È irrilevante che la vendita sia avvenuta nei confronti dei familiari dell’imprenditore. La Cassazione – occupatasi della compravendita di un immobile di proprietà di una società e da questa ceduta al coniuge dell’imprenditore – ha detto che la cessione avvenuta tre anni prima del fallimento non può ritenersi una «distrazione di beni» vietata dalla legge.

Vendita sottocosto ed evasione fiscale

Così come la vendita sottocosto può essere disposta per frodare i creditori, essa potrebbe essere anche un atto volto a evitare che il fisco possa aggredire il patrimonio societario. In tal caso si configurerebbe il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte ma solo a condizione che:

  • il debito sia superiore a 50mila euro
  • l’imposta evasa sia l’Iva o l’imposta sui redditi.

La vendita sottocosto potrebbe apparire al fisco come un’evasione fiscale, ma a tal fine sarebbe necessaria una prova più solida del semplice prezzo di acquisto della merce. A tanto arriva la Cassazione secondo cui se l’imprenditore vende a prezzi più bassi di quelli di acquisto non è detto che evada. Secondo i supremi giudici, la vendita sottocosto può trovare giustificazione in una serie di motivi che, se da una parte il contribuente deve chiarire bene all’Amministrazione finanziaria, dall’altra quest’ultima è tenuta necessariamente a considerare con la massima attenzione.

note

[1] Cass. sent. n. 17819/17 del 7.04.2017.

[2] Art. 2958 cod. civ.

[3] Cass. sent. n. 16695/2013.

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